La divisione delle scienze


L’approfondimento e l’allargamento della conoscenza condusse alla formazione e al consolidamento di differenti aree di ricerca. Questo era quasi un risultato spontaneo di un processo di sviluppo del sapere mai visto prima, ma esso fu rinforzato in maniera artificiosa e portato a livelli insensati dalla concomitante formazione di un apparato istituzionale di scuole e centri di insegnamento nei quali ognuno era geloso della sua area di studio e voleva affermarne l’autonomia e la dignità in quanto disciplina separata e distinta.

Il risultato fu che, in alcuni casi, uno scienziato era occupato in una ricerca al termine della quale egli aveva accumulato sempre più conoscenze riguardo a sempre meno fino al momento in cui, qualcuno aggiunse in maniera sarcastica, egli sarebbe arrivato a conoscere tutto, di niente.

Durante gli ultimi 100 anni [metà del secolo XIX – metà del secolo XX] vi è stata la tendenza per ogni scienza di tenere le altre a una distanza di sicurezza, pascolando all’interno dei propri campi delimitati e imparando sempre più intorno ad un numero sempre meno ampio di fenomeni. Sebbene ciò sia dovuto indubbiamente, in parte, al vasto accumulo di conoscenza empirica a cui abbiamo assistito in questo periodo, ciò rappresenta anche un preciso atteggiamento che ha esercitato effetti di rincretinimento.
(Ralph Linton, The Scope and Aims of Anthropology, in, The Science of Man in the World Crisis, 1950)

Nelle scienze naturali e della materia (biologia, fisica, chimica, ingegneria, ecc.) la divisione in differenti campi di studio è stata contrastata a partire dalla metà del secolo XX con collegamenti e incroci estremamente produttivi tra diversi settori di ricerca.
Nel corso degli anni 1950 e 1960 gli iniziatori della Cibernetica (Norbert Wiener) e della Teoria Generale dei Sistemi (Ludwig von Bertalanffy) hanno stimolato l’adozione di approcci integrati allo studio dei problemi.

Lo stesso non si può dire sia avvenuto all’interno delle cosiddette scienze sociali (sociologia, psicologia, economia, ecc.) e soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra le scienze sociali e le scienze fisiche. In questo caso la divisione (separazione) è cresciuta a tal punto che appare appropriato definirla un divario (divaricazione).