Idiozie sulla conoscenza

L’aspetto più assurdo riguardante il modo in cui si affronta il sapere, un aspetto già più volte sottolineato, è la compartimentalizzazione della conoscenza.

È accaduto infatti che si è ritenuto opportuno superare le limitazioni individuali nel padroneggiare la realtà nella sua totalità e profondità, attribuendo a varie tribù di scienziati diritti di precedenza o di esclusività su un’area specifica di studio.

Purtroppo, fatti e idee non sono collocati e delimitati in maniera semplice, con precisi confini che segnano il passaggio da un campo di conoscenza all’altro.

In realtà, le idee più interessanti e le invenzioni più geniali sono assai spesso il prodotto dello scambio intellettuale inter-disciplinare e del superamento di barriere; o derivano da persone che affrontano il problema sotto una prospettiva del tutto nuova e da ricercatori che provengono da altri settori di indagine.

Il risultato sgradevole dell’attuale sapere frammentato che abbiamo nelle scienze sociali è la cacofonia di voci che proviene dalla formazione di fazioni e tendenze opposte, più interessare a prevalere l’una sull’altra che a contribuire al progresso della conoscenza.

Ciò assomiglia all’esistenza di parecchi standard non compatibili tra di loro nell’ambito del trasporto ferroviario o della registrazione video, generando ogni sorta di difficoltà; e se, alla fine, una figura dominante emerge, potrebbe essere il più astuto o colui che ha maggiore forza per imporre le sue idee ma, forse, né migliore né il più accettabile.

La bellezza e la fertilità della conoscenza risiedono, invece, nella varietà all’interno dell’unità, cioè quando molti risultati di un progetto di ricerca si integrano l’uno con l’altro, provenendo da indagini diverse o da approcci diversi o persino da visioni diverse (ma non opposte) della realtà.
Infatti, concezioni diverse possono complementarsi tra di loro ed essere entrambi accettabili, a meno che non siano in contrasto tra di loro e si contraddicano l’una con l’altra, pretendendo, al tempo stesso, di fare entrambe parte della conoscenza umana.

E questa è la vera idiozia che caratterizza molti risultati delle cosiddette scienze sociali e molte attività dei cosiddetti scienziati sociali.

Fallacie sulla conoscenza
La separazione del sapere ha prodotto una notevole contrapposizione tra le scienze della materia e le scienze sociali, il che rappresenta la fallacia più grande per quanto riguarda la conoscenza.

Le scienze della materia sono considerate come scienze esatte, caratterizzate da certezza (ad esempio, nel prevedere gli stati futuri della materia), mentre si ritiene che le scienze sociali siano segnate da un alto livello di incertezza a causa della complessità e della mutevolezza della realtà sotto esame (individui, gruppi).
Questo non è affatto vero.

Tale opinione è una costruzione mentale che ha a che fare più con l’ignoranza umana (e con le giustificazioni umane per tale ignoranza) che con la realtà stessa. Questa costruzione mentale è stata utilizzata in passato anche in riferimento alle scienze della materia. Infatti, quando gli esseri umani erano incapaci di spiegare alcuni fenomeni fisici, il loro manifestarsi era attribuito ad un Dio capriccioso, o a malumori degli Dei o all’esistenza di sostanze e poteri magici. È stato solo quando la conoscenza della materia è progredita attraverso esperimenti rigorosi, che tutte queste spiegazioni apparvero come sciocchezza e furono messe da parte.

Lo stesso dovrebbe avvenire per quanto riguarda le scienze sociali una volta che gli individui saranno in grado di introdurre metodi più rigorosi nel trattare fatti e concetti. Solo così le sciocchezze inverosimili che ci avvolgono saranno in gran parte eliminate.

Allora capiremo che la contrapposizione tra la presunta esattezza delle scienze della materia e la presunta incertezza delle scienze sociali è solo una grande fallacia.

