La successiva realtà storica

Nel corso del XVII e XVIII secolo la conoscenza della natura e le applicazioni pratiche sotto forma di strumenti tecnologici procedettero a passo sicuro soprattutto in Inghilterra, contribuendo alla nascita di quella che sarà chiamata la Rivoluzione Industriale.
Questa fu resa possibile dalla libertà di iniziativa e di sperimentazione prodotta dall’assenza di interferenza nelle vicende terrene da parte del potere religioso (la Chiesa), apertamente sottomessa sin da allora, in alcuni paesi dell’Europa settentrionale e centrale, al potere secolare. Il nuovo potere in ascesa (lo stato centrale) non solo non si opponeva allo sviluppo della scienza e della tecnologia ma era interessato a tale sviluppo per motivi di potenza militare e di superiorità economica.
Del tutto differente era però la situazione nel campo delle cosiddette scienze sociali o umanistiche. La visione cosmopolita dell’Umanesimo e del Rinascimento (dal XIV al XVI secolo) rianimata dall’Illuminismo (dalla fine del XVII al XVIII secolo) risultava sempre meno funzionale al nuovo Potere volto al territorialismo (sovranità territoriale) e al nazionalismo (omogeneità culturale).
Per questo motivo, mentre le scienze della natura e della materia traevano giovamento dal progressivo declino del potere della Chiesa Cattolica, lo stesso non si può dire per le scienze sociali e umane in relazione al potere in ascesa dello Stato Nazionale.

L’emancipazione e lo sviluppo delle scienze fisiche si contrappone quindi all’assoggettamento e al sottosviluppo delle scienze sociali attraverso un processo che può essere caratterizzato da tre aspetti:

– la divisione delle scienze
– il divario delle scienze
– lo scontro delle scienze.