Principi e Strumenti per il Post-Statismo

Il passaggio dallo statismo al post-statismo richiede la messa in atto di solide basi concettuali ed empiriche su cui l’individuo possa fare affidamento per padroneggiare la realtà nei suoi molteplici aspetti e variegate relazioni.
I materiali per costruire queste fondamenta non sono necessariamente nuovi in quanto molti princìpi e strumenti elaborati in passato possono e devono essere recuperati e utilizzati.
Quello che è necessario eliminare sono le attraenti idiozie ancora utilizzate su larga scala dagli scienziati sociali e recuperare quelle solide pietre che sono state scartate o trascurate e farne i pilastri di nuovi atteggiamenti e comportamenti che ci facciano uscire dall’attuale stato di asfissia mentale e morale.
Qui sotto sono presentati alcuni dei princìpi teoretici e degli strumenti pratici più rilevanti.

Coerenza
La coerenza è una condizione necessaria e indispensabile di qualsiasi argomentazione e condotta razionale.
Infatti, una argomentazione si qualifica tale in quanto è composta da una serie di affermazioni coerenti. Ciò vuol dire che le affermazioni sono compatibili tra di loro (validità) e sono tutte accurate (verità), cioè basate su realtà empiriche.
Lo stesso principio si applica alla condotta, che è composta da una serie di atti compatibili tra di loro, in cui i mezzi non sono in contraddizione con i fini e quello che è detto/fatto oggi non è in discordanza volubile con quello che sarà detto/fatto domani.
L’esigenza di coerenza deriva dal fatto che la realtà è un continuum composto da entità che necessitano di una sintonia reciproca se si ha come obiettivo e come aspettativa qualcosa di utile e proficuo.
Esempi di continuum che richiedono coerenza sono:

– il continuum operativo : affermazioni – azioni
– il continuum strumentale : mezzi – fini
– il continuum temporale : breve termine – lungo termine.

La coerenza può essere intesa come un requisito universale che si applica dappertutto e a tutti, senza differenze di cultura e ubicazione geografica. Dove e quando assistiamo alla negazione o alla messa in disparte della coerenza dobbiamo essere consapevoli che la verità è stata cancellata e la realtà manipolata.

Eppure, manifestazioni di incoerenza sono un dato corrente della vita quotidiana. Ad esempio, l’incoerenza è al lavoro quando intellettuali anti-global girano il mondo diffondendo il loro messaggio, scagliandosi contro le compagnie multinazionali a cui essi fanno riferimento e affidamento per pubblicare i loro libri, e, unendo incoerenza a insolenza, trasformando in un marchio registrato la copertina di un libro contro i marchi (vedi “No Logo” di Naomi Klein).

La stessa constatazione si applica ai cosiddetti intellettuali “liberali” che vogliono che lo stato intervenga a fondo per proteggere o addirittura migliorare il funzionamento del libero mercato (e sono totalmente inconsapevoli della incoerenza balorda e idiota della loro richiesta).
Un altro esempio di incoerenza è la pretesa tragica (o assurda e risibile) di coloro che vogliono riservare allo stato il permesso di uccidere aspettandosi, come risultato, la fine di ogni violenza.

“L’individuo di qualsiasi nazione ha nel corso di questa guerra l’opportunità spaventosa di convincersi di un fatto di cui si rende occasionalmente conto in tempo di pace, e cioè che lo stato ha proibito all’individuo di praticare il male, non perché desidera abolirne l’esercizio, ma perché desidera monopolizzare la pratica del male come fa con la vendita di sale e tabacchi. Lo stato in guerra si permette qualsiasi misfatto, qualsiasi atto di estrema violenza che sarebbe considerato un obbrobrio se commesso dal singolo individuo. Esso pratica non solo le tattiche consuete, ma anche la menzogna deliberata e l’inganno contro il nemico; e anche questo in una misura che appare sorpassare ciò che è stato praticato in guerre passate. Lo stato impone l’assoluta obbedienza e sacrificio ai suoi cittadini, ma al tempo stesso li tratta come bambini mantenendo una eccessiva segretezza e censura sulle notizie e sulla espressione delle opinioni tale da rendere coloro che sono così oppressi intellettualmente, del tutto indifesi contro qualsiasi accadimento sfavorevole e contro ogni diceria sinistra. Lo stato esenta sé stesso dal rispettare garanzie e trattati stipulati in precedenza con altri stati, e mostra spudoratamente la sua rapacità e brama di potere, che il singolo individuo è chiamato ad accettare in nome del patriottismo.”
(Sigmund Freud, Thoughts for the times on war and death, 1915)

