Il regalo di commiato

Sua moglie così parla a lui, al lontano Utanapishtim:
“Gilgamesh è venuto a te stanco e abbattuto;
che cosa puoi dargli che possa portare con sé nel suo paese?”.
Egli allora Gilgamesh sollevò il remo e fece accostare la nave alla sponda.
Utanapishtim così parlò a lui, a Gilgamesh:
“Gilgamesh, tu sei venuto stanco e abbattuto,
cosa posso darti da portare con te al tuo paese?
Ti voglio rivelare, o Gilgamesh, una cosa nascosta,
il segreto degli dei ti voglio manifestare.
Vi è una pianta, le cui radici sono simili a un rovo,
le cui spine, come quelle di una rosa, pungeranno le tue mani;
se tu puoi raggiungere tale pianta e prenderla nelle tue mani”.
Appena Gilgamesh udì ciò, egli aprì un foro,
si legò ai piedi grandi pietre,
e si immerse nell’Apzu, la dimora di Ea;
egli prese la pianta sebbene questa pungesse le sue mani,
slegò quindi le grandi pietre che aveva ai piedi,
e così il mare lo fece risalire fino alla sponda.
Gilgamesh parlò a lui, ad Urshanabi il battelliere:
“Urshanabi, questa pianta è la pianta dell’irrequietezza;
grazie ad essa l’uomo ottiene…
nel suo cuore,
io voglio portarla ad Uruk,
e voglio darla da mangiare ai vecchi e così provare la pianta.
Il suo nome sarà:
’Un uomo vecchio si trasforma in uomo nella sua piena virilità.
Anch’io voglio mangiare la pianta e così ritornerò giovane”.
Dopo venti leghe essi fecero uno spuntino;
dopo trenta leghe essi si fermarono per la notte;
Gilgamesh vide un pozzo le cui acque erano fresche,
si tuffò in esse e si lavò;
ma un serpente annusò la fragranza della pianta,
si avvicinò silenziosamente e prese la pianta;
nel momento in cui esso la toccò, perse la sua vecchia pelle.
Gilgamesh quel giorno sedette e pianse,
le lacrime scorrevano sulle sue guance.
Egli allora parlò ad Urshanabi il battelliere:
“O Urshanabi, per che cosa si sono affaticate le mie braccia?
Per quale scopo è scorso il sangue nelle mie vene?
Non sono stato capace di ottenere alcunché di buono per me stesso!
Io ho fatto del bene persino al leone della steppa,
ed ora l’onda si è già allontanata di venti leghe.
Nell’aprire il foro ho lasciato cadere dentro gli arnesi di lavoro;
cosa potrei trovare ora da porre al mio fianco?
Io voglio abbandonare la ricerca!
Avessi lasciato la nave ai suoi ormeggi!”.
Dopo venti leghe
essi fecero uno spuntino;
dopo trenta leghe essi si fermarono per la notte;