In marcia: gambe e memoria


La putrefazione sociale in corso avanza.

Non risparmia neanche il cosiddetto movimento il quale, lungi dal costituire un’isola felice incontaminata, ne emana non di rado i medesimi miasmi soffocanti.

In questi ultimi anni la sua ascesa nel cielo del consenso popolare, avvenuta per merito della lotta contro il Tav in Val Susa, è corrisposta alla sua discesa nel fango del calcolo politico.

In un certo senso, questa concomitanza non è affatto casuale.

Quando la smania di esserci porta alla negazione dell’essere, cos’altro ci si potrebbe aspettare? Un piccolo passo dopo l’altro, un piccolo compromesso dopo l’altro, ed eccoci arrivati al successo del riconoscimento politico. Arrivati, sì, ma non senza averne pagato il fio.

Queste riflessioni ce le ha suscitate la lettura del comunicato intitolato Tra sciacalli, provocatori ed egoismi apparso sul sito Notav.info all’indomani dell’arresto di due anarchici torinesi, accusati di essere gli autori materiali del ferimento di Gabriele Adinolfi, amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare, avvenuto a Genova lo scorso maggio.

Nonostante lo stesso procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, abbia esplicitamente precisato che i due accusati non hanno alcun rapporto con il movimento Notav, un giornalista noto per il suo astio nei confronti dei contestatori valsusini ha approfittato dell’occasione per pubblicare un articolo in cui evoca fantomatici collegamenti fra i pochissimi che sparano alle gambe di manager di Stato ed i moltissimi che lanciano pietre contro un cantiere dello Stato.

Tanto è bastato a quel sito, legato all’area dell’autonomia torinese nonché referente “di movimento” di quella lotta trasversale, per dare fiato alle trombe.

In che modo? Ricordando al giornalista che in questo caso perfino le veline della procura, quelle che egli professionalmente ricalca con scrupoloso servilismo, smentiscono le sue menzogne? No, troppo poco. Notav.info si è spinto molto più in là, arrivando a sentenziare: «Quello che è certo è che i movimenti di lotta nulla hanno a che spartire con i gesti individuali figli di una cultura demenziale, nichilista ed egoista di chi pensa di aver sempre da insegnare a tutti e tutte e porta avanti azioni senza preoccuparsi degli effetti che potranno avere sulle lotte e il bisogno di opposizione che inizia a covare nel paese».

Dopo gli intrighi alla Tartufo, ecco ora la stoccata alla Maramaldo. Che i due anarchici arrestati non possiedano i requisiti minimi necessari per incassare la solidarietà di Notav.info — ovvero essere degli attivisti Notav propugnatori delle lotte popolari — questo è fin troppo palese.

E supponiamo che una eventuale manifestazione di solidarietà non sarebbe stata particolarmente gradita nemmeno dai diretti interessati.

Ma non è questo il punto, giacché l’alternativa ad una ipocrita solidarietà non è e non può essere una becera condanna. Perché è inutile girarci attorno.

Al di là della loro “colpevolezza” o “innocenza”, quei due anarchici arrestati sono stati presentati da tutta la stampa nazionale come i due “terroristi” da condannare. E Notav.info si è affrettato ad aggregarsi a modo suo al coro di biasimo.

E qual è il modo suo? Parlando con modestia non a nome del proprio movimento di cui si è autoeletto ufficio-stampa, bensì a nome dei «movimenti di lotta» nella loro totalità, Notav.info prende le distanze dai gesti individuali contro cui scaglia strali che si speravano sepolti assieme all’Enciclopedia sovietica di staliniana memoria.

Ah, questi anarchici individualisti! Tutti dementi, nichilisti ed egoisti. Lettori dell’ambiguo Stirner, mica di quel genio di Mao. Capaci di pensare che nulla vi sia da conservare in questo mondo miserabile, consegnandosi così all’impotenza politica.

Buoni solo ad ascoltare la voce della propria coscienza (quanta arroganza!), invece di mettersi al servizio del popolo guidandolo nella lunga marcia (quanta umiltà!).

E così presuntuosi da voler insegnare agli altri, a differenza di chi con grande senso della misura organizza i seminari delle Università della lotta! Fossero scienziati della rivoluzione, saprebbero calcolare in anticipo gli effetti delle loro azioni (ad esempio, quanti voti si sarà in grado di portare in dono a Rifondazione Comunista, a Sel o a quanti altri e cosa chiedere loro in cambio).

Così, dopo essersi dissociati dai sabotaggi avvenuti in Val Susa contro l’alta velocità, dopo essersi dissociati dai sabotaggi avvenuti in Italia contro l’alta velocità, dopo essersi dissociati dai sabotaggi avvenuti in Europa contro l’alta velocità, ora i curatori di Notav.info si associano alla canea reazionaria scatenatasi nella caccia all’anarchico.

Il tutto per farla finita con il demone della rivolta individuale, ovvero quella rivolta che non domanda il permesso a nessun comitato, a nessuna assemblea, prima di fare ciò che ritiene giusto fare. Come hanno fatto a loro tempo gli anonimi sabotatori che alla metà degli anni 90 hanno attaccato in Val Susa i cantieri del Tav, senza sapere se dalla loro azione sarebbe poi nato un movimento di massa, ma affidandosi solo alla loro rabbia.

Con il cuore pieno di sogni, non di bisogni; di speranze, non di garanzie. È anche grazie a quei gesti individuali — «demenziali, nichilisti ed egoisti» — se oggi in Val Susa si respira un’aria diversa dalla muta rassegnazione.

Ma per il ceto politico gli anarchici buoni sono solo quelli morti, quelli che si allineano, quelli che tacciono.