Principi e Strumenti

Nessi-flussi aperti
Requisiti essenziali per l’esistenza e l’evoluzione di qualsiasi sistema sono i collegamenti (nessi) e le correnti (flussi) libere, aperte in ogni possibile direzione come è ritenuto necessario dalle entità in gioco.

È un dato acquisito della scienza (ma non ancora, sembra, o non in maniera universale da parte delle cosiddette scienze sociali) che il cambiamento è possibile solo attraverso lo scambio e che il processo di organizzazione necessita, per essere operativo, che il sistema sia aperto, altrimenti si deteriora fino a raggiungere un punto di stasi totale equivalente alla morte.

“In un sistema chiuso vi è la tendenza per l’organizzazione di mutarsi in disorganizzazione, o per l’ammontare di informazione disponibile riguardo il sistema di ridursi con il passare del tempo.”
(Milton A. Rothman, The Laws of Physics, 1963)

Quello che è valido nel mondo fisico e naturale si applica anche agli esseri umani che sono parte e partecipanti attivi a tale mondo.

Infatti gli esseri umani possono esistere solo interagendo con gli ambienti esterni (fisico, biologico, sociale).

Per quanto riguarda la società, questo è un termine sintetico e astratto per designare le concrete interazioni tra gli esseri umani. In altre parole, come già rilevato da Frédéric Bastiat. la società è scambio, e quanto più limitati o meno liberi sono gli scambi, tanto più insicuri e meno sviluppati sono gli esseri umani che danno vita alla società attraverso le loro interazioni.

Chiaramente, nessi e flussi liberi e aperti mettono in pericolo tutti coloro che hanno costruito le loro fortune sul controllo e sulla delimitazione di confini. Queste persone sono destinate a soccombere ai nuovi venuti, a coloro tra gli attuali sfruttati ed emarginati, che sono anche i più ricchi di vitalità e di energia, i nuovi spiriti avventurosi che si confrontano con la flaccidità e ottusità dei vecchi padroni.

Questo è il motivo per cui gli scienziati sociali sono atterriti dagli spazi aperti e dal libero movimento delle persone e continuano a parlare di “governabilità”, una parola sottile e innocente che nasconde la loro ostinata pretesa a guidare e dominare.

Ma, nonostante tutto, la tecnologia attuale favorisce lo sviluppo e la diffusione di nessi e flussi aperti. Questo rende possibile la realizzazione di un altro principio che è alla base della evoluzione verso forme più elevate di vita personale e sociale: la moltiplicazione cognitiva.

Moltiplicazione Cognitiva
L’apertura del sistema facilita la moltiplicazione dei collegamenti (nessi) e lo scorrimento (flussi) delle informazioni tra le entità.

Nella realtà delle cose, il valore (utilità) di una rete è dato dal numero di collegamenti che rende possibile un certo numero di flussi. In altre parole, il potere di una rete è relativo al livello di connessioni che rendono possibili un certo livello di scambi, in una spirale crescente di valore e di scelte.

“Il valore di una rete, definito in termini di utilità per una popolazione, è grosso modo proporzionale al numero di utenti al quadrato.”
(The Metcalfe’s law)

In termini più generali, la molteplicità di liberi scambi porta all’emergere di combinazioni originali di idee e di fertili associazioni tra individui.

È un processo simile al flusso di dati tra le sinapsi, cioè tra i punti di connessione delle cellule del cervello: maggiore è il numero di sinapsi, più fertile è il cervello. A ciò possiamo aggiungere che più libero è il flusso di dati, maggiore il numero di connessioni che si formano nel cervello e quindi più potente esso diventa, in una progressione dinamica di moltiplicazione cognitiva dell’individuo.

A livello di gruppo o di relazioni tra gruppi, la moltiplicazione cognitiva che emerge dagli scambi produce energia creativa che è la linfa vitale dell’evoluzione umana. Le caratteristiche principali dell’evoluzione umana sono la libertà personale e la capacità di agire dell’individuo.

Questo è il motivo per cui i governanti, al fine di bloccare il cambiamento (evoluzione) cercano di ostacolare gli scambi o di confinarli all’interno di un territorio controllabile.

E questo è anche il motivo per cui tutti gli ostacoli (anche quelli presentati come regolamentazioni) alla libera circolazione di idee, persone, prodotti, rappresentano freni alla moltiplicazione cognitiva. Essi sono crimini contro lo sviluppo degli esseri umani e quindi crimini contro l’umanità.

