La sfida e il quadro generale

Come già precedentemente evidenziato, gli scienziati sociali sono più inclini a narcotizzare le persone che sono in una situazione problematica, promettendo una soluzione dall’alto da parte di professionisti, piuttosto che lasciare che le persone accolgano la sfida e trovino da sé la soluzione.

Il non accettare la sfida (ad es. per paura di non essere all’altezza) o il non essere liberi di accettare la sfida (ad es. a causa dell’esistenza di talune barriere o distorsioni statali in alcuni settori di possibile intervento, quali ad esempio l’educazione), sono fonti di moltissimi disastri morali e materiali concernenti l’essere umano.

Questa paralisi della vitalità blocca l’individuo in una situazione statica di dipendenza da un qualsiasi potere esterno, sia esso un aggressore brutale, un soccorritore che si suppone benevolo o qualsiasi capriccio della natura.

L’essere umano non soffocato da padroni e stregoni è, generalmente, un individuo intraprendente, curioso di apprendere e desideroso di agire.

Nel corso della storia le persone hanno affrontato ogni sorta di sfida ed hanno persino inventato ogni sorta di sfide sotto forma di giochi, avventure, spedizioni, gare, e così via. Assumere una sfida significa competere con altri o con sé stessi. Dalla competizione deriva la competenza ed è soprattutto attraverso la competizione che le persone possono diventare competenti.

La fida dovrebbe essere proporzionale alle capacità e il livello di difficoltà nella sfida dovrebbe crescere in relazione alle nuove acquisizioni di capacità. In questo modo, la tensione nell’affrontare un problema è accompagnata da un rilascio creativo della tensione, ad es. impegnandosi nel raggiungimento di un risultato conseguibile o nella scoperta di una soluzione possibile.

“Abbiamo scoperto che le civiltà sorsero in ambienti insolitamente difficili e non insolitamente facili, e questo ci ha portato a chiederci se tale fatto non sia il portato di qualche legge sociale che potrebbe essere espresso nella formula: ‘maggiore la sfida, maggiore lo stimolo’.”
(Arnold Toynbee, A Study of History, 1946)

Il crimine degli scienziati sociali consiste nell’aver condannato le sfide come perturbazioni dell’ordine sociale (talvolta qualificandole sotto l’etichetta negativa di “darwinismo sociale”) e di averle accantonate tranne che in contesti specifici in cui professionisti della competizione gareggiano tra di loro di fronte ad un pubblico pagante.

Tutto il resto è stato altamente regolato, eliminando ogni possibile sperimentazione sociale che potrebbe rappresentare una sfida ai sacerdoti del culto dominante, i soli abilitati ad effettuare esperimenti attraverso la pianificazione economica e le disposizioni di legge.

Considerando che il progresso personale e sociale ha origine dal coinvolgimento in nuove e più impegnative sfide (che non hanno nulla a che vedere con la produzione da parte del potere di falsi obiettivi da seguire e di falsi nemici da sconfiggere), l’assenza di vere sfide potrebbe essere un segno inquietante di prossimi disastri personali e sociali.

Il quadro generale
I vari principi teoretici e strumenti pratici precedentemente evidenziati dovrebbero essere visti come ipotesi di lavoro da utilizzare nella misura e fino a quando essi si applicano alla realtà in maniera produttiva e razionale.

Nella scienza non esistono credenze sotto forma di dogmi la cui validità è verificata e accettata una volta per tutte.

Quello che dovrebbe essere chiaro, attualmente, esaminando il modo in cui la conoscenza è fatta avanzare, è che le scienze sociali stanno fallendo di continuo nel compito di produrre scienza, e cioè nuova conoscenza. È probabile che questa situazione si protragga e peggiori a meno che individui creativi e attivi riescano a superare tre errori fondamentali che caratterizzano gli scienziati sociali contemporanei. Essi sono:

