Io sono un…


Quel provvedimento non fu approvato dal Congresso.
Può essere reintrodotto nell’attuale legislatura.
Il Presidente è a favore del provvedimento.
Io ho di esso una opinione negativa.
Potrei spiegare perché la mia opinione è negativa.
L’ho fatto precedentemente con altre leggi che sono state approvate dal governo.
Invece, andrò alla radice del fatto politico.

Dozzine di provvedimenti simili sono sottoposti all’esame del Congresso e molti sono approvati. Durante il loro percorso legislativo, vi sono centinaia di gruppi che favoriscono o si oppongono a queste misure. Uno potrebbe ingaggiarsi in queste battaglie legislative 24 ore al giorno. Questa non è la mia idea di come occupare la vita. Negli anni che mi rimangono vorrei fare altre cose. E nonostante ciò, devo proteggere me stesso e la mia esistenza dalle imposizioni di altri. Una strada è lottare con i propri scritti. Ciò comporta taluni benefici non-monetari su cui non mi soffermerò. Quindi, o questo o trovare un modo per scomparire, isolarmi da tutto le idiozie politiche e diventare invisibile. Anche questo ha i suoi vantaggi. Ad un certo punto della mia esistenza potrei farlo. Potrei diventare un dropout. Allora mi dedicherei alla pittura. Avrei un laboratorio e mi doterei di una pistola lubrificante che utilizzerei lontano da tutti. Alleverei un po’ di galline o fagiani o anatre come faceva mio padre per passatempo. Non prenderei però oche; sembra che a loro piaccia attaccare a caso.

Io mi trovo a credere che non ho bisogno del governo federale o di altri governi simili. Che cosa fanno per me? Fanno cose negative nei miei riguardi. Prendono da me. Si impongono su di me. Impongono la loro volontà sui miei vicini e mi bloccano dal comportarmi nei loro confronti come potrei e come essi potrebbero fare verso di me. Chi ha bisogno delle afflizioni che apportano i governi? A scadenze fisse devo avere la mia auto controllata. Devo sottomettermi alle regole assicurative dello stato. Devo registrare la mia auto ogni due anni. Che il cielo non voglia che sia coinvolto in un caso giudiziario e che abbia a che fare con il sistema giudiziario statale. Non ho mai usato la marijuana, ma potrebbe essere che un giorno voglia provarla per scopi terapeutici. Non sto certo pensando di scendere in strada e cercare chi possa fornirmela senza alcuna garanzia riguardo alla qualità. Vorrei avere la vecchia pistola Mauser che apparteneva a mio padre. In Maine potrei usarla per esercitazioni di tiro. Nello stato di New York sono considerato un fuorilegge se solo la tengo in casa. Chi ha bisogno di tutte queste afflizioni? Al supermarket scarto innumerevoli prodotti perché contengono sciroppo di frumento ricco di fruttosio. Non mi piace. Preferirei che contenessero zucchero. Se non fosse per l’intervento del governo, potrebbero avere zucchero. Dovrò pagare qualcosa in più in futuro per godere del privilegio di avere un alimento che contenga zucchero. Mi farò da solo i miei biscotti.

Se tu vuoi che il tuo governo proibisca l’uso della marijuana, che crei tutta una serie di ostacoli al fatto che uno abbia una pistola in casa, che metta alte tasse sullo zucchero e dia sussidi alla produzione di frumento o etanolo, non ho nulla in contrario. Ma io non ricavo niente da tutto ciò. E allora non vedo perché io debba essere costretto a fare quello che tu vuoi (e con il tu mi riferisco a una persona indefinita e non certo a te, in particolare, che mi stai leggendo). Quali pretese legittime hanno questi governi su di me. Perché dovrei essere il loro leccapiedi?

Perché devo persuadere tutti gli altri a non approvare una legge che mi danneggia? Perché il peso di fermare queste afflizioni ricade su di me? Io sto già lottando contro altre restrizioni. Ovviamente non sono in grado di oppormi a tutto ciò. La mia probabilità di successo in questo caso è zero. Perché sono uno schiavo? Perché noi siamo tutti come pesci rinchiusi nello stesso barile? Io non ho chiesto di essere rinchiuso in questo barile.