Questi crimini sono commessi ogni giorno dagli intellettuali a base nazionale che sono fautori di una identità nazionale (o di qualsiasi tipo di identità) invece di lottare perché ognuno sia libero di sviluppare una personalità pienamente aperta e sviluppata. Ciò facendo essi mostrano quanto poco siano interessati al progresso della conoscenza e quanto siano invece preoccupati di essere messi da parte da nuove idee e da nuove figure che arrivano da fuori della loro ristretta cerchia nazionale.

La moltiplicazione cognitiva, che risulta dall’operare di reti potenti (personali e sociali) di scambi molteplici, sorge dall’esistenza della varietà. Questo fatto ci conduce al prossimo principio: la varietà necessaria.

Varietà necessaria
Il punto di partenza per molte realtà in evoluzione è rappresentato da una condizione di mancanza di diversità e di elaborazione. È come un brodo primigenio da cui a tempo debito emergono elementi distinti che, più si sviluppano, più generano varietà.

Se questo è vero, allora è corretto affermare che una comunità sviluppata è composta da una straordinaria varietà di esseri umani con una elevata varietà di disposizioni, desideri, disegni operativi, in altre parole caratteristiche di vita e forme di espressione.

Il processo di evoluzione/sviluppo appare muovere generalmente dall’uno (un elemento, un aspetto, una funzione, ecc.) ai molti, in altre parole dall’identità e dall’uniformità alla individualizzazione e differenziazione. Potremmo definire questo processo come una dinamica verso la varietà che sorge dalla libertà di trasformazione e combinazione delle entità.

Per trattare la varietà in maniera appropriata ed efficace, preservandola se e quando essa rappresenta una realtà positiva e l’indice di una condizione (personale e sociale) più avanzata, c’è un solo mezzo ed è l’impiego della varietà stessa.

In altre parole, padroneggiare la varietà richiede meccanismi e procedure operative che racchiudono una varietà di risposte in armonia e in relazione con la varietà di possibili situazioni e combinazioni.
Questo è conosciuto come il Principio della Varietà Necessaria.

“Se, per esempio, un fotografo dovesse avere a che fare con venti soggetti che sono (dal punto di vista dell’esposizione e della distanza) differenti, allora la sua macchina fotografica dovrebbe ovviamente essere in grado di consentire almeno venti differenti messe a punto se vogliamo che tutte le fotografie abbiano una uguale densità e nitidezza.”
(W. Ross Ashby, An Introduction to Cybernetics, 1956)

“La Legge della Varietà Necessaria (Law of Requisite Variety) rappresenta lo strumento principale per comprendere il modo in cui i sistemi possono essere controllati. La legge, come formulata da W. Ross Ashby (1964) afferma semplicemente che: ‘solo la varietà può distruggere la varietà.’ In altre parole, per controllare un sistema di una certa varietà dobbiamo associarlo con un sistema di controllo avente una necessaria varietà.”
(George Chadwick, A Systems View of Planning, 1971)

Da questo principio ne consegue che un meccanismo centralizzato di organizzazione che fa affidamento solo su un insieme convenzionale e limitato di risposte è adatto, forse, per una piccola tribù ferma all’età della pietra o per alcuni casi straordinari, ma è del tutto insufficiente in qualsiasi altra situazione, e soprattutto quando si fa riferimento a individui e gruppi più o meno avanzati. Se è in vigore un meccanismo centralizzatore, esso serve solo a bloccare lo sviluppo, anche se promuove inizialmente le crescita, per decenni (come nel caso della ex Unione Sovietica) o per secoli.

Sfortunatamente, questo è quello a cui siamo ancora soggetti con i nostri governi centrali, banche centrali, amministrazione centralizzata della giustizia, ministero dell’educazione nazionale, e così via. Ed ecco perché siamo attualmente bloccati in società che non hanno futuro, essendo il loro futuro la pura e semplice replica del loro passato.

Il principio della varietà necessaria si lega ad un altro principio: le esigenze della situazione.

Esigenze della situazione
Uno dei consigli più difficili da mettere in pratica quando si affronta un problema è di sbarazzarsi di tutte le idee convenzionali e stereotipate ed esaminare il caso da una prospettiva totalmente nuova.

