La paura degli eroi


Davanti a Shamash (Gilgamesh) si presentò,
sul suo volto scorrevano le lacrime.
“O Shamash! ciò che hai detto a Ninsun ad Uruk rammenta!
Stammi vicino, ascolta la mia supplica”.
Di Gilgamesh, seme della città di Uruk, l’ovile;
Shamash ascoltò le parole pronunciate.
Subito un grido scende dal cielo per lui:
“Fai presto! Affrontalo, in modo che non entri nella Foresta,
non lo far nascondere tra gli alberi, non concedergli tregua,
Khubaba non ha indosso i sette vestiti;
egli ne indossa soltanto uno, gli altri sei sono stati strappati, questi gli sono stati tolti”.
Come tori selvaggi, essi si affrontano, per la prima volta egli muggì, pieno di terrore.
Il guardiano della Foresta grida, Khubaba come un dio grida.
Gilgamesh aprì la sua bocca e disse ad Enkidu:
“Di Khubaba la forza è troppo grande, da soli non possiamo affrontarlo, gli stranieri;
un sentiero tortuoso non è percorribile facilmente da uno solo, ma da due;
unendo la forza di noi due una corda a tre fili è difficile da rompere e un forte leone non può prevalere su due leopardi
lacuna di 6 righe
Gilgamesh aprì la sua bocca e disse ad Enkidu:
“Amico mio, non [ ]
i figli non [ ]”.
Enkidu aprì la sua bocca e disse a Gilgamesh:
“Amico mio, colui verso il quale noi andiamo Khubaba verso il quale noi andiamo”.
Gilgamesh aprì la sua bocca e disse ad Enkidu:
“Amico mio,
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Enkidu aprì la sua bocca e disse; così parlò a Gilgamesh:
“Amico mio, anche se riuscissi a scendere nella Foresta dei Cedri e ad aprirne la porta,
allora le mie braccia sarebbero paralizzate!”.
Gilgamesh aprì la sua bocca e disse; così parlò a Enkidu:
“Perché, amico mio, parliamo come codardi?
Noi siamo in grado di attraversare tutte le montagne;
noi non volgeremo il nostro sguardo indietro, prima di avere abbattuto i Cedri;
amico mio, tu sei ferrato nella battaglia!
Chi ha paura della battaglia non può essere mio compagno!
Poiché ti sei spalmato con unguenti, non hai bisogno di temere la morte;
tu porti lo splendore della terra come fosse un mantello!
Come un tamburo risuoni il tuo grido!
la paralisi abbandoni le tue braccia e l’impotenza sia portata via dai tuoi lombi;
tieni stretta, amico mio, la mia mano; andiamo come un sol uomo;
il tuo cuore possa ardere per la battaglia;
dimentica la morte, persegui la vita.
L’uomo forte, preparato per il combattimento, responsabile, che va davanti, vigila sul suo corpo e salverà l’amico;
essi si sono assicurati la fama per i tempi a venire”.
Ambedue si abbracciarono,prestarono giuramento e si posero in cammino, essi intrapresero la via della Foresta.