La morte del sogno


La morte cammina sempre a fianco degli eroi; e quando si tratta di supereroi, perché stupirci se nemmeno lei sembra capace di domarli?

La morte di cap nelle circostanze in cui è avvenuta, ha un fortissimo valore simbolico, che trascende le solite, banali considerazioni che si fanno in casi analoghi. La morte di capitan America come atto finale della guerra civile è la morte del sogno, il sogno di un patto fra società e individuo che è unico nella storia dell’umanità. I temi sollevati coinvolgono la vera America, un paese che si trova di fronte alla crisi di valori e di credibilità più profonda dai tempi della guerra del Vietnam.

Nei momenti cruciali della sua storia, l’America ha sempre dovuto fare i conti con la sua parte oscura e spaventosa. Quella stessa oscurità che inghiotti i Kennedy, Martin Luther King e prima di loro Lincon, e poi ancora James Garfield e William McKinley, e Malcom X e John Lennon. Uomini e simboli, sangue e ideali. Oggi quell’oscurità ha, nella finzione narrativa, inghiottito Steve Rogers, forse per sempre.
Tornerà Capitan America? Non è questa la domanda da porsi, la domanda è racchiusa nel monologo finale di Iron Man seduto davanti al corpo disteso del suo amico ribelle.

Eccoti qui.
Senti li fuori? Quei ragazzi? Fanno il saluto militare ed eseguono gli ordini, ma lo sento. Sono i ragazzi di Nick Fury. Io non gli piaccio e non mi vogliono qui.
Rivogliono il loro papà. Punto e basta.

Mi sa che dovranno imparare ad apprezzarmi. Tu l’hai fatto. Ma è colpa mia. Ho fatto un discorso terribile ai miei sottoposti. Stavo cercando di spiegare un concetto e gli ho raccontato di Pirro Re dell’Epiro. Lo sai chi era giusto?

Probabilmente lo sai.
Sconfisse i Romani in guerra a Eraclea e un’altra volta in posto chiamato Asculum. Quella guerra andò avanti all’infinito e le vittime furono tantissime… cadaveri di entrambi gli schieramenti si estendevano a vista d’occhio… i suoi amici erano tutti morti, i suoi comandanti erano tutti morti… quelli ancora vivi iniziarono a congratularsi fra loro per la vittoria, ma… Re Pirro rimase fermo e disse: “un’altra vittoria del genere sarebbe la mia fine”.

Intendeva, bé lo sai cosa intendeva… intendeva che c’è vittoria e vittoria e a volte se vinci non sembra di aver vinto. Sembra quasi di aver perso.
E forse sarebbe stato meglio perdere se il prezzo era questo…
ho detto questo ai miei nuovi sottoposti perché volevo che sapessero quel che provo. E mi hanno guardato come se avessi sputato nei loro piatti. Stavo cercando di dire… volevo che conoscessero la realtà delle cose. Come tutti si sentivano. Ma è sembrato che volessi criticare il loro lavoro.
C’è una tecnica per parlare ai soldati.
Per chiamarli a raccolta… e non mi appartiene.
Non mi appartiene.

OK, ascolta, non è di questo che sono venuto a parlarti.
S.. sono venuto per dirti perché tutto questo è successo. Me l’hai chiesto e te lo dirò.
È stato per via di Re Artù.

Un paio di anni fa, io e dottor destino abbiamo avuto un violento scontro alla fine del quale (come può succedere solo a noi) siamo stati trasportati per sbaglio nell’Inghilterra di Re Artù.
Ho conosciuto Re Artù. Io che per il mio Iron Man mi sono ispirato a un archetipo creato da lui. Ho conosciuto Re Artù!

Tutti abbiamo incontrato persone che ammiriamo e a volte conoscendole siamo rimasti delusi. Ma non quella volta. Ho conosciuto uno dei più grandi leader mai esistiti. Ma sono rimasto sulle mie e cosi anche lui. Insomma, non che lui fosse cosi eccitato a incontrare me, ma è ovvio che aveva paura di me e di quella che vedeva probabilmente come un’armatura diabolica. E mentre io facevo la conoscenza di Artù, il dottor destino era là a fare amicizia con quella dannata Morgana Le Fey, dando vita a una guerra fra zombi.

Certo! Parliamo di Destino!
Perché approfittare di questa occasione miracolosa per fare una spedizione sociologica in un’epoca tanto lontana… quando puoi dar vita a una guerra fra zombi!?!

ma in realtà, egoisticamente, gli ero grato per questo. Perché la sola cosa più fantastica di conoscere Re Artù era combattere al suo fianco. Ed eccoci là, nel fango, con l’odore della morte addosso e il suono di grida di vittoria e…

è stato allora che l’ho visto.

L’ho visto chiaro come il giorno. Ho visto Noi. In guerra. Non ci avevo mai pensato fino a quel momento. Ma allora ho capito che avremmo combattuto. Siamo guerrieri, con armi e ideali e cose per cui combattere… cose per cui morire.
È quello che siamo, quel che forma i nostri caratteri. Combattiamo. I vendicatori vendicano, gli X-men difendono, i fantastici quattro esplorano. Ma tutti combattiamo.