E allora, lasciamo che altri approvino le leggi che vogliono per sé stessi e per il loro gruppo. Consideratemi fuori da tutto ciò. Io non sono il vostro schiavo. Voi andate per la vostra strada e io andrò per la mia. Tassatevi più che potete. È un vostro diritto. Il mio diritto è di salutarvi cordialmente e sottrarmi alle vostre imposizioni. Fatemi uscire dal barile. Date a tutti la possibilità di uscire dal barile. Lasciate che tutti trovino altri barili, oppure nessun barile, se questo è quello che vogliono. Lasciate che coloro che vogliono rimanere in questo barile, ci rimangano. Io non mi opporrò. Voglio solo che mi si lasci uscire.

Io credo che ingannino sé stessi coloro che vogliono un sistema di governo come quello attuale dove è possibile introdurre così tante leggi. Queste persone si stanno rendendo schiave. È una loro scelta. So anche che altri hanno combattuto per decenni a favore della libertà senza ottenere un effettivo successo. In certi periodi della storia alcune persone accettano di essere sottomesse per una serie di ragioni, mentre in altri periodi si rifiutano di sottostare. Alcune persone vogliono essere confinate nel barile.

Il mio problema non è tanto il fatto che essi sono schiavi consenzienti ma che essi hanno reso me il loro schiavo. Essi non hanno alcuno scrupolo di coscienza riguardo a ciò. Sembra che considerino del tutto giusto costringermi nel barile. Lo ritengono una situazione del tutto naturale. Essi si aspettano che io mi inchini umilmente davanti ai vari governi.

E perché? Perché si aspettano che io mi genufletta davanti agli altri? Perché qualcuno dovrebbe genuflettersi quando non vuole? Perché dovrei essere dominato da altri? Perché qualsiasi persona dovrebbe essere dominata da altri quando non vuole essere dominata?

Se qualcuno di voi avesse una buona risposta a queste domande, me lo faccia sapere. Fino ad ora nessuno è stato capace di darmene una. La forza bruta e il potere che ha lo stato di piegarmi davanti a lui non costituiscono una risposta.

La proposta che ognuno di noi vada per la sua strada e scelga i metodi di governo a lui consoni pur continuando a vivere in America o in altri stati di questo mondo, questa è la proposta nuova della panarchia. Essa si basa davvero sulla concezione che ognuno di noi goda di una libertà piena. E se qualcuno di voi volesse disfarsi di tale libertà e scegliere un gruppo di persone che lo governi, questo dipende da lui. È un suo diritto. Ma non è un suo diritto includermi nel suo gruppo contro la mia volontà. Su questo punto io lo combatterò ora e sempre. Lo combatterò nel modo migliore che conosco, che attualmente è con i miei scritti. Comunque questo non è un combattimento da nemici, almeno non lo è per ora. Quello che io vi sollecito di fare è di mettere da parte il vostro desiderio di dominare me e gli altri. Lasciateci vivere. Lasciateci andare per la nostra strada. Dovunque arrivi il mio messaggio, se un qualsiasi esponente governativo dovesse leggerlo, lo invito semplicemente a lasciarci andare. Tutto qui. Che la smetta di imporsi su di noi. Che domini solo quelli che vogliono essere dominati, e non me. Come finirà questa partita se lui non smette di imporsi a coloro che non vogliono è qualcosa che non posso prevedere o immaginare. Forse ci saranno parecchie dichiarazioni di indipendenza. Forse il numero di persone che si allontanano dalla società crescerà. Forse gli esponenti dello stato si autodistruggeranno. Forse noi che non vogliamo essere dominati ci uniremo e vi ignoreremo. Smetteremo di pagare le tasse. Individueremo i vostri punti deboli. Faremo sberleffi al vostro indirizzo, vi canzoneremo e ci prenderemo gioco di voi. Una battuta politica potrebbe farvi sprofondare. Forse porteremo in giro le vostri immagini nudi. Forse vi scacceremo dalla città o vi cospargeremo di catrame e di piume. Non lo so.

Non ho alcuna idea di come passare da un punto all’altro. Una tale trasformazione politica e sociale è fuori della mia portata. Le persone mi chiedono come fare per ottenere la panarchia. Non lo so. Mobilitate in maniera forte la vostra creatività. Troverete le vie e i mezzi. Imprese simili sono attività in continua evoluzione. La perdita di libertà sotto i governi monopolisti è il risultato di un lavorio continuo che ha richiesto decenni. La libertà potrebbe ritornare all’improvviso, o potrebbe essere qualcosa che si costruisce passo passo nel corso del tempo con la conoscenza, con la modifica dei modi di pensare e con l’accumulo di esperienze. Non lo so. Non ho un piano strategico. Non sono così brillante o sapiente. Non so abbastanza per fare affermazioni al riguardo. Mi affido su molti altri che faranno avanzare queste idee nel futuro e che le hanno promosse in passato prima che io mi rendessi conto dell’esistenza dell’anarchia o della panarchia.

