APOCALISSI GNOSTICHE


Le apocalissi scoperte a Nag Hammadi, in Egitto, nel 1945 e pubblicate negli anni 1972-77, hanno poco in comune con le apocalissi che già conoscevamo.

Sono cinque i testi gnostici che si fregiano di questo nome: Apocalisse di Adamo, Apocalisse di Pietro, Apocalisse di Giacomo I, Apocalisse di Giacomo II, Apocalisse di Paolo, e sono contenuti nei Codici V e VII.

Da due di esse traggo brevi testi dai quali possiamo constatare che nella letteratura cristiana dell’epoca (prima metà del II secolo), il termine “apocalisse” non includeva eventi cosmici e sociopolitici (guerre, sconvolgimenti terrestri…). Si tratta di scritti che rivolgevano la loro attenzione essenzialmente all’arrivo e alla potenza del Cristo e dalle Apocalissi giudaiche non prendevano nulla, ma seguivano un’altra strada…

Gli autori, o l’autore, di queste Apocalissi hanno lo sguardo fisso sull’azione del Cristo, sull’esempio da lui lasciato ai credenti, e confrontano la vita dei fedeli a lui o, talvolta, alla condizione finale dei credenti.

Queste Apocalissi sono anche cronologicamente ben situate: hanno il Cristo come soggetto rivelante e rivelato e ci portano al periodo classico della gnosi; sono vere “apocalissi”, “rivelazioni”, sulla linea dei Vangeli canonici e apocrifi: “Apocalisse”, “Rivelazione” è la stessa persona del Cristo.

Riporterò qualche tratto significativo dell’Apocalisse di Pietro (NHC VII, 70, 13?84, 14), e poi delle due Apocalissi di Giacomo (NHC V, 24, 10?44, 32).

Per i testi completi, cfr. L. MORALDI, Le Apocalissi Gnostiche, Milano 1987.