L’ultimo diverbio nel mondo divino


Ea aprì allora la sua bocca e parlò ad Enlil, l’eroe:
“O eroe, tu il più saggio fra gli dei, come, come hai potuto agire così sconsideratamente, ordinando il diluvio?
Al colpevole imponi la sua pena, a colui che commette un delitto imponi la sua pena,
flettilo, ma non venga stroncato; tiralo, ma non sia spezzato!
Piuttosto che mandare il diluvio, sarebbe stato meglio che un leone fosse venuto e avesse fatto diminuire le genti!
Piuttosto che mandare il diluvio, sarebbe stato meglio che un lupo fosse venuto e avesse fatto diminuire le genti!
Piuttosto che mandare il diluvio, sarebbe stato meglio che una carestia si fosse abbattuta sul paese e lo avesse decimato!
Piuttosto che mandare il diluvio, sarebbe stato meglio che la peste si fosse abbattuta sulle genti e le avesse decimate!
Per quanto mi riguarda io non ho tradito il segreto dei grandi dei!
Ho fatto avere soltanto un sogno ad Atramkhasis, al saggio per eccellenza!
Così egli comprese il segreto dei grandi dei!
Ora però prendi per lui una decisione”.
Enlil salì allora sulla nave,
prese la mia mano e mi fece alzare,
prese mia moglie e la fece inginocchiare al mio fianco.
Toccò la nostra fronte e stando in mezzo a noi ci benedisse:
“Prima Utanapishtim era uomo,
ora Utanapishtim e sua moglie siano simili a noi dei.
Risieda Utanapishtim lontano, alla foce dei fiumi”.
Essi allora mi presero e mi fecero abitare lontano, alla foce dei fiumi.
Ed ora chi potrà far radunare per te gli dei in modo che tu trovi la vita che tu cerchi?
Orsù, cerca di non dormire per sei giorni e sette notti”.