1. I punti sbagliati
2. I totem assurdi
3. Le vedute ristrette

I punti sbagliati all’ordine del giorno
Gli scienziati sociali hanno messo nell’agenda delle scienze sociali una serie di punti erronei, generalmente sotto forma di contrapposizioni nette.
Se la corretta individuazione del problema (vale a dire, della materia o area su cui focalizzare l’attenzione) può essere considerato un notevole passo in avanti verso la sua soluzione, il mettere punti sbagliati all’ordine dl giorno è come rendere il problema ancora più difficile, allontanandosi notevolmente dalle soluzioni.
Punti errati nell’agenda sociale sono, ad esempio, le seguenti polarità:

– natura-ambiente (nature-nurture)

“La controversia [natura-ambiente] costituisce uno pseudo-problema, perché si basa su false premesse. Che l’organismo sia un microbo, un chicco di grano, un insetto, o un essere umano, tutte le sue caratteristiche sono ereditarie, e sono anche determinate dall’ambiente.”
(René Dubos, Man Adapting, 1980)

– corpo-mente

“L’abitudine di parlare di entità distinte, il corpo e la mente, è così profondamente insita nelle nostre tradizioni linguistiche che a molte persone sembra assurdo interrogarsi sulla sua fondamentale validità. Ma questo problema, come molti altri, possiede complessità che non sono apparenti al senso comune.”
(J. Z. Young, An Introduction to the Study of Man, 1971)

– individuo-società

“È soprattutto necessario evitare di postulare la ‘società’ come una semplice astrazione opposta all’individuo. L’individuo è un essere sociale. La manifestazione della sua vita – anche quando non appare direttamente come una manifestazione sociale, compiuta in associazione con altri esseri umani – è nondimeno una manifestazione ed una affermazione della vita sociale.”
(Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844)

– destra-sinistra

“Immagina che tipo di scienza sarebbe la zoologia o la cristallografia se ogni entità fosse ridotta ad una sola dimensione, classificando tutti gli oggetti solo in base alla loro grandezza o a seconda che fossero scuri o chiari, lisci o ruvidi. In realtà, anche questo modo di classificare sarebbe un successo, perché almeno tali qualità esistono e formano un continuum; invece nessuno è riuscito a stabilire il significato di Sinistra e Destra e le persone continuano a scontrarsi tra di loro su Chi è a Sinistra o a Destra di Chi.”
(Stanislav Andreski, Social Sciences as Sorcery, 1972)

– parti-intero

“Le parti e gli interi non esistono in termini assoluti nelle sfere della vita.”
(Arthur Koestler in, Beyond Reductionism, 1969)

– globale-locale

“Il nostro è un mondo del tutto nuovo in cui tutto avviene all’unisono. Il ‘tempo’ è finito, lo ‘spazio’ è svanito. Viviamo ora in un villaggio globale … fatto di eventi simultanei. La nuova interdipendenza elettronica ricrea il mondo a immagine di un villaggio globale.”
(Marshall McLuhan & Quentin Fiore, 1967)

Altre temi che hanno attratto inutilmente molta attenzione e e sciupato senza ragione molte energie che sarebbe stato meglio impiegare diversamente sono:

– La fine della storia: il capitalismo ha vinto, il comunismo ha perso. Fine della storia.
Questa è una tesi ridicola di per sé considerando che la storia non finisce fino a quando continua l’avventura umana. È ancora più ridicola per il fatto che il capitalismo è finito da un pezzo, rimpiazzato dallo statismo, e i governanti dell’Unione Sovietica non hanno mai attuato il comunismo (socializzazione di tutti gli strumenti produttivi e eguagliamento delle condizioni di vita) ma una forma arretrata di statismo. Questa tesi rassomiglia all’affermazione di Hegel secondo cui, con la formazione dello stato prussiano, si era raggiunto lo stadio finale della civiltà.

– Lo scontro delle civiltà: noi siamo i buoni, loro sono i cattivi. Fine del discorso.
Gli scienziati sociali e i governanti statali hanno disperatamente bisogno di un nemico (gli anarchici, gli ebrei, i comunisti, gli islamici, ecc.) altrimenti sarebbero disoccupati. Non c’è quindi da stupirsi che, dopo la caduta del muro di Berlino, una idea così insulsa come lo scontro delle civiltà abbia ricevuto tanta risonanza e tanto consenso da parte degli “intellettuali”. Colmava una profonda necessità politica e, poco importa se si tratta di pura spazzatura mentale.