Infatti, alcuni eventi che riguardano la materia sono altamente imprevedibili (ad esempio, i terremoti e i maremoti) e altri che riguardano il comportamento umano sono altamente prevedibili (ad esempio, la notevole affluenza di pubblico all’inizio di una svendita in un grande magazzino come Harrod’s a Londra).

Insomma, certezze e incertezze o, meglio, esiti più probabili – esiti meno probabili, sono variamente distribuiti secondo il tipo di problema e non sono semplicemente decisi a priori in base al settore di ricerca.

Ambiguità sulla conoscenza
Ambiguità per quanto concerne la conoscenza originano con tutta probabilità dalla sottomissione della conoscenza al potere.

Francis Bacon affermò che “Sapere è Potere” e nessuno in una posizione migliore della sua avrebbe potuto esprimere quella affermazione, essendo egli al tempo stesso scienziato e uomo di governo.

La verità di questa affermazione, che sapere è potere, può essere vista nel processo di ascesa dello stato in una posizione di supremazia nei confronti della chiesa, che può essere attribuita, tra le altre cose, al fatto che i governanti statali erano più disposti e capaci, rispetto alla gerarchia ecclesiastica, di usare la conoscenza scientifica, sotto forma di strumenti tecnologici, come mezzi per il potere.

L’uso del sapere tecnologico da parte dei governanti statali ha significato, nel corso della storia, che un numero crescente di scienziati è stato pagato a tempo pieno esclusivamente per la ricerca e la messa in produzione di armi di distruzione sempre più letali, al servizio del potere e del prestigio dello stato.

Ma non tutta la conoscenza scientifica è funzionale al potere, nel senso che può essere monopolizzata (come bombardieri o super bombe) da una élite al potere per fini di potere. Piccoli congegni sono stati inventati che accrescono il potere dell’individuo, soprattutto in termini di informazione e comunicazione. Con lo stimolo e l’aiuto di questi congegni, nuove concezioni sociali possono sorgere e circolare. Esse potrebbero essere potenti come e più delle armi e l’élite dirigente è impossibilitata a fermarne la diffusione e il radicamento, a meno che controlli la produzione di tutte le idee concernenti la società e l’utilizzo di tutti i canali di informazione.

E questo è qualcosa per cui i governanti statali si sono impegnati incessantemente, o controllando la conoscenza o decretando che cosa è la conoscenza. L’affermazione “Sapere è Potere” avanzata dai filosofi dell’empirismo deve quindi essere completata con una ulteriore qualificazione che chiarisce le idee dei filosofi dello statismo: “Il Potere certifica il Sapere”.

Quando il potere certifica cosa sia la conoscenza, la realtà concernente queste (presunte) conoscenze può assumere due forme, talvolta opposte e talvolta complementari:

– un blocco monolitico e rigido di dogmi e pregiudizi, congegnati e diffusi da un centro che controlla la produzione e la circolazione delle idee;
– una serie di opinioni differenti ed opposte, prodotte e diffuse da differenti centri di potere, che lottano tra di loro per la supremazia.

Chiaramente, in nessuno di questi due casi vi è effettiva conoscenza, nel senso di convincimenti veri e utili per l’avanzamento della conoscenza. Purtroppo, questo miscuglio di plausibili idiozie imbalsamate diffuse dal centro e di un insieme relativistico di sciocchezze diffuse dalle diverse scuole di pensiero rappresenta la condizione ambigua della “conoscenza” nelle scienze sociali sotto lo statismo.

“Nel campo della scienza, non vi sono mezze verità; non esistono verità che, vere sotto un aspetto, cessano di esserlo sotto un altro. Il disegno dell’universo è di una semplicità meravigliosa, al pari della sua infallibile logica. La legge è dappertutto la stessa, le applicazioni soltanto differiscono. Gli esseri più elevati e i più semplici, a partire dall’essere umano fino agli animali, e ai minerali, presentano degli stretti legami nella struttura, nello sviluppo e nella composizione, e sorprendenti analogie collegano la sfera morale a quella materiale. La vita è una, la materia è una, solo le manifestazioni sono diverse, le combinazioni innumerevoli, le individualità infinite; e nonostante ciò, il disegno generale le comprende tutte. La debolezza del nostro intendere, il difetto radicale della nostra educazione, sono responsabili della diversità dei sistemi e del contrasto delle idee. Tra due opinioni che si contraddicono, ve ne è una vera e una falsa; a meno che non siano false tutte e due, ma tutte e due non possono essere vere. Una verità scientificamente dimostrata, non può essere vera qui e falsa altrove.”
(Paul Emile de Puydt, Panarchie, 1860)

