L’approccio scientifico


L’essere umano è, fondamentalmente, un osservatore curioso e una persona volta ad analizzare tutto ciò che lo circonda e che avviene intorno a sé. Attraverso osservazioni attente e riflessioni critiche emergono tentativi volti a spiegare la natura e l’origine dei fenomeni.
Nel lontano passato il filosofo, vale a dire l’amante (filos) della conoscenza intesa come saggezza (sofia), era interessato alla totalità della realtà. Aristotele era in grado di meditare e scrivere riguardo ai fenomeni del mondo fisico e intellettuale in cui l’essere umano viveva e da cui era coinvolto.
Nel corso della storia, la Chiesa Cattolica dopo aver raggiunto una posizione di preminenza nel mondo Occidentale, assorbì e integrò nella sua dottrina e nel suo insegnamento gli scritti di Aristotele e, durante vari secoli, questi furono considerati come il credo definitivo per descrivere e spiegare la realtà.
Tale fu la situazione fino al XV e XVI secolo quando Copernicus, Keplero e Galileo minarono le basi della cosmologia Aristoteliana.

Copernicus (1473 – 1543) : De Revolutionibus Orbium Coelestium (1543)
Keplero (1571 – 1630) : Astronomia Nova (1609)
Galileo (1564 – 1642) : Dialogo sopra i massimi sistemi (1632)

Questo fu possibile attraverso:

– osservazioni più precise grazie all’invenzione di nuovi strumenti quali il cannocchiale;
– sperimentazioni più produttive condotte secondo metodi più rigorosi.

La gerarchia della Chiesa Cattolica riteneva che la libertà di osservazione e di sperimentazione avrebbe potuto compromettere la dottrina e specialmente il potere ecclesiastico di sanzionare ciò che è vero e ciò che è falso.
Questa paura di perdere il predominio sulle menti delle persone rappresentò il motivo principale che condusse al processo di Galileo e al forzato abbandono dei suoi convincimenti.
Il potere dominante dell’epoca (la Chiesa Cattolica) si era in tal modo schierata dalla parte di credenze tradizionali erronee invece di porsi in prima fila verso la scoperta di nuove verità scientifiche.
Così facendo condannò sé stessa a un lungo processo di decadenza intellettuale che risultò, a tempo debito, nel declino della sua autorità morale e del suo potere materiale.

Quasi intorno alla stessa epoca (la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo), in un’altra società più liberale, in cui il potere della Chiesa non era così vasto e invadente, Francis Bacon (1561-1626) poteva condurre indisturbato i suoi esperimenti; di lì a poco, a indicare l’ulteriore sviluppo della libertà di ricerca, la “Royal Society per il miglioramento della conoscenza della natura” era fondata (Londra, 1660), Isaac Newton pubblicava i “Philosophiae Naturalis Principia Mathematica” (1687) e le idee e i metodi della scienza moderna finalmente iniziavano ad essere accettati in circoli sempre più ampi.

Quindi, a partire dal XVII secolo gli scienziati si svincolarono da costrizioni rappresentate non dalle loro convinzioni religiose o dalla credenza in un Dio (condivisa da Galileo, Cartesio, Pascal, Newton, Leibniz, e molti altri) ma dal controllo esercitato dalla gerarchia ecclesiastica sulla libera investigazione della realtà.

Così facendo, non solo misero da parte concezioni obsolete imposte dall’alto ma approfondirono e ampliarono la conoscenza del mondo fisico e iniziarono un viaggio in cui lo sviluppo del sapere divenne quasi un processo dinamico che si auto-sosteneva e si auto-indirizzava.

Il metodo scientifico, liberato dalle interferenze opprimenti di qualsiasi potere esterno e animato dalla tensione interna degli scienziati come cercatori di conoscenza, consentì di produrre un fiume continuo di scoperte impressionanti.