Quello che i media fanno

Quello che i media fanno, in realtà, è prendere la serie di schemi precostituiti che rispecchiano le idee del sistema della propaganda, sulla guerra fredda o sul sistema economico o sugli “interessi nazionali” e così via, e presentare al pubblico un dibattito variegato, ma all’interno di quegli schemi.

Per cui il dibattito non fa altro che confermare i propri presupposti, inculcandoli nella testa della gente fino a farle credere che in essi sia compresa tutta la gamma delle opinioni e dei giudizi possibili.

Vedete, nel nostro sistema quella che potremmo chiamare “propaganda di stato” non si esprime come tale, così come avverrebbe in uno stato totalitario. Piuttosto è implicita, è presupposta, e costituisce la struttura del dibattito fra le persone che sono ammesse alla discussione entro i limiti di questo schema generale.

Di fatto, la natura del sistema di indottrinamento occidentale generalmente non è compresa dai dittatori. Essi non capiscono l’utilità, a fini propagandistici, di un “dibattito critico” che si fonda sui presupposti fondamentali delle dottrine ufficiali, e che quindi emargina o elimina un’autentica discussione critica e razionale.

Nell’ambito di quello che viene a volte chiamato “lavaggio del cervello
in regime di libertà”, le voci critiche, o quanto meno i cosiddetti “critici responsabili”, danno un contributo di prim’ordine circoscrivendo il dibattito entro determinati limiti accettabili; per questo sono tollerati, o addirittura tenuti in grande considerazione.