Questa è incoerenza ingigantita al massimo da una totale dabbenaggine e da una larga dose di idiozia in coloro che credono nello stato come promotore e garante della pace.
In generale c’è una certa ingenuità o assenza di percezione/riflessione in qualsiasi accettazione di incoerenza.
E, da parte di coloro che sono professionisti nella produzione di incoerenze, vi è di solito un livello elevato di disonestà morale e di deficienza intellettuale.
È quindi appropriato affermare che senza la coerenza l’essere umano è privo non solo di razionalità ma anche di moralità; e quando le manifestazioni di incoerenza sono croniche e piene di malvagità, nessun essere, che pur si definisce umano, può essere caratterizzato come avente le caratteristiche indispensabili per la umana convivenza.

Equilibramento
Il principio di coerenza è completato e integrato da quello di equilibramento. In alcuni casi l’equilibramento può essere visto come l’aspetto quantitativo della coerenza (ad esempio, nei processi input-output).
Il termine equilibramento è qui utilizzato con il significato di bilanciamento dinamico.

“L’equilibramento unisce l’idea di trasformazione all’interno di un sistema con l’idea di auto-regolazione.”
(Jean Piaget, Le Structuralisme, 1968)

Altri termini che esprimono tale significato sono “omeostasi” (“homeostasis” – Walter B. Cannon), “omeoresi” (“homeorhesis” – Conrad Waddington), “equiposa” (“equipoise” – Sigfried Giedion).

“Il modello dell’omeostasi, che è di così grande importanza nello studio degli organismi viventi, è un esempio di meccanismo cibernetico, e tale meccanismo esiste in tutti i fenomeni empirici studiati dal biologo e dallo scienziato sociale.”
(Kenneth Boulding, General Systems Theory, 1956)

La semplice parola equilibrio non risulta appropriata perché si applica, in fisica, alla condizione statica di un sistema senza trasformazioni. Uno degli esempi migliori di equilibrio è un corpo imbalsamato, totalmente isolato dall’ambiente circostante e su cui l’ambiente esterno non esercita alcun effetto di modificazione.

Al contrario, quello che caratterizza i sistemi viventi è la loro evoluzione, che è resa possibile dalla interazione dinamica tra le varie entità e l’ambiente.

Questo libero gioco ha luogo nell’ambito del requisito del bilanciamento dinamico. In natura l’esigenza di bilanciamento appare molto evidente e cogente soprattutto in situazioni di crisi quando l’esaurimento di una certa risorsa chiave, senza che vi sia rigenerazione o sostituzione di essa, genera gravi squilibri e porta ad ogni sorta di limitazioni nello sviluppo di un organismo, fino alla sua estinzione.
Gli esseri umani sono parte della natura e sono elementi estremamente attivi nell’ambito delle molteplici relazioni con l’ambiente naturale.

Per questa ragione essi dovrebbero:

– accettare consapevolmente il principio di equilibramento come guida in tutti i tipi di relazioni tra le entità;

– applicare volutamente il principio di equilibramento attraverso i meccanismi del feed-back e del feed-forward al fine di padroneggiare i cambiamenti.

Le modificazioni del sistema in modo da conseguire un equilibramento sono possibili in quanto il sistema è aperto.

Sistemi chiusi, più o meno isolati dal mondo esterno e ristretti nel loro sviluppo, sono quelli favoriti da governanti reazionari e dispotici, con l’assistenza di scienziati sociali asserviti al potere. Entrambi si scagliano contro presunti squilibri causati da fattori esterni non sotto il loro controllo, ed esaltano la loro guida politica e intellettuale soffocante come la protezione migliore contro quello che essi chiamano disordine o anarchia.

Così facendo essi operano solo per il mantenimento dello status quo e quindi per un equilibrio letale. Essi tengono in incubazione futuri disastri pretendendo di proteggere le persone da rischi correnti che, in molti casi, altro non sono che le sfide della vita che evolve.