La conoscenza come concetto e come pratica

Fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza.
(Dante, La Divina Commedia, 1300)

Le idiozie, le fallacie e le ambiguità hanno ridotto la conoscenza nelle scienze sociali al rango di opinioni alla moda il cui solo requisito è di essere funzionali al potere e plausibili per i creduloni.

Per andare al di là di questa paccottiglia è necessario qualificare la conoscenza come idea e come pratica e mettere in luce come emerge la conoscenza:

– la Conoscenza inizia dal percepire/realizzare che c’è un problema per il quale esiste (in teoria) una possibile soluzione che si intende scoprire;

– la Conoscenza coinvolge e fa affidamento a tutte le capacità dell’essere umano (osservazione, intuizione, riflessione, azione, ecc.) al fine di trovare una soluzione;

– la Conoscenza porta alla scoperta della o delle soluzioni.

Nell’affrontare i problemi, gli esseri umani producono strutture conoscitive (teorie, generalizzazioni empiriche, ipotesi) che li assisteranno nel far avanzare lo sviluppo della conoscenza (vale a dire, nel trovare ulteriori soluzioni a ulteriori problemi).

Queste strutture conoscitive dovrebbero rispondere, per quanto possibile e in relazione al problema in esame, a certi criteri che sono standard di misura di ogni sforzo e tentativo umano nell’affrontare la realtà. Tali requisiti sono:

– bellezza (eleganza della soluzione)
– parsimonia (economia delle entità, ad es. nella spiegazione dei fenomeni)
– esattezza (corrispondenza delle affermazioni alla realtà dei fatti)
– validità (coerenza tra affermazioni in una argomentazione)
– generalità (ampiezza nella applicazione)
– testabilità (possibilità di sottoporre a verifica e cioè al processo di falsificabilità)
– fertilità (utile per condurre a ulteriori scoperte di natura teorica e pratica)

Nella scienza non ci sono tesi e antitesi che lottano per il predominio ma solo ipotesi rilevanti e pertinenti soggette a verifica e mai accettate come verità assolute. Al giorno d’oggi gli scienziati, quando sono abbastanza sicuri di una certa posizione, parlano di una ipotesi altamente corroborata. Non ci sono più leggi a cui si attribuisce eterna certezza.

L’assenza di certezza non significa che una affermazione vale l’altra. Significa che tutte le affermazioni devono conformarsi ai criteri precedentemente evidenziati se vogliono essere qualificate come affermazioni della conoscenza ed esse conservano tale qualifica solo se continuano a conformarsi a quei criteri. Considerato che nessuno conosce il futuro, la posizione più ragionevole è di essere accorti nell’attribuire a qualsiasi affermazione scientifica una patente di verità eterna (e quindi non umanamente sostenibile).

L’analisi condotta fin qui su Libertà, Sviluppo e Conoscenza, ha inteso presentare alcune imbecillità con cui lo statismo (vale a dire, i governanti statali e i loro intellettuali servi) hanno manipolato e offuscato quelle realtà. Lo scopo generale è quello di abbandonare l’oscurantismo e l’idiozia che, per mezzo degli scienziati sociali, hanno reso la vita di molti esseri umani orrenda e breve e di molti altri lunga e senza senso.

Per agevolare il raggiungimento di questo scopo è necessario presentare alcuni principi e strumenti che permettano di andare oltre lo statismo (e quindi oltre l’oscurantismo e l’idiozia).