Secondo sogno di Gilgamesh


Dopo venti leghe di marcia essi fecero uno spuntino;
dopo trenta leghe essi si fermarono per la notte;
cinquanta leghe essi avevano percorso (camminando) per tutto il giorno;
un viaggio di un mese e mezzo essi lo percorsero in tre giorni e così giunsero alle montagne del Libano.
Essi scavarono un pozzo davanti a Shamash, e riempirono di acqua i loro otri.

Gilgamesh salì allora in cima alla montagna e presentò le offerte di farina a [ ] dicendo:
“O Montagna, fammi avere un sogno, il verdetto favorevole di Shamash”.
Enkidu preparò un giaciglio per lui, per Gilgamesh;
un demone della sabbia si avvicinò ed egli lo fissò;
egli lo fece giacere nel mezzo del cerchio ed esso come grano selvatico, sputò sangue.
Gilgamesh intanto era accovacciato con il mento sulle ginocchia;
il sonno, retaggio dell’umanità lo sopraffece.

Nel mezzo della notte egli si svegliò di soprassalto.
Si alzò e disse al suo amico:
“Amico mio, (mi hai forse chiamato tu)?
Se non mi hai chiamato tu, perché sono sveglio?
Mi hai forse toccato tu?
Se non mi hai toccato tu, perché sono così nervoso?
Mi si è avvicinato forse un dio?
Se non mi si è avvicinato un dio, perché la mia carne è così debole?
Amico mio, io ho visto un secondo sogno e il sogno che ho visto mi ha messo tutto in subbuglio.

lacuna di 17 righe (il sogno avuto da Gilgamesh è conservato nella redazione Ittita dell’epopea

[p. 298 Pet 1992]: una montagna getta a terra Gilgamesh e gli afferra i piedi, poi appare uno straniero bellissimo che tira fuori Gilgamesh da sotto la montagna e gli da acqua da bere calmando così l’animo di Gilgamesh. Enkidu interpreta anche il secondo sogno di Gilgamesh come un buon auspicio).