Fantasia senza coscienza

Volo con la fantasia e immagino generazioni trattate come contenitori che assolvono la propria funzione sociale soltanto nell’atto passivo del lasciarsi riempire. Involucri vuoti a perdere o a rendere, fino all’istante prima dell’erosione o rottura, ed allora mi domando di cosa ne sarà dei culi rotti di bottiglia e delle schegge impazzite, che si trovano all’interno di un sistema il cui motto è produrre, consumare ed estinguersi, non c’è spazio per chi si rifiuta, sarà spazzato via meticolosamente, considerato alla stregua dell’immondizia da gettare con cura per non graffiarsi le mani.

Come dei malati terminali, molti si aggregano nel mondo virtuale, per compiangersi a vicenda dinnanzi ad un destino al quale non gli è dato sottrarsi. Si raccontano fra loro il percorso che li ha condotti fin lì, senza necessariamente cercare una risposta per comprendere cosa o chi li abbia spezzati, cercano d’immaginare illusioni di salvezza collettiva, dove poter continuare ad essere considerati utili per prolungare la fine.

Qualcuno accoglierà la disgregazione come una salvezza, la mano vincente che li libera dal vecchio giogo e gli offre l’opportunità di tramutarlo in gioco nel quale ogni frammento, ogni lurido scarto, non è nient’altro che se stesso ed ha l’opportunità di vincere la partita non avendo altre armi che le nude mani.

Non ci sono ne vincitori ne vinti, ciò che conta è il gioco che mette insieme individualità e che si afferma solo attraverso la forza, una forza il cui unico fine è gridare una presenza negata, IO SONO QUI a dispetto della società che esclude. L’anarchia generata è un atto di rivalsa legittima ad una violenza elevata dal sistema, pugni chiusi che non hanno paura delle bruciature e del dolore perché le mani già ne sono state attraversate come piaghe non divine.

Ed allora, qualunque cosa tu sogni e qualunque cosa tu farai sarà insignificante…

..ma è molto importante che tu la faccia per la tua coscienza.

Un sacco di giovani non sanno cosa vogliono veramente

Oh, ti prego, salvami e il telefono squillava

I giovani credono di volere il mondo intero

Liberami dai mobili svedesi.

Liberami dall’artistico-funzionale

Il telefono squillava e ha risposto.

Se non sai quello che vuoi, finisci con un mucchio di roba che non vuoi

Possa non essere mai completo.

Possa non essere mai soddisfatto.

Possa non essere mai perfetto.

Possa io essere l’infranto, la scheggia impazzita che sanguina e fa sanguinare, possa io essere la lotta.

La prima regola di questo club è che non si parla del CLUB.

Non serve che io sia conosciuto, sarò riconosciuto, sarò la soda che brucia, il sapone che ripulisce, la nitroglicerina che mina le fondamenta della macchina di produzione:

forse l’auto miglioramento non è la risposta.

Forse la risposta è l’autodistruzione.

Non sono nichilista, mi hanno ridotto al nichilismo, questo è quello che nessuno vuole sapere, questo è quanto io ho il dovere di dimostrare ed il caos è la vera bomba che fa saltare i palazzi dove si nascondono i terroristi del potere.

Per l’uomo senza valore, niente ha più valore, meno che mai quello che per te ha valore.

Il vecchio detto, secondo il quale si uccide sempre chi si ama, be’, guarda, funziona in tutt’e due i sensi.

Adesso tocca a me, finché ne avrò voglia, finché non sarò sconfitto, perché a volte è necessario raschiare il fondo per poter risalire, spaccare tutto per tirar fuori quel qualcosa di meglio che è stata celata e cosa rimane ad un culo rotto di bottiglia come me se non i denti acuminati della rabbia?

NIENTE

Niente potrà salvarmi, nessuno potrà salvarsi, il progetto caos è ovunque, di giorno in giorno, di città in città, cresce il numero degli aderenti.

Sarà il Progetto caos a salvare il mondo?

L’era glaciale culturale, il buio prematuramente indotto.

Il Progetto Caos obbligherà l’umanità ad entrare in catalessi e in fase di remissione per il tempo necessario alla Terra per riprendersi.

Io sono la TUA rivalsa, la ribellione, l’ira, il disgusto, la sorpresa. Sarei già finito, come il lampo di un flash, un attimo di delirio in una mente sana, una molotov in mano ad un ubriaco, se non ci fossi tu, vecchio astuto ingranaggio, perverso sistema, a riempirmi fino all’orlo ad ogni fottuta sbronza.

C’è solo una forza che apre il mio pugno, che mi quieta l’insonnia e che mi sveglia da quest’incubo asfissiante della realtà, quest’allucinazione collettiva nella quale vogliono ridurmi al silenzio, nella quale vorrebbero dichiararmi suicida dopo avermi dato la ricetta ed il veleno.

La pistola, l’anarchia, l’esplosione, in realtà è come dire donna

Quella donna, che non volevo mi appartenesse per paura di appartenerle, non lo sa se mi ama, però mi vuole bene e questo bene mi restituisce il nome, l’identità vera ed anche ciò che sono e non sapevo di essere, questo è il mio risveglio, ma se vuoi far parte del CLUB, chiedi a LUI e ti spiegherà quali sono le regole.