Gilgamesh, per Enkidu, suo amico piange amaramente

Gilgamesh addolorato ricerca la vita
Gilgamesh, per Enkidu, il suo amico,
piange amaramente, vagando per la steppa:
“Non sarò forse, quando io morirò, come Enkidu?
Amarezza si impadronì del mio animo,
la paura della morte mi sopraffece ed io ora vago per la steppa;
verso Utanapishtim, il figlio di Ubartutu,
ho intrapreso il viaggio, mi muovo veloce colà.
Di notte ho raggiunto passi montani.
Ho visto leoni e ne ho avuto paura,
ho alzato allora la mia testa rivolgendo la mia preghiera a Sin;
alla più grande tra gli dei è rivolta la mia prece:
“da questo pericolo fammi uscire sano e salvo!”.
Di notte egli dormì ma fu svegliato di soprassalto da un sogno:
[ ] gioivano della vita alla luce di Sin.
Allora egli prese l’asta nella sua mano estrasse la spada dalla sua guaina,
e si buttò su di essi come una freccia,
li colpì e li disperse.
Allora [ ] a mezzogiorno.
Egli gettò via [ ]
vi scolpì [ ]
il nome del primo [ ]
il nome del secondo [ ]
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