E poi perché aspettare che qualcuno ti offra un piano? Pensa con la tua testa. Fai tu un programma nel modo migliore che puoi. Tutto quello che io so è che combattere il governo, provvedimento dopo provvedimento, è sfiancante e non arriva al cuore del problema. Non è questione di misure singole nelle Assemblee legislative, per quanto cattive tali misure possano essere. Il problema vero è il fatto innanzitutto che esista un governo che abbia il potere di far approvare queste misure e poi che le possa imporre a tutti, volenti o nolenti. Ecco perché sono un panarchico (e un anarchico). Personalmente non voglio vivere sotto un tale potere e sotto tali imposizioni, ed è questo il motivo per cui sono anarchico. Al tempo stesso riconosco che altri tra voi potrebbero volere questo governo, ed è questa una ragione per cui sono panarchico. Io non voglio abolire il vostro governo che voi potete volere per voi stessi, ma voglio avere per me i miei propri strumenti per amministrami. Anche per questo io sono panarchico.

Ora non ho in mente di esporre grandi disegni ma solo di esprimere queste semplici idee. Sono idee molto concrete. Sono idee personali. Ecco come mi sento adesso, di parlare facendo affidamento sulle emozioni oltre che sul cervello.

Una persona seria mi ha chiesto a proposito della difesa militare, come funzionerà o può funzionare con la panarchia. Io ho una risposta abbastanza lunga (anche se incompleta) perché la difesa rappresenta sempre un grosso problema quando si tratta di modificare il nostro sistema politico. Nel suo messaggio si legge:

“Se io sono davvero in grado di decidere di fare a meno della protezione del governo (e quindi di non pagare tasse) e al tempo stesso vivere dove vivo adesso come descritto nella tua visione delle cose, non è forse vero che approfitto degli altri? Quello che intendo dire è che godrei della protezione dell’esercito (posto che il mio vicino opta per la protezione da parte dello stato) che va a combattere (faccio riferimento a una guerra di difesa contro una entità nemica) e ritorna vincitore. La mia libertà e le mia proprietà rimangono intatte, e al tempo stesso non pago nulla per le spese militari. È per questo che io rimango della convinzione che è necessario obbligare il mio vicino a pagare le tasse senza tener conto di accordi che possano essere intercorsi in precedenza. C’è forse qualcosa che mi sfugge?”

Questa è la posizione che la difesa è un bene pubblico, o che esiste una esternalità positiva nel fornirla, il che rende necessaria una azione comune imposta con la forza su tutti.

La difesa non è un bene uniforme. Non è un pacchetto di sigarette Camel. Anche l’affermare che la difesa è un bene pubblico costituisce una affermazione senza significato. Quello che una persona vuole come difesa in una zona può essere enormemente diverso da quello che vuole un altro in una zona diversa.

Niente che ha a che fare con l’idea di parecchi governi sullo stesso territorio impedisce alle persone delle varie panarchie dall’associarsi e confederarsi per produrre un sistema di difesa in comune. Questo è quello che le colonie fecero nei tempi antecedenti la Rivoluzione. Essi non avevano un governo nazionale ma eressero una difesa comune. La storia fornisce altri esempi.

Se i tuoi vicini si difendono e ti capita di goderne benefici, questo fatto dà loro il diritto di costringerti ad effettuare un pagamento? Se i tuoi vicini ti procurano un beneficio per tutta una serie di azioni, hanno per questo il diritto di forzarti a versare loro del denaro? Se così fosse, essi controllano le cose che tu devi fare e te stesso. Come giustificano ciò? Se essi non possono costruire una cisterna senza il tuo contributo, sono per questo giustificati a farti sborsare dei soldi con la forza? Essi dovrebbero allora trovarsi nella situazione di sapere che ti stanno aiutando e quanto è grande il loro aiuto. E devono saperlo meglio di quanto non lo sappia tu stesso. È possibile che essi sappiano davvero meglio di te? Cosa succederebbe se avvenisse il contrario e tu pretendessi che essi paghino per costruire la tua linea di difesa Maginot? Quella preferenza riflette la tua nozione di difesa, ed è diversa da quella dei tuoi vicini. Quando tu e i tuoi vicini avete opinioni diverse sulla bontà dei rispettivi sistemi di difesa, essi non hanno alcun argomento di persuasione nei tuoi confronti e viceversa. O sei d’accordo nell’acquistare i mezzi per la tua propria difesa, oppure ci sarà una lotta fino a quando uno dei due vince e rende l’altro suo schiavo. Tale opzione di base costituisce il nocciolo della questione. Se scegliamo di non usare la forza in questioni simili, allora si genera un insieme di incentivi del tutto differenti.

