Attacco.

Nell’eterna scusa , quindi nella celebrazione del muoversi che spedisce nell’interno delle nostre menti la consapevolezza, notando assente la scintilla del proporsi attivi fino alla fine , restiamo nell’ovattata dimensione della insufficiente percezione , mentre intorno a noi danzano incontrastati spiriti  camuffati da verità divine .

L’assenza dell’urlo in un oceano di inchiostro  ansioso e patologico .

Coltivare all’infinito il personale campicello di patate, come il buon Pangloss , ecco lo specchio individuale materializzarsi nell’ideale della sopravvivenza bene amministrata.

All’uniformità dei cimiteri scegliamo l’eterogeneità della nostra follia .L’azione non può ridursi ad una rivendicazione lagnante della pensione d’anzianità, al cui capezzale accorrere in massa rispettosi e obbedienti.

L’attacco scuote le forze assopite , dona luce dove regna da troppo tempo un mix suicida di ombre ed egoismi senza costrutto, l’attacco è la reazione fisiologica all’asportazione di strisce di pelle ad opera dei pretoriani della repressione .

L’attacco è la nostra volontà , l’azione è il rifiuto sprezzante all’obbedienza imposta . La ribellione è la compiuta consapevolezza che nessuno in questa società lavora al posto nostro, nessuno difende le nostre idee , nessuno protegge i nostri eroici sogni.Nessuno…..

Ma chi ci occorre se non noi stessi?

Noi non siamo sufficienti per pretendere di vivere ?

Abbiamo bisogno dell’ossigeno di un leader nei nostri polmoni , un sollevatore che ci innalzi il morale , qualche estratto chimico oppure l’arrivo nelle nostre dispense del succo del nettare degli dei ?

Così imperante in noi il bisogno di una illusoria scala per alzare gli occhi al cielo della rivolta ?

Se è così siamo già fottuti, nonostante dormiamo tutti nei nostri letti continuando a stringere nelle nostre mani il manuale del piccolo guerrigliero…..L’attacco è il deserto emozionale che stiamo attraversando,il quale deve giocare brutti scherzi. Provoca miraggi, allucinazioni in cui ciò che è pura immaginazione viene percepita come realtà. Ma questo stato morboso non è, al tempo stesso, una forma esasperata di lucidità? Non è proprio il miraggio a spingerci a resistere, ad andare avanti fino ad uscire dal deserto? La narrativa, la poesia, possono istigare ad avvistamenti di terre rigogliose, altrettanti inviti ad evadere dai campi della sopravvivenza.Facciamo una cosa …..non vogliamoci più bene !