Si fallor sum


Nulla è più contrario alla contemplazione del cogito ergo sum di Cartesio (Penso, quindi sono).

Questa è la dichiarazione di un essere alienato, esiliato dalle sue profondità spirituali, costretto a cercar conforto nella prova della sua esistenza, basata sull’osservazione che egli «pensa» e cosi giunge al suo essere come se fosse una realtà oggettiva, ossia si sforza di diventare consapevole di se stesso come lo sarebbe di qualcosa al di fuori di se stesso.

E dimostra che la tal «cosa» esiste.
E si convince: «Io sono quindi qualche cosa».

La contemplazione, al contrario, è la comprensione sperimentale della realtà come soggettiva, non tanto «mia» (che significherebbe «appartenente all’io esteriore») ma «di me stesso» nel mistero esistenziale.

Per il contemplativo non vi è nessun cogito (io penso) e nessun ergo (quindi), ma soltanto il sum (io sono).

La contemplazione è uno spaventoso infrangere e bruciare di idoli, una purificazione del santuario, affinché nessuna immagine scolpita occupi il posto che è stato determinato fosse lasciato vuoto: il centro, l’altare esistenziale che semplicemente «è».

Fra serio e faceto curiosando nelle interminabili interconnessioni si può ritrovare il post-moderno di quella che era una volta la razza umana. Si incontra di tutto, anzi, di troppo, troppo ostentato, troppo mostrato, troppo incentrato, troppo disperso, troppo represso.

Sembra d’assistere ad una seduta di psicoanalisi mondiale dove tutti si auto commiserano, si sfogano, si scambiano parole, pensieri, sensazioni, emozioni che sarebbe, invece, bellissimo custodire nel proprio angolo segreto e viverle ogni giorno.

Come al solito, se la capacità di riflettere incontra una giovane mente, ci si perde in un dedalo di percorsi computerizzati, che rischiano di far perdere senso a quanto si pensa e si dice.

Si possono trovare, così, per caso, senza essere nemmeno visti, persone di valore umano ed intellettuale, con solida verve, intelligenza e personalità , però bisogna imparare a trovarle, conoscerle e riconoscerle.

Questo non può essere insegnato. Si sente a pelle, forse la sensibilità personale aiuta, anche se le leggi fisiche non permettono di averle di fronte. Gocce di vita di molte persone che attraversano il vivere quotidiano accendendo, ogni tanto, i lumi di un pensiero divergente.

Per liberare l’anima o lanciare messaggi che, altrimenti, non ascolterebbe nessuno. Per opinare ma, soprattutto e fondamentalmente, per credere, credere ad occhi chiusi, crederci e quindi…

…penso di essere vivo.