– La corsa verso l’abisso: l’ascesa di coloro che sono alla base della piramide rischia di far precipitare tutti verso l’abisso.
Questo è la più velenosa di tutte le bugie diffuse dagli scienziati sociali e rivela il comportamento tradizionale di tutti i gradassi di questo mondo i quali, una volta raggiunta una posizione di forza, vogliono salvaguardarla attraverso il protezionismo (chiamato ‘fair trade’) e il monopolismo (chiamato ‘misure anti-dumping’).

Molti scienziati sociali sono o direttamente responsabili di questi punti sbagliati all’ordine del giorno delle scienze sociali o hanno permesso che le loro menti fossero popolate da questi temi fasulli con i quali essi, a loro volta, hanno riempito le menti di molti studenti e lettori. Alcuni di questi diventeranno scienziati sociali e continueranno la catena di discussioni idiote e senza senso presentate come dibattiti profondi e istruttivi.

I totem assurdi
I punti sbagliati all’ordine del giorno, una volta accettati e perpetuati, hanno la tendenza a diventare, molto spesso, totem (simulacri) assurdi, che non possono e non debbono essere messi in questione.

In generale, le persone che hanno come obiettivo principale il potere, abbelliscono con affermazioni suadenti, piene di buone intenzioni, il modo in cui essi utilizzeranno il potere a cui aspirano così intensamente. Gli intellettuali in quanto sacerdoti della vita sociale sono affascinati da questi proclami accattivanti che promettono soluzioni per qualsiasi malanno sociale. Sono quindi pronti a dare struttura e risonanza a queste dichiarazioni quanto più esse sono pieni degli assurdi simulacri della vita sociale.

Ad esempio ‘democrazia’ è uno di questi simulacri e, probabilmente con ‘socialismo’, è il più avvincente e affascinante di tutti. La democrazia è il credo comune e indiscusso di tutti gli scienziati sociali tradizionali. L’ammettere apertamente di essere contro la democrazia è, tuttora, visto come un atteggiamento blasfemo. È fuori della portata dello scienziato sociale tradizionale pensare che, essere a favore dell’autonomia e della responsabilità dell’individuo, significa necessariamente essere contro la tirannia della maggioranza, che è ciò che la democrazia è concretamente, se andiamo oltre le dichiarazioni fumose e vuote in difesa dei diritti delle minoranze.

“Il mondo non ha ancora compreso la base spirituale della rivoluzione del Nazionalsocialismo e sta ancora perdendosi in discorsi su democrazia contro dittatura, e non si rende conto che la rivoluzione tedesca è democrazia nel senso più elevato del termine. … Io faccio parte del popolo e non sono un intellettuale straniero o l’apostolo di una rivoluzione internazionale.”
(Adolf Hitler, da un discorso al Reichstag, 30 Gennaio 1937)

Per questo motivo, al fine di sostenere i simulacri, gli scienziati sociali devono farli apparire per quello che essi non sono nella realtà dei fatti (ad es. la democrazia come potere delle persone, il socialismo come la forma di organizzazione incentrata sulla società) e semplici affermazioni devono essere presentate come realtà effettiva (ad es. discorsi a favore della democrazia come democrazia in azione, discorsi a favore del socialismo come socialismo in azione).

A quel punto, gli intellettuali sono disposti ad impegnarsi a fondo per raffigurare la realtà instaurata dai nuovi padroni in un modo che minimizzi o addirittura obliteri qualsiasi discrepanza con le promesse fatte che evocano aspirazioni a loro care (almeno in astratto).

Purtroppo, affermare semplicemente che si ha l’intenzione di risolvere un problema non ci porta nemmeno all’inizio di una soluzione; o chiamare una società socialista, liberale o democratica non fa avanzare nessuno sulla strada del benessere, della libertà e della autonomia dell’individuo.

Ciononostante, per gli intellettuali logorroici, parole allettanti e affermazioni reboanti sono proprio ciò di cui hanno bisogno. Lì essi trovano materiali in abbondanza per esercitare il loro mestiere, elaborando e delucidando quelle dichiarazioni con la produzione di ulteriori documenti, in una moltiplicazione di carta stampata che, assai spesso, è in relazione inversa alla produzione di idee originali e di certo non ha alcuna connessione o impatto con la realtà corrente.

