Gilgamesh: Le peripezie di un cacciatore

Un cacciatore, un vagabondo,
lo incontrò vicino alle pozze d’acqua.
Un giorno, due giorni, tre giorni vicino alle pozze d’acqua,
il cacciatore lo vide, e il suo viso sbancò;
tremebondo egli tornò alla sua casa.
Egli era impaurito, cereo in volto, senza parole;
il suo cuore era sconvolto, la sua faccia stravolta;
il terrore era fin nel profondo delle sue viscere;
la sua faccia era emaciata come quello di uno che
torna da un lungo viaggio.
Il cacciatore aprì la bocca e così parlò a suo padre:
“Padre mio, vi era un giovane uomo che scesa
dalla montagna,
egli era il più forte della montagna, senza limiti
era la sua forza.
La sua forza era incontrastata, come il firmamento di Anu;
egli percorse la montagna senza posa;
senza posa egli bruca l’erba con il bestiame,
senza posa pone i suoi piedi nelle pozze d’acqua.
Io ero troppo spaventato per avvicinarmi a lui.
Egli ha riempito le buche che avevo scavato,
egli ha strappato le reti che avevo teso.
Egli ha aiutato il bestiame, le bestie selvagge della steppa,
a sfuggire alla mia cattura.
Egli non mi ha consentito di lavorare nella steppa”.
Suo padre aprì la bocca e parlò al cacciatore:
“Figlio mio, in Uruk vive Gilgamesh!
Non vi è nessuno che riesca a sopraffarlo.
La sua forza è veramente possente come il firmamento di Anu.
Va’, rivolgiti a lui,
racconta a Gilgamesh della forza di quest’uomo.
Va’, o cacciatore, fa che egli ti dia la prostituta Shamkat,
e portala con te,
fa che la prostituta vinca sull’uomo forte.
Quando egli condurrà il bestiame alle pozze d’acqua,
essa dovrà spogliarsi e mostrare le sue grazie.
Egli la vedrà e si accosterà con lei,
allora il suo bestiame cresciuto con lui nella steppa gli diventerà ostile”.
Egli diede ascolto ai consigli di suo padre,
e così il cacciatore si recò da Gilgamesh.
Egli prese la via e si mise in cammino verso il centro di Uruk;
si presentò al cospetto di Gilgamesh e gli rivolse la parola:
“Vi era un giovane uomo che scese dalla montagna,
egli era il più forte della montagna, senza limiti era la sua forza.
La sua forza era incontrastata, come il firmamento di Anu;
egli percorse la montagna senza posa;
senza posa egli bruca l’erba con il bestiame,
senza posa pone i suoi piedi nelle pozze d’acqua.
Io ero troppo spaventato per avvicinarmi a lui.
Egli ha riempito le buche che avevo scavato,
egli ha strappato le reti che avevo teso.
Egli ha aiutato il bestiame, le bestie selvagge della steppa,
a sfuggire alla mia cattura.
Egli non mi ha consentito di lavorare nella steppa”.
Gilgamesh rispose a lui, al cacciatore:
“Va’, cacciatore, porta con te la prostituta Shamkat,
e quando egli condurrà il bestiame alle pozze d’acqua,
essa dovrà spogliarsi e mostrare così le sue grazie.
Egli la vedrà e si accosterà con lei,
allora il suo bestiame cresciuto con lui nella steppa gli diventerà ostile”.
Il cacciatore andò via, portando con sé la prostituta Shamkat,
ed essi si misero in cammino, intrapresero il viaggio.
Dopo tre giorni raggiunsero il luogo prescelto,
e il cacciatore e la prostituta sedettero nel loro nascondiglio;
un giorno, due giorni essi sedettero vicino alle pozze d’acqua,
Finché dalla montagna non venne il bestiame per bere
alle pozze d’acqua,
e non giunsero dalla montagna le bestie selvagge all’acqua e si soddisfecero;
giunse anch’egli, Enkidu, generato dalla montagna,
che bruca l’erba con le gazzelle,
si abbevera alle pozze d’acqua con il bestiame,
e si soddisfa con le bestie selvagge presso le pozze d’acqua.