LIBRO DELLA RISURREZIONE

La morte cerca l’anima di Gesù
Quando Giuseppe da Arimatea preparava il corpo di Gesù per la sepoltura nel sepolcro nuovo, la Morte, scossa dagli straordinari eventi che ebbero luogo allorché Gesù si separò dal corpo, andò nell’Amenti alla ricerca dell’anima: la cercò inutilmente per due giorni.
Chiamato un servo, la Morte uscì dall’Amenti alla ricerca del corpo di Gesù e della sua anima; si recarono alla tomba, la videro “illuminata dalla luce della vita” e si sedettero là meditando sul da fare; i sei figli della Morte (Gaio, Trifone, Ofiat, Ftinon, Sotomi e Comfion) che erano in attesa di Gesù per condurlo all’Amenti si consigliarono con il padre e poi si trasformarono in serpenti “e strisciarono nella tomba del Figlio di Dio”: Gesù apparve loro nella forma di un corpo morto che giaceva supino con un fazzoletto sul capo e uno sul viso.
Usciti, domandarono alla Morte se aveva visto l’anima del corpo di Gesù, ma essa manifestò loro il suo grande turbamento: alla morte di Gesù tremarono le colonne del cielo, l’aria fu sconvolta, i giorni, le ore e le notti persero la loro regolarità, le fiamme dell’inferno si estinsero, la geenna divenne fredda, le porte furono scardinate e i custodi gettati a terra, gli angeli dell’inferno si dispersero, la Morte perse ogni potere.
La Morte si avvicinò al corpo di Gesù e gli domandò: “Chi sei tu? Che cosa sei tu?” e confessò il proprio turbamento. Gesù allora si tolse il fazzoletto dal viso e le rise in faccia. Spaventata la Morte fuggì con tutti i suoi.
Ripresasi dallo spavento, la Morte ritornò sola; fece al corpo le stesse domande, e dal corpo di Gesù ebbe la stessa risposta, ma non si spaventò più e seguitò a porgli domande: era possibile che fosse l’agnello santo, il primogenito del Padre?
Poco alla volta comprese che era veramente il corpo del “buon Dio, del Misericordioso e del Compassionevole” al quale chiedevano grazia e sollievo gli abitatori dell’Amenti; non comprese però la vera gloria, la maestà di Gesù e la grandezza della sua umiltà.
Disse allora: “Ti domando e chiedo: Chi sei tu che ridi? Dimmi, perché ti rifiuti di rispondermi? Tu mi umili, tu ti burli di me. Non ti lascerò, resterò qui fino a quando non mi farai vedere chi sei. Sono onnipotente io, la mia forza è invincibile, tu non puoi ingannarmi”.
Mentre la Morte parlava così, il corpo di Gesù fu trasportato in cielo dal carro dei cherubini seguìto da una moltitudine di angeli, dai ventiquattro vegliardi e da tutte le dominazioni celesti che custodivano la sua tomba.

Gesù nell’Amenti
Gesù andò poi nell’Amenti: spezzò quelle porte, estinse il fuoco, tolse tutti e lo lasciò deserto; legò il “vergognoso”, tutti i ministri di Satana e anche il maligno Melkir; liberò Adamo, mandò libera ogni persona, e curò le ferite che il nemico aveva inflitto alle sue creature.
Nell’Amenti trovò anche Giuda: “Dimmi, Giuda, ? gli domandò Gesù ? che profitto ne hai tratto consegnandomi a quei cani di Giudei? Io ho sopportato ogni genere di sofferenze adempiendo così il volere di mio Padre e redimendo le creature da me plasmate. Ma tu sei maledetto con duplice maledizione”. Gli angeli del seguito di Gesù precipitarono Giuda a capofitto, mentre la sua bocca si riempì con ogni genere di serpenti personificanti tutti i mali e tutti i vizi; precipitato nelle tenebre, Giuda rimarrà in una oblivione eterna.

