I giovani e gli anziani di Uruk intervengono


“Ascoltatemi, giovani uomini che avete combattuto con me per cinque anni! (disse Gilgamesh)
Giovani uomini di Uruk che conoscete il vostro capo!
Io sono inflessibile: prenderò la via per il paese lontano dove vive Khubaba.
Voglio ingaggiare una lotta dall’esito incerto, voglio percorrere una via sconosciuta.
Datemi la vostra benedizione poiché ho deciso di intraprendere questa impresa,
sicché io possa in futuro nuovamente entrare attraverso la grande porta di Uruk,
e nuovamente celebrare la festa del Nuovo Anno in anni a venire,
e prendere parte alla festa del Nuovo anno in anni futuri.
Sia celebrata la festa del Nuovo Anno, che la gioia vi regni,
possano le grida?illuru circondarvi”.
Enkidu si rivolse allora agli anziani per avere consiglio:
“I giovani uomini di Uruk sono d’accordo con Gilgamesh,
ditegli di non andare alla Foresta dei Cedri,
quel viaggio non deve essere intrapreso! Un uomo non può sopravvivere!
Il guardiano della Foresta dei Cedri è Khubaba il selvaggio.
Chi può affrontarlo al di fuori degli Igigi?
Per proteggere la Foresta dei Cedri,
per incutere timore agli uomini, lo ha destinato Enlil.
Khubaba, il cui grido è il diluvio,
il cui soffio è fuoco, il cui respiro è morte,
può udire a una distanza di sessanta leghe attraverso gli alberi della Foresta:
chi può dunque addentrarsi nella sua Foresta?”.
I grandi consiglieri di Uruk si alzarono ed espressero la loro opinione a Gilgamesh:
“Tu sei ancora giovane, Gilgamesh, il tuo cuore è impetuoso,
non sai quello a cui tu vai incontro, sei ancora imberbe!
Khubaba, il cui grido è il diluvio,
il cui soffio è fuoco, il cui respiro è morte,
può udire a una distanza di sessanta leghe attraverso gli alberi della Foresta:
chi può dunque addentrarsi nella sua Foresta?
Khubaba, il cui grido è il diluvio,
chi può affrontarlo al di fuori degli Igigi?
Per proteggere la Foresta dei Cedri, e incutere timore all’umanità, lo ha destinato Enlil”.