Rischio politico.

La politica professionale, poiché esercitata in seguito a voto (anziché in seguito, per esempio, a concorso pubblico o a gara d’appalto) gioca necessariamente su un principio di base: dividere! Da qui i “partiti”, che (dal lat. “partire”) significa appunto “divisi”. E’ il grande inganno della democrazia rappresentativa in Italia, che coltiva le divisioni tra le classi sociali sino a quando votano (assegnando tra l’altro rimborsi elettorali che non hanno eguali nel mondo), per poi eliminare le divisioni in parlamento liberando gli eletti dal vincolo di mandato (art. 67 della costituzione) e dai reati d’opinione e dalle preferenze espresse (art. 68 della costituzione). Siamo alla grande svolta: chi ha praticato per anni questa politica (peraltro in moltissimi casi arricchendosi con copiosi emolumenti, pensioni e vitalizi) non può dirsi “innocente”, e l’educazione democratica che queste persone hanno sempre offerto al popolo si rivela oggi per quello che è: un grandissimo inganno, operato da persone in clamoroso conflitto d’interessi. Che ancora parlino pubblicamente con costi a carico pubblico, continuando a percepire i frutti di questo inganno… è questo, ciò che stupisce. Le dimissioni immediate di gran parte di queste persone sono un atto urgentissimo, dovuto alla Repubblica e alla Nazione, per salvare la credibilità del Parlamento: se – con la loro semplice permanenza – continueranno a renderlo così inaffidabile, in Italia arriverà la tragedia prima sudamericana, e poi est-europea: e sarà dittatura militare. Di sinistra? Di destra? Qualcuno ha ancora il coraggio di favorire le condizioni perché si verifichi?

L’altra immensa farsa di questi giorni è l’interpretazione che viene spacciata dell’art. 49 della costituzione: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Questi morti che camminano – i quali continuano a trattarci come poveri rimbambiti – stanno dicendo che la costituzione, con quell’articolo, assegna ai partiti il compito di determinare la politica nazionale: niente di più falso!!! Come Grillo ha capito da tempo, la costituzione si limita a riconoscere i partiti come una delle possibili associazioni adatte a farlo, e non pone certo limiti ad altre organizzazioni. Inoltre, impone ai partiti di accettare come associati “tutti” i cittadini, tant’è che il partito che espelle un cittadino associato, o gli rifiuta l’associazione, sta violando un suo diritto fondamentale e costituzionalmente garantito. La costituzione non dice mica che, per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale, i cittadini “devono” associarsi in partiti… dice solo che hanno il diritto di farlo! Ma non è che il cittadino che rifiuta di esercitare quel diritto perde la facoltà di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale…. Grillo l’ha intuito prima di altri: i partiti sono morti.