La navigazione nelle acque della morte


e così Gilgamesh e Urshanabi si imbarcarono sulla nave,
essi fecero salpare la nave e si misero in viaggio.
Il percorso di un mese e quindici giorni in direzione del paese di [ ], essi lo compirono in soli tre giorni.
Così giunse Urshanabi alle acque di morte.
Allora Urshanabi parlò a lui, a Gilgamesh:
“Stai indietro Gilgamesh! Prendi un palo,
le acque di morte non devono sfiorare la tua mano;
un secondo, un terzo e un quarto palo prendi o Gilgamesh;
un quinto, un sesto e un settimo palo prendi o Gilgamesh;
un ottavo, un nono e un decimo palo prendi o Gilgamesh;
un undicesimo, un dodicesimo palo prendi o Gilgamesh”.
Giunto a centoventi, Gilgamesh aveva esaurito tutti i pali.
Allora egli slacciò la sua cintura per legarli,
quindi Gilgamesh si spogliò dei suoi vestiti,
e con le sue braccia li arrotolò attorno all’albero della nave.
Utanapishtim osserva la scena da lontano,
consultandosi con sé stesso pronuncia le parole,
in verità egli va riflettendo tra sé:
“Perché sono state divelte le stele di pietra a cui era attraccata la nave e senza le quali non è possibile attraversare il mare?
Colui che viene da me non è dei miei,
Io guardo ma non lo riconosco;
chi viene da me?
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