Lo scontro delle scienze

Quello che stiamo vivendo e di cui siamo attualmente testimoni, all’inizio del nuovo millennio, non è uno scontro di civiltà ma uno scontro di culture all’interno della civiltà; più precisamente uno scontro tra il progresso tecnologico e l’opulenza materiale da un lato e la stagnazione sociale e la decadenza morale dall’altro.
Questo è il risultato di un impressionante progresso nella cultura scientifica e tecnologica a cui non ha fatto riscontro un progresso similare nella cultura umanistica. Al contrario, le cosiddette scienze umane e sociali sono impantanate in dibattiti che appartengono ad epoche passate (feudalesimo, mercantilismo, assolutismo) che apparirebbero assurdi a chiunque, se non fosse che la nostra stessa realtà personale e sociale è ancora caratterizzata da così tanti aspetti propri di quelle epoche.
Il problema sorge in quanto una situazione sociale presente di tipo prevalentemente feudale e una pseudo-scienza sociale fallimentare coesistono accanto ad un realtà tecnologica futuristica e ad una scienza della materia notevolmente dinamica.
Il risultato è che ci troviamo in una situazione schizofrenica in quanto siamo, al tempo stesso, giganti tecnologici e pigmei sociali.

Siamo giganti tecnologici, o meglio esseri umani resi potenti dalla tecnologia, in quanto poggiamo sulle spalle di esseri altamente creativi, e cioè di tutti gli scienziati e tecnici delle cui scoperte ci avvaliamo ampiamente.
Siamo pigmei sociali (con riferimento alle scienze sociali e alla pratica sociale) perché siamo sotto l’influsso o sotto il tallone di tanti dispotici piccoli contastorie, epigoni di passati maestri (Marx, Durkheim, Weber, Freud, Jung, ecc.) dei quali essi hanno spesso distorto e annacquato il pensiero, riducendolo a formule magiche che ripetono servilmente e noiosamente.

Detto in altro modo, il potere tecnologico a disposizione degli individui, visibile soprattutto al giorno d’oggi nelle possibilità di informazione e di comunicazione che caratterizza gli esseri umani del nostro tempo, non è accompagnato da un rinnovamento intellettuale (ad es. un nuovo Illuminismo) che dovrebbe essere almeno stimolato dagli eredi di coloro che operarono a tal fine nel passato, e cioè i filosofi e gli umanisti (attualmente, gli scienziati sociali).

La dissociazione e lo squilibrio tra il potere tecnologico dell’individuo e la saggezza del suo agire sociale potrebbe quindi dar vita a miscele sgradevoli e letali quali, ad esempio:

– potere e alienazione: gli individui diventano estremamente apatici al punto da lasciarsi controllare e guidare dal Grande Fratello (verso le camere a gas, i campi profughi, l’ufficio dell’assistenza sociale o verso altri luoghi di morte fisica e morale);

– potere e rabbia: gli individui diventano estremamente violenti al punto da utilizzare la potenza tecnologica per distruggere ogni cosa e ogni persona che si frappone sulla strada delle loro (legittime o pazzesche) aspirazioni.

La situazione è estremamente seria in quanto coloro che dovrebbero avere una più precisa conoscenza della realtà (gli scienziati sociali) sono restii o incapaci di vedere il problema e di prospettare possibili soluzioni. Il motivo più probabile di ciò è perché, così facendo, gli scienziati sociali metterebbero sotto accusa proprio le loro concezioni e pratiche erronee (se non addirittura assurde).