Cambiamento…

Per innescare una qualunque
trasformazione della realtà,
è necessario un cambiamento
nella coscienza.

Per opporvi alle ingiustizie potete
organizzare ogni genere di gruppo che desideriate, indire tutti gli incontri pubblici che volete, produrre un mucchio di resoconti e verbali e promuovere cortei per le strade della città.

Ma se non sarà la coscienza stessa a cambiare, non avverrà alcun cambiamento.
È triste vedere come i movimenti per il “cambiamento” vengano sabotati
dalle menti pensanti all’interno del sistema, e quanto spesso costoro emarginino
e bandiscano chi nel loro stesso ambito ha una diversa e più ampia visione
della realtà. Ma le cose stanno cambiando, anche se non così rapidamente
come vorremmo.

Uno degli aspetti caratteristici del modo di pensare all’interno del sistema
consiste nel considerare i problemi, e quindi le soluzioni, in termini di complessità.

Il sistema ama la complessità, perché intrappola la mente nella con
fusione e, di conseguenza, nell’inerzia. “I problemi sono troppo grandi, e noi
non possiamo fare niente”.
I pensatori del sistema osservano ogni cosa da una prospettiva distorta.
Essi considerano la complessità della società come l’obiettivo su cui concentrarsi
per apportare dei “cambiamenti”, quando invece la complessità è un
sintomo, e non la causa. È un’espressione dei valori su cui la società si fonda,
e se i valori sono difettosi e complicati, così sarà la loro espressione.