Apocalissi di Giacomo

All’apostolo Giacomo e alla personalità di Pietro sono legati i primi passi della nascente cristianità di Gerusalemme. Come si vede dai testi che riporto, l’anelito è sempre lo stesso: “Conoscere il Cristo”, che è la grande rivelazione o apocalisse. In sostanza queste Apocalissi intendono manifestare quanto sia difficile conoscere il Cristo, quanto sia problematico custodirne integralmente la conoscenza allorché non si comprendono le sue parole, non come maestro ma come esempio e si cede a inviti di un mondo di realtà lontane dal Cristo che allontanano da lui e distolgono dalla sua conoscenza. Occorre anche notare come tutto l’ambiente nel quale si muovono queste Apocalissi, pur con gli immancabili elementi fantastici, conserva elementi reali con facili riscontri con eventi storici che conosciamo da fonti storiche. Ed è proprio isolando e approfondendo questi elementi che si può agevolmente indicare la cronologia e collocare la interpretazione gnostica di alcune correnti di pensiero nei primi anni del Cristianesimo.
Nella Bibliografia data si possono trovare le necessarie annotazioni, che qui non do per non entrare in problemi piuttosto complessi e togliere il gusto di leggere una traduzione quasi letterale.

Prima apocalisse di Giacomo
“Ora io portai l’immagine di Colui che è, affinché i figli di Colui che è possano conoscere le cose che loro appartengono, e le cose che a loro sono estranee. Ecco che io ti rivelerò ogni cosa di questo mistero. Essi, infatti, mi afferreranno dopodomani. Ma la mia salvezza è vicina”.

Disse Giacomo: “Rabbi tu hai detto: Essi mi afferreranno ma che cosa potrò fare io?”.

Egli mi rispose: “Non temere, Giacomo: Essi afferreranno anche te… Ma lascia Gerusalemme. E’ essa, infatti, che ai figli della Luce dà sempre il calice dell’amarezza; essa è il luogo di soggiorno di un gran numero di arconti. Tuttavia la tua salvezza ti salverà da essi, acciocché tu possa comprendere chi sono essi, e di che genere sono. Tu… E ascolta”.

…Giacomo disse: “Rabbi, se essi si agguerriranno contro di te, non c’è dunque alcun biasimo? Tu sei venuto con la conoscenza per biasimare il loro oblio; tu sei venuto con la ricordanza per biasimare la loro ignoranza.

Ma io ero in ansia per te. Tu, infatti, sei disceso in una grande incoscienza, ma (in te) rimane la tua ricordanza. Tu hai camminato nel fango, ma i tuoi abiti non furono macchiati non fosti sepolto dal loro sudiciume, né fosti ghermito.

Ma io non sono come loro, mi rivestii soltanto di tutto ciò che è loro. In me c’è il loro oblio; e tuttavia ricordo cose che a loro non appartengono.

…Ma Giacomo rimase in preghiera come era sua consuetudine. Gli apparve il Signore. Egli allora arrestò la sua preghiera, lo abbracciò, lo baciò e gli disse: “Rabbi, ti ho trovato! Ho udito della tua passione che hai sofferto e ne sono rimasto molto rattristato. Tu conosci la mia compassione, perciò volevo andarmene, pensando: “Non voglio più vedere questo popolo. Devono essere condannati a causa di quello che hanno fatto. Poiché quanto hanno fatto è sconveniente””.

Il Signore rispose: “Giacomo, non devi darti pena per me né per questo popolo. Io sono Colui che era in me. Non ho sofferto in alcun modo, né sono stato maltrattato, e questo popolo non ha fatto nulla di male. Questo popolo comunque era tipo degli arconti, ed era giusto che ciò accadesse per mezzo loro. Tuttavia anche se sono gli arconti che hanno fatto questo, esso è utile per te…”.

Ma Giacomo aveva paura e piangeva. Era molto rattristato. Sedettero su di una pietra.

Il Signore gli disse: “Giacomo, così accoglierai queste sofferenze! Ma non essere triste. La carne, infatti, è debole; essa riceverà ciò che le è destinato. Tu però non essere angustiato, non avere paura”.

Il Signore tacque. Ora, dopo che udì queste parole, Giacomo asciugò le lacrime dai suoi occhi, restò molto amareggiato a causa della pusillanimità.

Il Signore allora gli disse: “Giacomo, ecco che io ti rivelerò la tua salvezza. Quando ti cattureranno e patirai queste sofferenze, una folla si armerà contro di te per catturarti…”.

Seconda Apocalisse di Giacomo
(parole di Giacomo) “Io sono colui che ricevette una rivelazione dalla Pienezza e dall’Immortalità. Io sono colui che fu chiamato per primo da Colui che è grande e da Colui che ha ascoltato il Signore che è passato attraverso i mondi senza essere riconosciuto; Colui che discese dopo essersi svestito, Colui che camminò sulla terra mentre era nudo, Colui che fu trovato nella condizione di transeunte, sebbene fosse in procinto di essere trasferito nell’immortalità. Proprio questo Signore venne come un figlio vedente e come un fratello cercato. E’ Lui che noi abbiamo respinto…”.

Una volta, mentre ero seduto e meditavo, Egli aprì la porta. Colui che voi avete udito e perseguitato venne da me.

Egli mi disse: “Salve, fratello mio! fratello mio, salve!”.
Allorché alzai il viso per guardarlo, la madre mi disse: “Non ti stupire, figlio, che Egli ti abbia detto fratello mio! Voi foste nutriti tutti e due con lo stesso latte. Perciò Egli mi chiama madre mia. Egli, infatti, non ci è estraneo. Egli è nipote di tuo padre. Io non sono…”.
Dopo che lei parlò così, io vidi che Egli non gradì queste parole e non ne era soddisfatto.

Egli replicò dicendo: “Io venni quaggiù a una moltitudine di fratelli. Io li troverò, ed essi usciranno.
Tuttavia io sono l’Estraneo. Essi non mi possono conoscere col loro pensiero.

In questo mondo, infatti, nessuno mi conosce. Sarebbe invece importante che altri venissero alla conoscenza per mezzo tuo.

Io ti dico: Ascolta e vieni alla conoscenza! Molti, infatti, se ascoltano si scoraggeranno: tu, però, comprendi come io ti posso parlare. Tuo padre non è mio padre. Il mio Padre però è diventato come un padre per te…”.

“Ecco io ti rivelerò Colui che è nascosto. Ora stendi la tua mano! Ora abbracciami!” Stesi subito le mani. Ma non lo trovai così come io pensavo. Ma dopo lo sentii dire: “Comprendi! e abbracciami!”. Allora io compresi.

Rimasi spaventato e (allo stesso tempo) pieno di profonda gioia…