La zattera di Paco

Tempo fa’, non importa quanto esattamente, avendo poche o nulle speranze che mi ancorassero ancora a questa terra, decisi di imbarcarmi per conoscere direttamente la parte politica del mondo.

Il malumore che provavo e la voglia disperata di sfogarlo contro chiunque malauguratamente capitasse a tiro, stavano sgretolando i miei principi morali. Pensai che questa mia avventura era decisamente l’ultimo surrogato alla pistola e alla pallottola. Risoluto mi avvicinai al porto, buttai gli ultimi spiccioli ideologici che avevo in tasca e mi imbarcai sulla nave M. che maestosa svettava nelle acque marce del mio paese.

Appena a bordo mi accorsi stupito della mancanza di orpelli che generalmente ornava le altre navi conosciute: semplici ponti in legno chiaro e giacigli di fortuna che a turno puliamo e teniamo in ordine.

Chiesi al primo incontrato sul ponte di poter conoscere, presentarmi al capitano e farmi inserire formalmente nell’equipaggio . La sua risposta esplose in una risata di scherno “non abbiamo capitani ne ufficiali di bordo”, e con il dito mi indico’ un enorme foglio bianco appiccicato a prua.

Mi avvicinai e lessi con il cuore in gola le poche righe scritte a caratteri cubitali: “Non-diario” e sotto una serie di indicazioni di rotta e le relative firme di accettazione o diniego. Con il tempo imparai che queste rotte condivise conducevano verso porti o in mare aperto dove il vento sbatte in faccia e ti devi abbassare per non cadere.

Non ci sono scialuppe di salvataggio e non si odono grida di “uomo a mare”.

Navighiamo per mesi a volte senza scorgere terra e carichiamo idee rivoluzionarie filtrandole per poi riversarle nelle enormi stive. Ora devo lasciarvi perché la prossima rotta e’ laggiù, dove tra le spume bianche del fortunale, già intravediamo ,nelle notti di luna piena, l’occhio della Bestia enorme che ci scruta agghiacciando il sangue …