Sciopero WEB contro la legge-censura SOPA


Sebbene (questa volta) non si tratti di un made in Italy, gli occhi e i monitor sono puntati su quanto sta accadendo tra le mura della Camera dei Rappresentanti negli Stati Uniti. E’ in corso da qualche settimana una discussione per promuovere un decreto, denominato SOPA (Stop Online Piracy Act), il cui obiettivo sarebbe combattere la pirateria online.

La proposta di legge, presentata dal senatore repubblicano Lamar Smith, vorrebbe sanzionare duramente tutti i siti che pubblicano contenuti protetti da copyright (diritti d’autore), sia con link diretti che indirettamente. Le pene possono prevedere l’oscuramento del sito (con blocco dei finanziamenti ad esso diretti), 5 anni di reclusione per i proprietari, la cancellazione del dominio dal DNS (Domain Name System) e la cancellazione del sito e delle sue pagine dai risultati di ricerca internet.

La questione è molto delicata, ed è facile intuire il perchè della mobilitazione generale di colossi come Google, Facebook e Wikipedia. Markham Erickson, direttore di NetCoalition (organizzazione che include i siti più trafficati di internet, come quelli appena citati e come Amazon, eBay e Yahoo!), si fa portavoce della protesta e di uno sciopero generale (nuclear option) che potrebbe essere programmato per il 18 o 23 gennaio: i siti più cliccati si rederebbero così irraggiungibili, impedendo la navigazione online al di fuori della propria casella email.

Sebbene il SOPA si ponga contro la riproduzione e diffusione online di contenuti protetti da diritti di autore (videoclip, canzoni, film, serie TV o videogiochi), i promotori della protesta sostengono che i principali ad essere danneggiati dalla manovra sarebbero gli utenti, che attraverso lo streaming scaricano materiale musicale o similare (pensiamo al caso di Youtube). Se però l’obiettivo è tutelare i diritti di proprietà intellettuale delle grandi compagnie discografiche e cinematografiche, la SOPA (o meglio l’attuale proposta di legge) vorrebbe sanzionare anche le piattaforme su cui questo materiale viene condiviso. Quindi anche Google Plus, Facebook e Twitter, e chiunque permetta ai propri naviganti di pubblicare link o materiale protetto da copyright, sarebbe responsabile di tale traffico dati.

Riguardo la proposta di legge SOPA la Casa Bianca ha rilasciato un comunicato stampa ufficiale, affermando che l’amministrazione Obama non supporta l’attuale forma con cui è stato presentato il decreto, poichè la difesa del diritto d’autore deve ben guardarsi dal rappresentare una censura delle attività online che si svolgono all’interno della legge. In quest’ottica, Lamar Smith ha deciso di rivedere la parte della proposta riguardande il blocco dei DNS attraverso la PIPA (Pro IP Act per mezzo degli ISP), in modo da poter sottoporre alla Commissione una nuova versione della SOPA che possa essere discussa ed accettata.