Lo stato impone il suo metodo di difesa su molti e pretende i nostri soldi a tal fine. Noi siamo oggetto di conquista. Lo stato rende la nostra proprietà meno sicura e più indifesa perché ci costringe a pagare per i suoi prodotti anche quando non lo vogliamo. Come può lo stato difenderci quando ci attacca in questo modo? Immaginate che io non accetti la protezione da parte dello stato. Immaginate che io dica allo stato che la sua valutazione dei benefici che pretende di fornirmi con la sua protezione non vale il prezzo che devo pagare. Lo stato non mi presterebbe ascolto. È assolutamente convinto che la sua valutazione della realtà sia superiore alla mia. Questa si chiama propaganda per tenere sotto docile controllo le persone assoggettate.

È proprio vero che lo stato conosce meglio di me quello che è bene per me? Se noi accettiamo quella conclusione in materia di difesa, dovremmo allora accettarla anche per la mia educazione, per i miei problemi di salute, per le mie cure mediche, per il mio svago, per i miei discorsi, per la mia scelta di un compagno/a, per l’acquisto di una pistola, per il consumo personale di marijuana, alcool, tabacco? Questi controlli esistono già. La discesa scivolosa verso una società totalitaria è già evidente. Lo stato ammaestra le persone all’accettazione della loro propria schiavitù.

Io apprezzo la libertà in sé stessa, perché sono un essere umano e concepisco l’essere umano come colui che prende le sue decisioni concernenti la propria vita e al tempo stesso lascia che gli altri prendano le loro decisioni riguardo alla loro. Quelli che non apprezzano il valore della libertà assumono altre posizioni riguardo a ciò che significhi l’essere umani. In qualche caso, essi considerano l’essere umano come un cane che essi (lo stato) devono ammaestrare e tenere a cuccia, un cane che può fare alcune cose per conto suo, ma che è in realtà controllato e mantenuto all’interno dei limiti che essi, gli esseri superiori all’interno dello stato, gli prefiggono. In tal modo essi dividono l’umanità in due categorie: gli esseri superiori che comandano, e tutti gli altri che sono comandati. In altri casi, vi sono taluni che vedono l’essere umano come una creatura che non ha alcun valore al di fuori dello stato. Altri vedono lo stato come una entità superiore all’essere umano. Esistono molte correnti filosofiche a sostegno dello statismo e contro la libertà.

Dobbiamo proteggere noi stessi costringendo altri a pagare un tributo per quella che noi pensiamo valga come loro protezione? Se è così allora, seguendo la logica, dobbiamo accordare agli altri lo stesso diritto. Questo significa che noi decidiamo di comandare loro e loro decidono di comandare noi, sempre attraverso l’uso della forza. Infatti, senza usare la forza non possiamo far sì che uno paghi controvoglia. Se ci incamminiamo su quel terreno, i costi di difesa della nostra proprietà cresceranno perché dovremo difenderci contro qualsiasi altra persona che ha un diritto di azione da far valere contro di noi per qualsiasi motivo gli passi per la testa. Se essi purificano la loro aria e noi ne respiriamo una parte, essi ci costringeranno a pagare una quota. Quale scenario preferisci: quello di una guerra perpetua dagli esiti incerti nella quale la proprietà è insicura perché ognuno può invadere l’altrui proprietà in base allo loro valutazione riguardo a un beneficio o a un danno proveniente dall’esterno; oppure un sistema pacifico in cui definiamo i limiti delle rispettive proprietà e ci affidiamo al criterio di non usare la forza per estrarre risorse dagli altri?

