La prova del sonno per Gilgamesh

Ma appena egli si sedette al suolo con la testa tra le sue ginocchia,
il sonno scese su di lui come un velo di nebbia.
Utanapishtim parlò allora a lei, a sua moglie:
“Guarda il grande uomo che cerca la vita,
il sonno è sceso su di lui come un velo di nebbia”.
Sua moglie così parlò a lui, a Utanapishtim il lontano:
“Toccalo, fallo svegliare!
Possa egli tornare indietro in pace per la via da cui è venuto.
Possa egli tornare indietro nel suo paese attraversando la porta da cui è uscito”.
Utanapishtim parlò a lei, a sua moglie:
“L’umanità è ingannevole; egli raggirerà pure te.
Orsù cuoci un pane per lui e ponilo vicino alla sua testa,
segna anche sul muro i giorni che egli passa dormendo”.
Essa cosse un pane e lo depose vicino alla sua testa;
segnò inoltre sul muro i giorni che egli passò dormendo.
Il pane del primo giorno era già secco,
quello del secondo giorno era raggrinzito,
quello del terzo giorno era molliccio,
quello del quarto giorno aveva la crosta bianca,
quello del quinto giorno aveva perso colore,
quello del sesto giorno era appena cotto,
quello del settimo giorno lo aveva appena sfornato,
allorché egli lo toccò e lo svegliò.
Gilgamesh così parlò a lui, a Utanapishtim il lontano:
“Non appena il sonno è sceso su di me,
mi hai subito toccato e mi hai svegliato”.
Utanapishtim così parlò a lui, a Gilgamesh:
“Guarda, Gilgamesh! Conta i pani!
Così apprenderai quanti giorni hai dormito.
Il pane del primo giorno è già secco,
quello del secondo giorno è raggrinzito,
quello del terzo giorno è molliccio,
quello del quarto giorno ha la crosta bianca,
quello del quinto giorno ha perso colore,
quello del sesto giorno è appena cotto,
quello del settimo giorno era appena stato sfornato,
quando io ti ho toccato”.
Gilgamesh così parlò a lui, a Utanapishtim il lontano:
“Ahimè! Come ho potuto fare ciò, Utanapishtim!
Dove potrò andare adesso?
I rapinatori mi hanno intrappolato,
nella mia camera da letto alberga la morte;
dovunque io ponga il mio piede, là c’è la morte”.