Internet e i Figli di un DIO minorato

tastiera LOLAttenzione, questo post contiene un alto tasso di Nostalgitrofene che può provocare nostalgia, invecchiamento precoce, sonnolenza e/o morte istantanea.

Molti di voi si ricorderanno i primi tempi in cui ci siamo avvicinati a internet come un epoca in cui i modem scoreggiavano ancora, e internet era un posto bello, un posto vuoto, pieno di niente, senza lo streaming, senza il social networking, senza tutte quelle cosine che oggigiorno ci fanno stare incollati allo schermo ore ed ore e che adesso sono diventate sinonimo di “internet” e in certi contesti sinonimo di “computer”.

Quando i forum avevano tutta un’altra funzione, poi soppiantati da siti come yahoo answers, quando su internet la roba te la dovevi cercare e google manco esisteva, al massimo c’era quello zingarissimo lycos che era pure pubblicizzato alla tivvù, che si sa, se la roba di internet va alla tele vuol dire che è già vecchia. ‘nzomma quei tempi li.

Il primo approccio a internet ai tempi un po’ impacciato e talvolta un po’ a cassaccio, si andava per tentativi con il tempo degli scatti del telefono, che poi ci sarebbero pesati sulla bolletta telefonica, che ci correvano dietro. Poi si entrava nel meccanismo, e se eri più sveglio di un uovo avvolto nel cuki forno, captavi il potenziale del mezzo. Tu eri tutto e nessuno, e tutti erano tutto, quel morboso desiderio di alterego che tutti bene o male, chi a livello patologico, chi meno, covano dentro poteva essere sfogato con il web!

Quel desiderio un po’ zozzo, di cui in fondo ti vergogni perchè fa molto locale di scambisti, di essere in un ambiente dove non sei te, dove sei quello che dici di essere e soprattutto quello che dai. Proprio quello di cui la società aveva bisogno, una zona franca dove terroristi/serial killer/pazzi maniaci matricida potevano crescere in pace, senza il bisogno del giudizio di un qualsivoglia mondo reale, perchè sei senza volto, con una maschera, come il tizio del locale di scambisti di prima, ora hai capito la similitudine.

Lamer, i troll, tutti questi “personaggi” che infondo infondo che altro sono se non individui davanti a uno schermo ma per il discorso di poco fa diventano colonne portanti di internet, come l’arcinemico è importante per ogni super eroe, il brivido di evasione che non scema, come scegliere di andare a puttane sistematicamente nonostante si possa scegliere di non andarci.

Si creano patologie, adhd che sale a livelli imbarazzanti che manco l’aids negli anni ottanta, bipolari che neanche ti dico, insomma, gente che chiameremo “figli di internet” così per fare di tutto un nome, che fa tanto sociologo affermato che va sui libri universitari.

‘sti figli di internet in fin dei conti siamo noi, quei ventenni che fanno i nostalgici come se ne avessero 40, figli di questo mondo che va talmente svelto che ormai i ragazzini di quattordici anni si ritrovano alla fontanella in piazzetta a buttare molliche ai piccioni parlando dei tempi in cui i film erano ancora in due dimensioni.

Ma i figli di internet avevano bisogno di una cura, non si poteva reggere una società futura su elementi di questo tipo, e come la proverbiale montagna che alza il culo e va da Maometto (nella speranza che google non ci indicizzi come sito di estremisti islamici) il “mondo vero” di matrixiana memoria viene riversato sulla rete, il vangelo del social networking prende piede, l’identità che avevi nella rete che portava il nome del tuo nickname (ed era fico perchè era scelto da te, mica da quei due pirla dei tuoi che ti han chiamato come il nonno con quei nomi fuori moda tipo Gaetano o Pierfrancesco, mentre gli amichetti a scuola si chiamavano Jason come il tipo fico dei power rangers, ma questa è un’altra storia) collide e si mescola in un modo anche abbastanza disturbante e malato con la tua vera identità, risultando un’inquietante inversione di corrente, l’identità della rete prende piede nel mondo reale creando individui con il nickname nel DNA. Roba strana. Roba brutta.

Perchè il social networking, che da ora in poi chiameremo “facebook” così perchè ci piace indicare capri espiatori che non è mai demodé, sulla carta poteva essere la panacea di quel male brutto che affliggeva ‘sti poveri figli di internet, ma al contrario è solo materiale inglobabile in quella grossa creatura dal potenziale infinito che fagocita tutto e tutti.

L’io del mio nome si incrocia brutalmente con l’io del nick, non si alternano ne uno domina sull’altro ma si sovrappongono un po’ così, con l’impressione che in fin dei conti sia sempre stato così. E si creano contatti sia con gli amici fisici che quelli digitali, prima separati in compartimenti stagni, con sporadiche eccezioni, ma con contorni ben distinti, in un unico grosso crogiolo, concesso da facebook, rendendo quasi naturale una cosa che fino a poco tempo fa poteva risultare grottesca, come accostare al nome della ragazzina di cui eri innamorato alle medie, una serie di nickname con i cognomi, perchè è difficile separarsi dal nickname, ce l’abbiamo nel DNA, sostanzialmente siamo noi.

Il voyeurismo digitale guadagna e perde senso ad intermittenza, in base al peso che diamo all’identità, mentre nel frattempo, nel tuo profilo di un qualsivoglia forum, un’autoscatto di te ad una cena riempie quello spazio che prima sarebbe stato occupato da una sagoma di uomo grigia, o da un’immagine di un pisello sommariamente disegnata con paint.

Ma nonostante tutto, stai sicuro che questo post lo trovi anche sotto forma di nota su Facebook, ma …
non chiedetemi l'amicizia sono un fantasma