Gli stati, al giorno d’oggi, raggiungono situazioni di pace inquieta, spesso rotta da guerre, in cui a livello inter-statale (o internazionale) esistono frontiere territoriali definite. Le dimensioni del conflitto bellico, quando esso è esploso, sono state enormi; e la minaccia di una guerra nucleare sussiste anche attualmente. Le guerre scoppiano per una serie di motivi e cause contingenti. Un motivo è che i governanti statali sottostimano sempre i costi della guerra. Un altro è che i governanti spesso traggono guadagni dalle guerre anche se ciò non accade per i loro soggetti.

All’interno di ogni stato, furti e ruberie continuano indisturbati nell’ambito del sistema politico nazionale. In una nazione non troviamo mai una vera pace.
Tra gli stati non esiste una effettiva autorità comune per risolvere i conflitti, eppure ci sono periodi di pace. La pace potrebbe anche diventare la norma tra gli stati. Ma all’interno degli stati, con il loro dominio centralizzato, non vi è pace. Esiste una guerra economica continua e una costante lotta tra i vari gruppi nazionali per appropriarsi delle risorse. Abbastanza di frequente esplodono guerre civili per porre fine all’oppressione interna allo stato.

L’anarchia e la panarchia, nell’ambito degli stati esistenti, cercano di ridurre la minaccia di guerre civili e di ruberie interne che ricevono una spinta e una forza notevoli dall’esistenza di un governo nazionale dotato di poteri monopolistici.

La panarchia prospetta l’amministrazione non territoriale. La società metterebbe da parte il governo come lo conosciamo attualmente nella sua forma territoriale per molte e forse tutte le sue funzioni. La difesa potrebbe essere mantenuta seguendo le stesse linee generali, se questo è ciò che vogliono le persone che fanno parte delle diverse panarchie. Oppure potrebbe essere organizzata attraverso confederazioni. Ma è molto improbabile che la difesa rimanga tale e quale, come appare oggi negli Stati Uniti, se gli Americani fossero liberi di fare una scelta riguardo alla protezione personale.

Gli Stati Uniti sono andati oltre la federazione fino ad una sorta di amalgama sotto la Costituzione. L’idea che fu diffusa era che un governo centrale fosse necessario per difendersi dalle potenze europee. Questa soluzione politica recava con sé un grosso svantaggio che fu trascurato dagli estensori della carta costituzionale: il potere centrale (gli Stati Uniti d’America) potevano ingaggiarsi in guerre ancora più grandi e più costose tassando tutto il popolo sotto la sua giurisdizione. Quello che bastava era una maggioranza nel Congresso. L’Unione abbassò il costo della guerra sopportato da una o due regioni riuscendo ad imporlo anche a tutte le altre regioni. Il risultato fu la nascita di un apparato militare costoso e di ulteriori guerre. Questo non sarebbe mai potuto accadere sotto le norme della Confederazione. (Lo stesso processo ha luogo per quanto concerne tutti gli interventi politici. La difesa è solo uno dei tanti campi di intervento statale.)

Con la panarchia, se dovesse accadere di avere delle regioni (chi lo sa?), ogni regione avrebbe i suoi strumenti di difesa e si associerebbe in una difesa comune solo quando varrebbe la pena di associarsi. La protezione diventerebbe un servizio fornito in maniera molto più competitiva, e in tal modo diventerebbe più a buon mercato e più efficiente. I modi di protezione sarebbero molto diversi dall’esercito che abbiamo ora. Gli attacchi diminuirebbero di molto perché ogni regione dovrebbe sopportarne tutti i costi.

Attualmente noi viviamo con forme politiche che forse rappresentavano idee brillanti nel 1787, ma che sono diventate estremamente costose e del tutto sbagliate ai nostri giorni.
Ne è prova il coinvolgimento degli Stati Uniti in guerre dappertutto nel mondo.
Fin da quando il governo degli Stati Uniti è diventato grande, e cioè dall’inizio del ventesimo secolo con radici che risalgono a periodi precedenti, il paese ha dovuto far fronte ad una difficoltà dopo l’altra.
Se non si trattava di guerra, c’erano i problemi economici e finanziari.
Se non c’erano quelli, avevamo il dissesto della società e della famiglia.
I problemi stanno peggiorando.
Le radici di tali problemi sono politiche.
Noi non ci governiamo in maniera appropriata, e questo è il motivo per il quale continuiamo ad avere questi problemi.
Abbiamo un disperato bisogno di fuoriuscire dal monopolio del governo federale.

Questa è un’altra ragione forte del perché io sono un…