All’inizio pensavo che avremmo combattuto una guerra contro il male, ma è solo la nostra presunzione che ci fa credere di essere sempre i buoni e di lottare contro i cattivi.
Ma in una guerra non ci sono i buoni e i cattivi… ci sono soltanto forze nemiche.

Stava per esserci una guerra… Ho visto che combattevamo fra noi. Ho visto la guerra. Sapevo che ci sarebbe stata. Te l’ho detto è questo che faccio. Sono un inventore posso prevedere il futuro. Posso vedere come sarà il mondo e posso vedere di cosa il mondo avrà bisogno perché quel futuro meriti di essere vissuto. Vedo quello di cui avremo bisogno e invento quello che ci porterà là. Per questo ho creato la mia armatura. Per questo sono nati i vendicatori. Per questo ogni idea che ho avuto è stata realizzata. Invento una soluzione.

Sapevo che ci sarebbe stata una guerra fra gli eroi. Lo sapevo. E qual è la soluzione per questo? Non sapevo quando ci sarebbe stata la guerra e per cosa avremmo combattuto… ma sapevo che l’avrei capito a tempo debito.

Ho cercato di riunire tutti. Di creare un posto dove potessimo controllarci a vicenda. Ho cercato di fermare la guerra prima ancora che iniziasse. Prima ancora di sapere che ci sarebbe stata. Ma non ci sono riuscito. Ho ottenuto solo compromessi e fiducia a metà. E sapevo che il mio timore era fondato, anche se nessuno mi credeva.

So quel che sembra. Sapevo che se l’avessi confessato a qualcuno, te compreso, avrei ricevuto solo una gran risata e… compatimento… così me lo sono tenuto per me. E ho continuato la mia vita. Per anni, ho aspettato il primo segno. Ma non succedeva niente. Poi ho iniziato a vedere un cambiamento. Non in noi come eroi o vendicatori.

Ma nel modo in cui la gente ci recepiva. Hanno iniziato a darci per scontati. A vederci come loro familiari. Hanno iniziato a pretendere che li aiutassimo invece che sperare che lo facessimo.
Non sapevano di farlo, ma ci stavano dando per scontati.
E con questo… a disprezzarci.

Questa è e sempre sarà una società che crea gli eroi per poi abbatterli. Niente di nuovo in questo è tutto normale… ma per quanto riesca a prevedere il futuro e riconosca il clima che c’è nell’aria… questo non l’avevo previsto.

Ma sapevo che c’eravamo. Sì. Sapevo cosa volesse dire. Sapevo che sarebbe successo. Sapevo esattamente chi sarebbe stato da una parte e chi dall’altra (a parte Peter. Peter mi ha sorpreso). Sapevo come la pensavo io. Sapevo come la pensavi tu. Sapevo che c’eravamo. Sapevo che sarebbe bastato poco perché quella legge passasse e prendessimo posizione. Uno di noi avrebbe dato loro una scusa per approvarla e quella sarebbe stata la fine. Te l’ho detto. L’ho detto a tutti quanti… dovevamo lavorare dentro il sistema.
Dovevamo lavorare coi leader che il popolo di questa nazion e aveva votato per rappresentali.

Non fare questo è presunzione… presunzione criminale. Te l’avevo detto. Sapevo che mi avresti costretto… no, non è vero. Non mi hai costretto. Ma ero consapevole che sarei stato messo nella condizione di essere a capo di questa fazione.
Se non io, chi altri? Chi altro c’era? Nessuno.
Così l’ho fatto.

Ho fatto quel che hai fatto tu. Mi sono impegnato. Perché se la cosa non fosse stata gestita con grande impegno, sarebbero morti in migliaia. Persone innocenti. Sapevo quel che dovevo fare. La buona notizia è che durante tutto questo… non ho bevuto un sorso! E se non ho bevuto allora, probabilmente non berrò più… e poi c’è che… facendo quel che dovevo fare per vincere in fretta… sapevo che avrebbe significato che noi due non ci saremmo più parlati. Non saremmo più stati amici né colleghi.

Mi sono detto che era giusto così perché sapevo di avere ragione e sapevo che… questo avrebbe salvato delle vite. lo era! Era la cosa giusta da fare.

E… E… Ed ero disposto ad allearmi con persone che disprezziamo pur di farla. E sapevo che il mondo tifa per i deboli e che io sarei stato cattivo. Lo sapevo e ho detto che mi stava bene.
E… E anche se ho detto… anche se ho detto che ero disposto ad arrivare fino in fondo… non lo ero.
E… E so questo perché è successo il peggio. Quello con cui non posso convivere… è successo. E con tutti i nostri contrasti… con tutto quello che ci siamo detti e fatti… con tutte le domande difficili che ho dovuto rivolgere e le menzogne orribili che ho dovuto raccontare… c’è una sola cosa che non potrò mai dire a nessuno. Né ai miei amici, ai miei collaboratori o al presidente… Una sola cosa!!

La sola cosa che avrei dovuto dire a te.
Ma che ora non posso dirti…
Non ne valeva la pena.