Legati a un’idea di libertà che in realtà non esiste.


C’è un’idea di libertà che non è vera.
Siamo liberi in apparenza, ma il nostro cammino è vincolato.
Basta un mutuo, un lavoro precario, un lavoro che non c’è, e la libertà sfuma.
Basta un ruolo o un vincolo e la libertà di scegliere ciò che si vuole essere o fare, sfuma.
Abbiamo sempre un ruolo sempre da mantenere.
E se vogliamo lasciarlo, spesso lo facciamo per inseguirne un altro che ci legherà.
Non c’è certo libertà nell’essere poveri, non c’è niente di buono nell’essere poveri.
Meglio, molto meglio essere ricchi.
Ma anche essere ricchi non rende liberi del tutto.
In difesa, egoisti, volgari e obbligati a esserlo.
Lasciamo chi abbiamo amato oppure non amiamo del tutto, perché abbiamo paura della noia o dell’impegno.
Ma poi la speranza è quella di amare sempre.
Inseguiamo spesso il potere, pur sapendo che una volta raggiunto non saremo più liberi nel lasciarlo.
Oppure si scappa per non sentirsi vecchi, o per sentirsi un’altra cosa: ma che schiavitù è il volere apparire giovani, non riuscendoci spesso.
O il volere apparire ciò che non si è.
Nella libertà falsa di essere ciò che si crede al momento.
In bisogni che è il contorno a scegliere per noi e non il contrario.
Per uno che abbandona tutto, un milione non si accorge di nulla.
Non rinuncerei mai alle possibilità che ho, al mio benessere di occidentale svagato.
Ma per mantenere queste possibilità siamo obbligati a essere spietati e falsi con chi nel mondo non ha nulla.
Siamo perfino liberi di pensarci virtuosi, o diversi d’animo, se ci va, ma è tutto falso: per ogni cosa che facciamo, la conseguenza è inevitabile, tracciata da tempo.
Da altro che non dominiamo e che ci obbliga a essere come siamo.
E siamo legati, legati a un’idea di libertà che in realtà non esiste.