Le fosche previsioni di Enkidu sulla propria fine


Giaceva Enkidu, il suo corpo era ammalato;
egli giaceva tutto solo;
Ciò che opprimeva il suo cuore, lo comunicò al suo amico:
“Ascoltami, amico! Ho avuto un sogno questa notte:
il cielo parlò, la terra rispose;
ed io mi trovavo tra loro.
Vi era un giovane, la cui faccia era al buoi, il suo aspetto era simile a quello dell’acquila?Anzu;
egli aveva le zampe di un leone;
egli aveva gli artigli di un’aquila;
egli mi prese per la chioma, usandomi violenza;
io lo colpii, ma egli rimbalzò come una cordicella, egli mi colpì e come un … mi fece piegare;
come un toro selvaggio egli mi calpestò;
egli strinse con una presa di ferro tutto il mio corpo.
(Io gridai): “Salvami amico”; ma tu non mi hai salvato.
Tu avevi paura e non sei corso in mio aiuto;
tu [ ]
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[ ] egli mi trasformò in una colomba;
ricoprì le mie braccia con piume di uccello;
mi prese e mi condusse nella casa buia, l’abitazione della Dea degli inferi,
nella casa della quale chi entra non può più uscire, per una via che non si può percorrere indietro,
nella Casa in cui gli abitanti sono privati della luce;
dove il cibo è polvere, il pane è argilla;
essi sono vestiti come gli uccelli, ricoperti di piume;
essi non vedono la luce, essi siedono nelle tenebre.
Nella Casa della polvere, dove io entrai, sollevai il mio sguardo e vidi le corone che vi erano ammucchiate;
osservai le corone di coloro che avevano governato la terra da tempi immemorabili;
davanti ad Anu ed Enlil essi avevano deposto carne arrostita;
avevano deposto pane cotto, ed acqua fresca avevano fatto scorrere dai loro otri.
Nella Casa della polvere dove io entrai abitano i Sommi Sacerdoti e i loro accoliti,
abitano i Sacerdoti purificatori e gli indovini,
abitano gli unti dei grandi dei;
lì abita pure Etana e vi risiede il dio Sumuqan.
Vi abita la regina degli Inferi, la divina Ereshkigal.
Belet?seri, la dea scriba degli inferi è inginocchiata davanti a lei;
essa tiene alzata una tavoletta e legge ad alta voce a lei.
Questa sollevò il suo capo e mi guardò:
“Chi ha preso quest’uomo?”
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(parla ancora Enkidu)
Di me che ho vissuto con te ogni sorta di faticose avventura,
ricordati, o amico mio, non dimenticare tutto ciò che io ho patito”.