Questo potrebbe significare che, talvolta, i fatti che caratterizzano il caso in esame richiedono a noi di mettere alla prova una idea nient’affatto plausibile e che per questo è stata subito abbandonata. Facendo riferimento a un gruppo impegnato in un problema, ciò potrebbe persino significare la ridistribuzione dei compiti attribuendo il ruolo principale a una persona che occupava, fino a quel momento, una posizione secondaria, divenuta ora centrale nel nuovo piano operativo.

In altre parole, i processi di risoluzione dei problemi potrebbero richiedere un totale revisione di decisioni precedenti e di regole convenzionali, rendendo possibile per una pietra rigettata diventare la pietra di volta e per qualsiasi re finire di essere meno importante e prezioso del due di briscola.

Queste possono essere tutte risposte alle esigenze della situazione e il fatto che decidiamo di non ignorare tali richieste può rappresentare la differenza tra risolvere problemi o moltiplicarli.

“Penso che sia davvero una questione di ripersonalizzazione. Noi, individui, abbiamo relazioni l’uno con l’altro ma dovremmo situarle all’interno e attraverso l’intera situazione. Non possiamo intrattenere alcuna relazione organica l’uno con l’altro se la prendiamo fuori del contesto che le dà significato e valore. Questa separazione della persona dalla situazione provoca notevoli danni.”
“Da un certo punto di vista potremmo chiamare l’essenza della scienza dell’organizzazione come il tentativo di scoprire la legge della situazione. Nell’ambito della scienza organizzativa i managers sono sottoposti a comandi tanto quanto i lavoratori, perché tutti e due obbediscono alla legge della situazione. Il nostro compito non è quello di far sì che le persone obbediscano agli ordini, ma di arrivare a metodi attraverso i quali possiamo scoprire l’ordine insito in una particolare situazione. Quando esso è individuato, il lavoratore dipendente può impartirlo al datore di lavoro come il datore di lavoro può impartirlo al lavoratore dipendente …”
“… l’autorità [dovrebbe essere vista] come inerente alla situazione, non come legata ad una posizione ufficiale.”
“… l’autorità legittima deriva dalla coordinazione, non la coordinazione dall’autorità.”
(Mary Parker Follett, Dynamic Administration, 1941)

Chiaramente tutto ciò è anatema per i discorsi e le pratiche sociali dominanti, in cui i ruoli sono fissati e organizzati gerarchicamente fin dall’inizio, iniziando da coloro che sono al potere (il vertice) i quali commissionano la ricerca, gli esperti (la fascia intermedia) che sono pagati per effettuare la ricerca e coloro (alla base) che sono l’oggetto della ricerca. Il fatto che una analisi della situazione potrebbe rivelare che la base, lasciata libera di operare, potrebbe risolvere il problema meglio degli esperti ingaggiati dal vertice non è un dato che è preso in alcun modo in considerazione, altrimenti gerarchie e ruoli cristallizzati scomparirebbero subito e i cosiddetti esperti vedrebbero la terra sprofondare sotto i loro piedi.

Un’altra possibilità, del tutto ignorata dagli scienziati sociali, consisterebbe nel congegnare e realizzare situazioni che producono una fertile concorrenza (emulazione) e cooperazione (sinergia) attraverso cui i problemi sono risolti appena si presentano (o anche prima che si manifestino totalmente) dalle persone che ne sono direttamente a contatto, senza attendere ogni volta l’arrivo di esperti venuti dall’esterno. Le esigenze della situazione diventerebbero quindi opportunità per attivare un processo di apprendimento continuo ed esteso.

Tutto ciò è solo un pio desiderio fino a quando rimaniamo all’interno dell’attuale teoria e pratica degli scienziati sociali. Infatti, se qualcuno deriva un vantaggio (potere, prestigio, reddito) dall’esistenza di un problema, e se, inoltre, la sua vita (tirocinio, occupazione) ruota intorno all’esistenza di quel problema, è molto probabile che quella persona non sia interessata né possa essere coinvolta nel promuovere situazioni che facilitino soluzioni autonome dal basso o nel trovare soluzioni buone e definitive. Ma questo è proprio quello che le esigenze della situazione richiedono.

Il principio delle esigenze della situazione si collega ad un altro principio basilare: la sfida.