Apparizioni di Gesù risorto
Nel terzo giorno Gesù risorse e la Morte non poté più vederne il corpo. Disse allora alla “Pestilenza” di andare nell’Amenti per sprangarne le porte e cercare rifugio; la Morte, infatti, dubitava che il corpo fosse quello del Figlio di Dio, ma non ne era certa. Nell’Amenti la “Pestilenza” trovò solo i demoni che gridavano e piangevano disperati, e anche il “Verme” “che non ha mai requie”.
Il giorno dopo la crocifissione, prima del sorgere del sole, Maria Vergine, Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo, Salome, Maria e la sorella Marta, Susanna, Berenice e Lea (la vedova di Nain, Lc 7, 47) andarono al sepolcro e incontrarono Filogene che parlò loro della risurrezione.
Sul carro di Dio Padre, Gesù apparve a sua madre, la salutò con i più onorevoli nomi, e le disse che avrebbe goduto sempre della benedizione del Padre, della potenza del Figlio e della gioia dello Spirito santo e che alla sua morte sarebbe stata trasportata in cielo; quando Maria giunse dagli apostoli per annunciare la risurrezione, li trovò che offrivano il sacrificio (eucaristico) e partecipò con loro “al corpo e al sangue di Cristo”.
Allorché Gesù giunse in cielo, il Padre gli pose sul capo “una corona di gloria e benedizione” il cui splendore illuminò tutta la terra.
A questo punto Bartolomeo si dichiara incapace di descrivere quanto avvenne in cielo quando il Padre coronò suo figlio e lo chiamò “re della pace”. Mentre gli angeli cantavano, il Padre ordinò di introdurre Adamo ed Eva i quali furono poi festeggiati da tutti.
Segue una conversazione tra Bartolomeo e gli altri apostoli: il primo confessa la propria indegnità e piccolezza rispetto agli altri dichiarandosi, tra l’altro, “un ortolano italiano che commercia in vegetali”; gli altri replicano che è ben degno di restare nel loro numero e che sarà ovunque conosciuto come “Bartolomeo, custode dei misteri del Figlio di Dio”.

Gesù appare agli apostoli
Bartolomeo seguita poi narrando che gli apostoli furono condotti da Gesù sul Monte degli Ulivi ove parlò in una lingua per loro incomprensibile, ma che in seguito egli spiegò; si aprirono “i sette cieli”, e salirono tutti davanti al Padre che li benedisse.
Vi è ancora una interruzione con le espressioni di umiltà da parte di Bartolomeo.
Segue una nuova apparizione di Gesù agli apostoli in Galilea; mancava Tomaso, soprannominato Didimo, perché era andato al suo paese avendo avuto notizia della morte di suo figlio Siofane: egli lo risuscitò nel nome di Gesù e ebbe da lui il racconto di quanto gli era accaduto dopo la morte: la sua anima era stata accolta dall’angelo Michele nella cui luce poté trovare la strada nella regione delle tenebre, attraversare il fiume di fuoco e giungere in cielo ove l’angelo l’immerse per tre volte nell’Acherusia; e fu poi trasportato in paradiso: mentre era qui, si udirono le preghiere del padre di Siofane: Michele allora prese l’anima, la riportò sulla terra, la rimise nel suo corpo e Siofane risuscitò.
E’ narrato l’incontro di Gesù con Tomaso secondo la narrazione giovannea (Gv c. 20); l’apostolo confessa: “Mio Signore e Dio, io credo che tu sei il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, che tu sei risorto da morte, e che tu hai salvato ogni uomo per opera della tua santa risurrezione”; e Gesù commenta: “Il mio sangue divino si è unito ai vostri corpi e voi siete divenuti divini come me”.
Gesù risalì in cielo e gli apostoli si raccolsero attorno a una tavola per il sacrificio. Ancora una interruzione arresta il racconto; dopo sembra che gli apostoli si trovino attorno a una tavola sulla quale Gesù pose il proprio corpo che gli apostoli divisero e “videro il sangue di Gesù versato come sangue vivo nel calice”.
Dopo alcune parole di Pietro, gli apostoli si divisero il corpo e il sangue e glorificarono il tesoro della vita. Poi si separarono per andare a predicare nel nome della santa e consostanziale Trinità.strongstrong