Tutto ciò è in contrasto totale con la scienza che non ha simulacri né sotto forma di maestri intoccabili né di affermazioni sacre. Al contrario, la caratteristica principale della scienza è l’indagine continua al fine di identificare possibili dissonanze tra affermazioni e realtà.
Gli assurdi simulacri degli scienziati sociali sono sia la fonte che il prodotto delle loro vedute ristrette.

Le vedute ristrette
Le vedute ristrette degli scienziati sociali derivano dal modo in cui gli scienziati (e gli uomini politici) hanno organizzato il sapere ufficiale e la sua trasmissione. Il mondo accademico, diviso in due campi principali (le scienze sociali e le scienze fisiche) a loro volta suddivise in una serie di sotto-aree più o meno delimitate, rappresenta la vera negazione di un approccio scientifico (cioè cognitivo) alla realtà.

Come già sottolineato, tutte queste divisioni hanno iniziato a venir meno in alcune aree e in alcuni casi, ma la maggior parte degli accademici non cederà facilmente i propri diritti esclusivi su alcuni recinti del sapere, anzi si sosterranno a vicenda per mantenere i loro diritti feudali.

Comunque, non tutti sono sul carro del particolarismo geloso.

La presentazione della Teoria Generale dei Sistemi risale alla metà del XX secolo (Ludwig von Bertalanffy, 1950) mentre l’approccio sistemico può essere collocato agli albori della scienza.
Sulla scia della teoria generale dei sistemi altre prospettive interessanti sono state avanzate come il concetto di Holon [da holos = tutto] (Arthur Koestler, 1967) e l’idea della Consilienza [Consilience] o Unità della Conoscenza (Edward O. Wilson, 1998)

“L’organismo va visto come una gerarchia con molteplici livelli composta da sotto-interi semi-autonomi che si ramificano in sotto-interi di ordine inferiore e così via. I sotto-interi a qualsiasi livello della gerarchia sono chiamati holons.”
(Arthur Koestler, in Beyond Reductionism, 1969)

“I confini tra discipline all’interno delle scienze naturali stanno scomparendo, rimpiazzati da domini ibridi in movimento nei quali la consilienza è implicita. Questi domini si collegano tra di loro attraverso molti livelli di complessità, dalla fisica della chimica e la chimica della fisica alla genetica molecolare, all’ecologia chimica e all’ecologia genetica. Nessuna di queste nuove specialità è ritenuta più che un punto focale di ricerca.”
“Considerato che l’azione umana include eventi originati da cause fisiche, perché le scienze sociali e umane dovrebbero essere impervie alla consilienza, cioè all’unità con le scienze naturali?”
(Edward O. Wilson, Consilience, 1998)

Da un punto di vista sistemico/olistico, tutta la realtà è vista come un continuum (di entità, di eventi, di caratteristiche) contrassegnato da varietà all’interno dell’unità.

La visione ristretta degli scienziati sociali cancella sia la varietà che l’unità ponendo al loro posto delle semplici polarità idiote (destra-sinistra, pubblico-privato, individuo-società, ecc.) inventate per loro convenienza come argomenti di interminabile e potremmo aggiungere inutile dibattito.

Dove tutto ciò (punti errati, totem assurdi, visioni ristrette) ci porterà, è qualcosa che dovrebbe concernere tutti. La scienza (vale a dire la conoscenza strutturata) è troppo importante per lasciarla nelle mani di scienziati di professione e, meno che mai, in quelle dei cosiddetti scienziati sociali.

“L’organizzazione e la guida di una nuova società da parte di scienziati socialisti rappresenta il governo peggiore e più dispotico che si possa mai concepire.”
(Mikhail Bakunin, 1872)

Occorre ora presentare scenari di futuri possibili e per fare ciò è necessario iniziare concentrando l’attenzione sui tratti principali della natura umana e della dinamica sociale, perché il futuro sarà, come è sempre stato, il risultato di chi noi siamo, di come ci comportiamo e di quanto noi siamo consapevoli del nostro vero essere e agire.