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Il primo atlante mondiale dell’utilizzo delle risorse, un documento veramente molto interessante, è stato presentato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (United Nations Industrial Development Organization, UNIDO),  in occasione di uno degli eventi collaterali che hanno avuto luogo alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, tenutasi a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno scorsi (www.uncsd2012.org).

Il rapporto è intitolato “Green economies around the world? Implications of  resource use for development and the environment” ed è stato redatto da Monika Dittrich, Stefan Giljum, Stephan Lutter e Christine Polzin.

Si tratta di ricercatori del noto SERI, il Sustainable Europe Research Institute (www.seri.at), tranne la geografa tedesca Monika Dittrich (il rapporto è scaricabile dal sito www.seri.at/green-economies). E’ la prima volta che viene realizzato un atlante mondiale dell’uso delle risorse e dei livelli di efficienza con cui sono utilizzate per tutti i paesi del mondo, con un’analisi che riguarda l’arco degli ultimi 30 anni. Lo studio si concentra  sulle risorse abiotiche, come i combustibili fossili, i minerali e i metalli ma anche sulle risorse biotiche, come quelle provenienti dall’agricoltura, dalle attività forestali e dalle attività di pesca. Ferro, oro, sabbia, carbone, petrolio, legno, riso e molte altre risorse costituiscono, come ben sappiamo, la base del benessere economico delle moderne società consumiste.

Tutti i processi di produzione scaturiscono dall’estrazione di materie prime dalla natura: i raccolti di biomassa (come i prodotti dei campi coltivati, il legname, il pescato che derivano dagli ecosistemi terrestri e marini), l’estrazione dei combustibili fossili (come il petrolio, il carbone e il gas) o le produzioni che provengono dalle attività estrattive di metalli e minerali dalla crosta della Terra. L’economia mondiale usa almeno 250 differenti tipologie di materie prime. L’estrazione e l’utilizzo di queste risorse sono tutti aumentati nell’arco degli ultimi 30 anni, in qualche caso di un fattore 5 o più. Mentre ciascuna sottrazione o modifica dei suoli, del territorio ecc. provoca in ogni caso un impatto sui sistemi naturali per tonnellata ricavata, prese nella loro globalità queste crescenti quantità hanno provocato una crescente pressione sui già tanto alterati ecosistemi planetari. Alcuni materiali, come i metalli pesanti, sono consumati in quantità inferiori ma inquinano l’acqua, il suolo e l’aria, altri, come i materiali utilizzati per le costruzioni sono meno pericolosi per tonnellata utilizzata ma costituiscono una significativa mobilitazione di risorse.

Il risultato di questo studio indica che attualmente gli esseri umani stanno estraendo risorse dai sistemi naturali del pianeta al livello più elevato che si sia mai verificato in tutta la storia del genere umano e che il sistema economico odierno dipende fortemente dall’input delle risorse naturali, come è dimostrato dal fatto che il consumo mondiale dei materiali si è quasi raddoppiato nel periodo dal 1980 al 2008 (incrementando di quasi l’80%)  raggiungendo i 70 miliardi di tonnellate circa l’anno nel 2008. Per l’esattezza delle cifre registrate dallo studio si è passati dai 38 miliardi di tonnellate del 1980 alle 68 del 2008.

Il SERI ormai da diversi anni sta lavorando sull’analisi del flusso di materie prime che attraversa l’economia mondiale nel suo complesso e, nelle pagine di questa rubrica, mi sono più volte soffermato sui risultati di queste importanti ricerche (vedasi anche l’apposito sito www.materialflows.net) .

Le differenze degli incrementi nei consumi pro capite delle risorse naturali dimostrano che al costante alto livello di consumo delle nazioni ricche e industrializzate si affiancano i consumi materiali nelle economie emergenti, come quelle di Cina e Brasile. Globalmente il livello di uso di risorse è aumentato in maniera superiore alla crescita della popolazione globale. A livello mondiale una persona utilizza in media (dati 2008) circa 10 tonnellate di risorse annue, in Europa la media si aggira intorno alle 15 tonnellate annue e, nei paesi ricchi esportatori di petrolio si possono raggiungere le 100 tonnellate. In contrasto con queste cifre, per esempio, nel Bangladesh la media pro capite raggiunge le 2 tonnellate annue.

