L’anti politica non perdona

Alcuni partiti dichiarano di bloccare i mandati dei propri eletti, altri di non candidare condannati fatte le “dovute” eccezione e a ruota tutti gli altri partiti parlano di democrazia e trasparenza nella gestione della cosa pubblica.

Vento nuovo sulla politica italiana?
No, per niente, queste sono idee che la rete ha proposto e porta avanti da molto tempo e che nessuno vuole realmente mettere in pratica, oggi più che mai il vecchio sistema politico ha scoperto o per dirla meglio, si trova costretto ad intervenire nella rete, ma tutti questi proclami agli occhi del cittadino è percepita come retorica, che serve soltanto come cortina fumogena per annebbiare ulteriormente le menti di un popolo dormiente e coloro che affrontano queste tematiche vengono accusati di qualunquismo e antipolitica senza troppo approfondire.

Ma diciamoci le cose chiaramente, la “‘politica” è diventata un possesso, non un fare o un essere, una proprietà egoistica da difendere, ed è in questo giocoforza che si cerca di restringerla in un possesso esclusivo ed escludente e in un potere assoluto, finché non diventa il contrario di quello per cui era nata e cioè la ricerca del bene comune.

Mentre queste lobby di potere cercavano con tutte le forze di squalificare ogni voce antagonista come l’antipoliticà, nella rete succede che si sputtanano a tal punto che “politica” diventa sinonimo di corruzione, di menzogna, di prevaricazione, di dittatura, e l’antipoliticà sempre più sinonimo di libertà, liberazione, rinnovamento, pulizia morale, partecipazione, rinascita, a dimostrare che non sono i suoni o le condanne a creare il senso delle parole, ma le opere e gli scopi di chi le porta avanti.

La Cyber Politica può essere considerata la vera antipolitica.
Nel senso più comune il termine antipolitica definisce l’atteggiamento di coloro che si oppongono alla politica giudicandola pratica di potere e, quindi, ai partiti e agli esponenti politici ritenendoli, nell’immaginario collettivo, dediti a interessi personali e non al bene comune.

La rete non è né democratica, né dittatoriale, semplicemente mal reagisce alle forzature, tutti possono fare politica nella rete, ma la presunzione e le forzature per rappresentare tutti si paga cara, anche se i principi di base sono positivi.

Con questo salutiamo Valentino Tavolazzi, consapevoli che la sua caratura morale è lungamente migliore di qualsiasi altro politico presente in qualsiasi partito, paga pegno per aver voluto razionalizzare il caos del movimento.

Ciao Valentino e Buon Lavoro