Ishtar si lamenta mentre Gilgamesh festeggia

Ishtar salì sulle mura di Uruk, l’ovile.
Essa si piegò su se stessa ed esplose in maledizioni:
“Gilgamesh, proprio colui che mi ha umiliata, ha ucciso il Toro celeste!”.
Enkidu udì queste parole di Ishtar,
ed allora strappò una spalla del Toro celeste e gliela gettò in faccia, dicendo:
“Se io ti potessi raggiungere,
farei lo stesso anche a te,
e appenderei i tuoi intestini alle tue braccia!”.
Ishtar raccolse attorno a se le cortigiane,
le prostitute e le ierodule.
Essa intonò un canto funebre per la spalla del Toro celeste.
Gilgamesh dal canto suo raccolse gli artigiani, tutti gli armaioli,
e gli artigiani ammirarono lo spessore delle corna del Toro;
di trenta mine di lapislazzuli esse erano fatte,
di due dita era il loro spessore,
esse avevano una capienza di sette gur di olio.
Egli le donò per ungersi al suo dio Lugalbanda.
Egli prese quindi, e le appese al letto del capo?famiglia.
Nell’Eufrate quindi essi si lavarono le mani,
e tenendosi per mano, vennero cavalcando per la strada di Uruk.
Il popolo di Uruk raccolto li guardava ammirato.
Gilgamesh allora alle ancelle del suo palazzo rivolse la parola:
“Chi è il più splendido tra i giovani uomini?
Chi è il più possente tra i maschi?”.
“Gilgamesh è il più splendido tra i giovani uomini!
Gilgamesh è il più possente tra i maschi!”.
Colei contro la quale la spalla del Toro celeste,
nella nostra rabbia abbiamo gettato,
Ishtar non troverà per la strada nessuno che abbia un cuore benevolo per lei,
Gilgamesh fece quindi una festa nel suo palazzo.