Candidarsi o non candidarsi

 

Dobbiamo forse ingegnarci a pensare di dover decidere liberamente nell’intimo di un proprio autonomo e razionale  sentimento  o seguire   quello che i molti hanno deciso nel rispetto della cosiddetta democrazia, armati di ogni buona volontà al fine di raggiungere quell’equilibrio che tutti si auspicano?

Così è forte quel senso di partecipazione all’insegna di una nuova società, libera e senza vincoli attuali che piegano le nostre attitudini, e vorremo che tutto ciò cambiasse che si addivenisse alla reale necessità di ognuno, nell’accezione più tipica del movimento.

Ardimentosi tipi si adoperano come possono per lasciare un proprio segno, una propria traccia all’alba di forti e possibili cambiamenti, sprezzanti e indomite le loro facce, coraggiose, di un coraggio ritrovato e finalmente emerso.

A scoprirli uno per uno se ne intravedono i segni evidenti della rabbia nascosta e pronta ad esplodere nel chiaro sentire dentro delle proprie intenzioni. Ma scopriamo solo lentamente e man mano che i giorni passano se sia  meglio agire  in un modo o nell’altro  rifuggendo per quanto possibile scontri e incomprensioni. Siamo qui infatti non per noi stessi ma per tutti noi, megafoni delle richieste altrui, quei cittadini da sempre dimenticati, e ora sbeffeggiati, presi in giro, derisi in ogni modo mentre si allargano gli atteggiamenti sprezzanti verso di loro.

La nostra presenza ufficiale è il tramite di un programma già stabilito da chi in quei luoghi ci aiuterà ad arrivare e per questo men che mai potrebbe segnare il punto di arrivo di una qualsivoglia carriera da spavoneggiare qui e la come marmocchi in preda a nuove sensazioni. Non dovremmo far altro che render grazia a loro per il solo  fatto di essere dei pedoni, tutti allo stesso modo e con lo stesso valore di chi invece non occupa fisicamente  i cosiddetti spazi del potere. E’ infatti  il programma condiviso che decide i nostri percorsi ed è su quello che il movimento si è creato ed è su quello che dovremmo continuare a ingegnarci.

Alex P.