I servizietti di Travaglio.

Da quando ho trovato la chiave di lettura dei tuoi scritti, Travaglio, cerco dei evitare di leggerti. Lo faccio se me lo propone un amico, ed ogni volta si abbassa l’opinione che ho di te. Che tu ci venga a prendere per il culo prendendo – solo in apparenza – le difese di Beppe Grillo, in questo momento, è ben poco accettabile: la credibilità, Beppe, se la è conquistata da solo. E mai grazie, ma solo non ostante, le tue esternazioni.

Se fossi in buona fede, Travaglio, avresti smesso da un sacco di tempo di chiamare Beppe “comico”: non è un comico quello che porterà una cinquantina di cittadini in parlamento, ma un artista dotato di creatività fuori dal comune. Un creativo che da anni ha messo questa sua dote al servizio del paese, denunciando quelle che sono null’altro che truffe ai danni di tutti noi sin dai tempi di “Te la do io l’America” e quindi ben prima che tu cominciassi a farlo. Con la differenza che Beppe non ha mai fatto sconti a nessuno: imprenditori, politici e pennivendoli (come te) hanno ricevuto identico trattamento. Tu, invece, fai denunce a seconda dei momenti; e dalle tue denunce c’è sempre qualcuno che trae un vantaggio… Si chiama opportunismo, ed è il cancro che – trasversale a tutte le classi sociali – ha portato questo paese al collasso: il cancro di chi punta al tornaconto personale in ogni suo pensiero, parola, opera e omissione. Ben diverso, da quello di Beppe Grillo: perché quello è eclettismo, caratteristica tipica del creativo. Caratteristica indispensabile alla nuova classe dirigente che prenderà il posto di quella che tu, opportunisticamente, denunci per la sua malafede.

Se tu fossi in buona fede, Travaglio, avresti negato che “antipolitica” sia riferibile alle idee e alle proposte di Beppe Grillo: “antipolitica” è quella che viene praticata da almeno cinquant’anni a questa parte da tutta, tutta, la partitocrazia che tu, sempre opportunisticamente, denunci. La stessa “antipolitica” che ti ha dato, finora, da mangiare, dandoti l’opportunità di servire l’ingenuità dei lettori che ti seguono (cliccando o comprando carta), nonché l’opportunismo di coloro che – sfruttando la stessa ingenuità, e dunque alimentandola – si arricchiscono come star televisive o telecinetiche, blaterando di servizi pubblici che, da decenni, non sono mai stati tali. Sono truffe, pubbliche; o, al massimo, servizietti. Quelli di cui l’ingenuo – sfruttato da voi come lo è da un qualunque mercante di prostituzione – si accontenta, quando non sa più come altro sentirsi vivo.