Specialmente dall’anno 2000, il consumo materiale è andato fortemente incrementando, in particolare a causa della dinamica crescita economica della Cina. Rispetto al 1980 il consumo odierno pro capite in Cina è equivalente a quello europeo, ma questo trend può essere interpretato in maniera ingannevole. Infatti ciò non vuol dire che il livello medio di vita di un cinese è equivalente a quello europeo; dimostra invece un forte investimento in Cina per le infrastrutture come edifici, centrali, strade e aereoporti. Con oltre un miliardo e trecento milioni di persone la Cina è il paese più popoloso del mondo e utilizza una quantità tale di risorse per lo sviluppo delle infrastrutture tanto che il consumo pro capite annuo è ormai comparabile a quello europeo. Nel 1980 il consumo di materiali pro capite in Cina era di 3 tonnellate annue, nel 2008 di 14.2 tonnellate.

Secondo il rapporto, come già ricordato prima, ogni essere umano consuma in media intorno alle 10 tonnellate pro capite annue di materiali (dato 2008), 1.6 tonnellate in più rispetto al 1980. L’estrazione globale di materie prime, il commercio ed il consumo sono incrementati quasi ogni anno nell’arco degli ultimi 30 anni. Sin dal 1980 l’estrazione globale che è stata uguale al consumo globale è incrementata di una media del 2.8% l’anno, mentre il commercio è incrementato di circa il 5.6%. Il consumo globale di materiali ha segnato un declino solo in due anni: nel 1981 dopo la seconda crisi petrolifera e nel 1990/91, dopo il collasso dell’Unione Sovietica.

Vediamo brevemente alcuni dati geografici dell’utilizzo delle quattro grandi categorie estrazione di materie prime dai sistemi naturali del pianeta: biomassa, combustibili fossili, minerali e metalli. L’Asia registra il livello più alto di estrazione in tutto il mondo in tutte e quattro le categorie individuate. Comunque anche altri continenti svolgono un ruolo non indifferente. Per esempio l’America Latina (in particolare Brasile, Cile e Perù) , l’Oceania (in particolare l’Australia) e diversi paesi africani contribuiscono significativamente al bisogno globale di metalli. Il Nord America è il secondo maggiore estrattore di combustibili fossili dopo l’Asia, in particolare per il carbone e il gas naturale. L’utilizzo di biomassa delle piante dovuto agli allevamenti zootecnici al pascolo costituisce la maggiore categoria singola in dimensioni entro il gruppo dei materiali di biomassa, con un importanza significativa in Asia, America Latina e Africa.

I paesi che sono i maggiori consumatori di materie prime sono Cina, Stati Uniti, India, Brasile e Federazione Russa. Dal 2002 la Cina è diventata il principale consumatore di materiali a livello mondiale. Nel 2008 il consumo della Cina è stato due volte superiore a quello degli Stati Uniti. Insieme ad altre 15 nazioni che presentano alti consumi, costituiscono il gruppo di 20 paesi che influenzano almeno i tre quarti del consumo globale di materie prime. Per contrasto i 100 paesi che presentano i più bassi livelli di consumo di materie prime consumano solo l’1.5% di tutti i materiali consumati globalmente.

Il consumo globale di risorse dei cinque paesi sopracitati è passato dal 48 % del 1980 al 54% del 2008, mentre la dimensione del consumo degli altri 15 paesi che costituiscono insieme ai primi cinque i principali 20 complessivi è andato, nello stesso periodo, decrescendo. Globalmente, sempre nello stesso periodo, è andato incrementando il consumo dei 100 paesi che presentano i più bassi livelli di consumo, ma, come abbiamo visto, questi si attestano intorno all’1.5% del consumo complessivo.

La comunità scientifica internazionale che si occupa dei flussi di materia, tra le numerose attività di ricerca, ha attivato, da qualche anno, il World Resources Forum (vedasi www.worldresourcesforum.org) del quale ho puntualmente reso noto i risultati dei Forum che hanno avuto luogo nel 2009 e 2011, entrambi a Davos in Svizzera, mentre il prossimo avrà luogo da 21 al 23 ottobre a Beijing in Cina.

E’ evidente che gli andamenti Business As Usual (BAU) relativi ai trend dell’utilizzo delle materie prime sono assolutamente insostenibili per il futuro e che l’urgenza di cambiare strada è ormai ineludibile (tornerò sui risultati di questo rapporto nelle prossime rubriche per approfondire anche altri aspetti di questa problematica).

 

 

 

 

Testo di Gianfranco Bologna. Tratto da : http://www.greenreport.it/_archivio2011/?page=default&id=16723#sthash.JXhhc5XG.dpuf<a href="http://www.italianinsane.info/wp-