L’inganno e la persuasione .

L’inganno e la persuasione

Il commerciante scambia merci per guadagnare denaro; nel far ciò egli rinuncia alla violenza delle armi per far uso di un mezzo più sottile e raffinato: la violenza del linguaggio. Il mercante rinuncia al bottino di guerra, facile quanto effimero, per un guadagno più duraturo anche se più difficile da conquistare. Egli rinuncia alle attività dionisiache del saccheggio e della guerra per l’attività apollinea del commercio. Mentre i popoli guerrieri si impongono con la violenza immediata della propria potenza, i popoli commercianti, troppo deboli e imbelli, devono ricorrere all’astuzia per sopravvivere. Rinunciano al rischio dell’avventura, differiscono la loro cupidigia nel tempo, rifuggono dalla violenza manifesta per ricorrere alla violenza nascosta dell’astuzia.

L’astuzia è l’arte di persuadere ingannando, e l’arte di persuadere ingannando è diplomazia. È necessaria una superiorità di linguaggio, è necessario essere coerenti per persuadere con l’argomentazione; è necessario dimostrare, cioè mostrare attraverso il linguaggio, che non può essere altrimenti da ciò che si vuole che sia. La dimostrazione è convinzione violenta con il linguaggio, è persuasione che ci si può autoconvincere della verità di un argomento, èfacilitazione all’autoconvinzione. Dimostrare vuol dire persuadere che il comportamento che si vuole ottenere è vantaggioso per la controparte. Il mercante deve persuadere per vendere le sue merci con guadagno, e per far ciò egli deve far leva sul desiderio degli eventuali compratori. Egli deve ingannare, ingannare mediante la persuasione. L’arte di ingannare persuadendo è tipica del mercante.

Il potere del pensiero e del linguaggio sulla realtà sono garantiti solo dalla separazione tra linguaggio e realtà; ma il potere sulla realtà non può essere che il possesso di questa. Vi è un paradosso nel fatto che questo potere, che è garantito solo dalla separazione, debba essere nello stesso tempo un possesso. Da qui ha origine un processo infinito per cui il pensiero ed il linguaggio continuamente tentano di impossessarsi della realtà, continuamente ristabilendo, proprio per il fatto stesso di esprimersi come pensiero e come linguaggio del dominio alienato, la loro distanza dalla realtà stessa. L’assurdo è il volersi impossessare della realtà nel momento e nell’atto stesso in cui si stabilisce la separazione da questa.