Egregio Presidente Giorgio Napolitano

Ieri sono circolate svariate note su fb riguardo delle precisazioni fatte dalla più alta carica dello stato vs Beppe Grillo. Il Presidente ha voluto sottolineare che nella democrazia greca l’agorà era la piazza ove si svolgeva la vita comune dei cittadini, inclusa la formazione della volontà politica, mentre il luogo istituzionale, ovvero l’a…ssemblea dei cittadini che proclamavano la legge era l’ecclesia. Giusto signor Presidente. A livello di lezione storica non fa una piega.
Giuridicamente, invece, secondo i percorsi della filosofia del diritto le analisi da farsi sono maggiormente ampie.
Ciò premesso, signor Presidente, La vorrei richiamare alla figura Istituzionale del Presidente della Repubblica, citata dalla nostra Magna Charta.
Il Presidente della Repubblica giurà fedeltà ed obbedienza al popolo sovrano, alla bandiera dello stato e ne diviene il custode, il cancelliere, che deve sorvegliare che mai nessuno turbi o spogli di sovranità il popolo e la democrazia.
Il popolo sovrano esercita la propria sovranità conferendo un mandato ad numero esiguo di cittadini, sulla base di un progetto ben preciso.
Quando il rapporto fiduciario si interrompe, tra cittadino ed eletto, la parola deve ritornare al popolo sovrano.
Nel 1948, data di creazione della Carta non esistevano le tecnologie attuali, l’umore del popolo era raccolto attraverso il rapporto personale, dalle varie branchie territoriali dei partiti, dai sub-delegati.
Il terzio millennio ci ha regalato un’incredibile mezzo di cumunicazione che é il web: straordinario nella velocità e nell’abbattimento dei costi. Colloquiare con i cittadini , e comprendere se l’azione condotta riscuote o meno l’approvazione popolare, é ora semplice, e dovrebbe essere sentito dalla classe politica come un dovere.
In veritas, la classe politica italiana, la sua classe politica, da decenni non tiene più conto delle aspettative e delle necessità del popolo sovrano, men che meno la comunicazione con questo. Avete costruito il vostro status-quo secondo parametri di indifferenza, saccenza, privilegi.
Lei signor Presidente in tutta onestà, davvero si sente di puntare il dito contro Beppe Grillo, pur portatore di ideali che possono essere più o meno condivisibili, ma che ha fondato un movimento basato sulla condivisione e sulla massima democrazia?
Lei egregio signor Presidente, si sente davvero così al di sopra di ogni errore, e si sente di affermare di aver adempiuto diligentemente al giuramento fatto al popolo italiano e alla sua Costituzione?
Si chieda egregio Presidente della Repubblica, come mai il purtroppo scomparso Presidente Pertini è rimasto vivo nel cuore di tutti gli italiani, anche di quelli di avversa parte politica.
Si chieda egregio Presidente se ad paese che soffre, in ginocchio, era giusto togliere la dignità e la libertà.
Io ho la mia risposta: lei e la sua classe politica, avete da tempo dimenticato i valori della Costituzione, non ne osservate da tempo i principi, e per vantaggio e danaro avete defraudato il popolo dello strumento della democrazia; lo avete scippato del potere di esercizio, e instaurato un regime tecnocratico, non voluto dai cittadini, molto simile ad una dittatura.
Avete firmato trattati internazionali senza preventiamente sottoporli alla valutazione popolare. Avete deciso della vita di intere generazioni, come se queste fossero dei fantocci di pezza.
No signor Presidente, non accetto lezioni di storia e di morale giuridica da questa classe di cui lei fa parte e ne é il prodotto.
C’è una rivoluzione di usi e consuetudini in atto, base di qualsiasi ordinamento statuale, e lei farà bene ad accettarlo.
Con ossequi.
Lorella Presotto