Dalla repubblica della serenissima a quella dell’incazzatissima


Il Doge veniva eletto dal Maggior Consiglio: l’elezione era complicata.
Un bambino da un’urna estraeva tante palline d’argento quanti erano i componenti del Maggior Consiglio;
ad alcuni, a 30, capitavano delle palline d’oro, ma di questi trenta, 21 venivano scartati.
I 9 rimanenti eleggevano altri 40 elettori, che a loro volta venivano ulteriormente ridotti a 12 da una nuova estrazione.
Questi 12 eleggevano altri 25 nuovi elettori dei quali 16 venivano immediatamente scartati, mentre i 9 rimasti eleggevano altri 45 elettori dei quali ne rimanevano solo 11, che uniti ai precedenti, che non erano stati scartati, eleggevano finalmente il Doge.

Dopo essere stato eletto iniziava, dalla basilica di San Marco, una vera e propria apoteosi;
ma l’atto più importante era il giuramento della Promissione,
il documento che conteneva le leggi riguardanti il Doge e le sue limitazioni.

Conclusione: le votazioni per delega fanno girare le palle