I Cantoni Virtuali


Il caso dell’Islanda ha rappresentato un modello popolare tra i libertari favorevoli al libero mercato. Ma è importante rendersi conto che offre validi insegnamenti anche a coloro che si interessano di governabilità. All’interno dell’inquadramento di uno stato, lo scindere la giurisdizione dalla localizzazione geografica non costituisce una opzione a livello nazionale; ma rimane una scelta del tutto possibile a livello locale. Come una nazione può essere divisa in molti cantoni geograficamente distinti ai fini del governo locale e della rappresentanza nazionale, così potrebbe anche essere divisa in unità politiche omogenee che non avrebbero significato territoriale. Questi potrebbero essere chiamati “cantoni virtuali”.

Due funzioni dei Cantoni Virtuali
Alla pari delle Assemblee Islandesi (Icelandic Things) i cantoni virtuali hanno due funzioni: quella di rappresentazione a livello nazionale e quella di governo a livello locale (il termine “locale” è utilizzato nel senso di struttura e non ha connotazioni geografiche).

Nel primo caso, ogni cantone virtuale invia un rappresentante al Parlamento nazionale. I cittadini sarebbero sempre liberi di aderire ad un altro cantone, senza per questo dover cambiare di residenza; sarebbe come vivere a New York e, al tempo stesso, scegliere di essere rappresentati da un senatore dell’Arizona. Sarebbe anche consigliabile una clausola della costituzione che consenta a qualsiasi gruppo di cittadini al di sopra di un certo numero di formare un nuovo cantone. (L’assenza di questo aspetto cruciale si dimostrò una omissione grave all’interno del sistema islandese: dal momento che i Godhordh, o seggi parlamentari, erano beni commerciabili, divenne alla fine possibile per un ristretto numero di famiglie (che avevano ottenuto la loro ricchezza attraverso la riscossione di tasse che, a differenza delle quote che andavano ai Godhi (Capi), non erano legate a qualsiasi funzione di responsabilità – risultato della conversione coatta dell’Islanda al Cristianesimo) comperare questi seggi e monopolizzare il Parlamento. La costituzione Islandese non prevedeva la formazione di nuovi Godhordh per contrastare questa minaccia.)

A livello “locale” ogni cantone virtuale adotterebbe le proprie leggi e si occuperebbe della loro attuazione. I cittadini sarebbero soggetti alle leggi del Parlamento nazionale e a quelle del proprio cantone, ma non a quelle di altri cantoni. Un compito essenziale del governo nazionale sarebbe quello di regolare i rapporti tra cantoni, formulando linee guida per la risoluzione di controversie tra membri dei diversi cantoni, risolvendo conflitti tra leggi di differenti cantoni, e così via. Ma all’interno del quadro nazionale, esisterebbe libera concorrenza tra i cantoni virtuali.

Questa concorrenza arrecherebbe molti benefici. La minaccia di perdere “clienti” spingerebbe le tasse e lo spreco di denaro pubblico molto al di sotto dei livelli attuali esistenti in regime di monopolio. La presenza di alternative ridurrebbe anche l’incidenza dell’oppressione governativa collegando la tassazione con la responsabilità. (Immaginate ad esempio quanto rapidamente il Dipartimento di Polizia di Los Angeles avrebbe perso i suoi clienti dopo il pestaggio di Rodney King se agenzie rivali di protezione esistenti nella zona fossero entrate in concorrenza presso il pubblico.)

Un sistema di cantoni virtuali è anche molto più giusto di un sistema di semplice maggioranza. In base alla regola della maggioranza, se il 51% della popolazione è a favore della legge X e il 49% è per la legge Y, allora la legge X è imposta a tutti, inclusa la minoranza dissenziente. Detto altrimenti, la regola della maggioranza crea degli effetti esterni negativi per la minoranza. Un sistema di cantoni virtuali contribuirebbe a internalizzare queste esternalità: la minoranza opposta alla legge X non deve necessariamente esserne soggetta, ma può invece aderire a un cantone virtuale che ha adottato la legge Y. Coloro che hanno la maggioranza non possono arruolare a forza la minoranza di modo che appoggi i suoi progetti (o viceversa), ma deve sopportare direttamente su di sé l’intero costo del progetto.

I cantoni virtuali consentono anche di porre sotto controllo i capoccia locali meglio dei sistemi decentralizzati. In un sistema territoriale, coloro che sono in una data regione geografica possono trovare che votare la sfiducia andandosene a vivere in un’altra regione potrebbe essere estremamente costoso, e devono quindi sopportare qualsiasi misura il governo locale decida di imporre; la possibilità di cambiare cantone senza cambiare di residenza offre l’equivalente funzionale di votare contro un governo senza dover andare in un altro paese, e questo a un prezzo molto più basso. In generale, i cantoni virtuali fornirebbero controlli e contrappesi molto più effettivi di quelli offerti dai tre rami del governo (esecutivo, legislativo, giudiziario) nel sistema federale, proprio a causa delle possibilità di competizione (di cui non v’è traccia nel sistema federale) che permette di aderire ad un altro cantone o di formarne di nuovi.

Il sistema dei cantoni virtuali risolve anche problemi di informazione: tenderanno i cantoni a suddividersi in base a frontiere geografiche oppure no? cambieranno essi notevolmente quanto a dimensioni? quanti cantoni ci sarebbero alla fine? La concorrenza aiuterebbe a determinare la soluzione ottimale che risponde ai bisogni dei cittadini.