Sfruttamento di Legge


Occorre assolutamente che si giunga ad una risoluzione di questo problema della Spoliazione legale, e non vi sono che tre vie d’uscita.
Che i pochi sfruttino i molti.
Che tutti sfruttino tutti.
Che nessuno sfrutti alcuno.

Sfruttamento parziale, Sfruttamento universale, assenza di Sfruttamento, occorre scegliere.
La Legge non può perseguire che uno di questi tre risultati.

Sfruttamento parziale: è il sistema che ha prevalso fino a quando l’elettorato è consistito di una parte ridotta della popolazione, sistema al quale si ritorna per evitare l’invasione del Socialismo.

Sfruttamento universale: è il sistema da cui siamo stati afflitti da quando l’elettorato è divenuto universale, avendo la massa concepito l’idea di legiferare sulla base dei legislatori che l’hanno preceduta.

Assenza di Sfruttamento: è il principio di giustizia, di pace, di ordine, di stabilità, di concordia, di buon senso che io proclamerei con tutte le forze, purtroppo! ben scarse, dei miei polmoni, fino al mio ultimo respiro.

E, sinceramente, si può esigere dalla Legge altre cose? La Legge, avendo quale sanzione necessaria la Forza, può essere impiegata, a ragione, per un altro compito che non sia quello di preservare i Diritti di ciascuno? Io sfido che la si possa far uscire da questi confini, senza capovolgerla, e, di conseguenza, senza rivoltare la Forza contro il Diritto. Ed essendo proprio là la più funesta, la più illogica perturbazione sociale che si possa immaginare, occorre ben riconoscere che la vera soluzione, così a lungo ricercata, del problema sociale è racchiusa in queste semplici parole:
LA LEGGE È LA GIUSTIZIA ORGANIZZATA.

O, mettiamolo bene in luce: organizzare la Giustizia per mezzo della Legge, vale a dire per mezzo della Forza, porta ad escludere l’idea di organizzare per mezzo della Legge o della Forza una qualsiasi manifestazione dell’attività umana: il Lavoro, l’Assistenza, l’Agricoltura, il Commercio, l’Industria, l’Istruzione, le Belle Arti, la Religione; poiché non è possibile che una di queste organizzazione secondarie non annienti l’organizzazione essenziale. Come è possibile, in effetti, immaginare la Forza calpestare la Libertà dei cittadini, senza recare danno alla Giustizia, senza agire contro il suo proprio fine?

Qui io mi scontro contro il pregiudizio più corrente dei nostri tempi. Non si vuole solamente che la legge sia giusta; si vuole anche che essa sia filantropica. Non ci si contenta che essa garantisca ad ogni cittadino l’esercizio libero e non pregiudizievole delle sue facoltà, indirizzate al suo sviluppo fisico, intellettuale e morale; si esige che essa diffonda direttamente sulla nazione il benessere, l’istruzione e la moralità. Questo è il lato seducente del Socialismo.

Ma, lo ripeto, queste due missioni della Legge sono in contraddizione tra di loro. Occorre scegliere. Il cittadino non può, al tempo stesso, essere libero e non esserlo. M. de Lamartine mi scriveva tempo fa:
« La vostra rappresenta solo la metà del mio programma; voi siete rimasto bloccato alla Libertà, io sono andato più avanti fino alla Fraternità. »

Io gli ho risposto: « La seconda metà del vostro programma distruggerà la prima. »

E, in effetti, mi è del tutto impossibile separare il termine fraternità dall’aggettivo volontario. Mi è del tutto impossibile concepire la Fraternità come un qualcosa di legalmente imposto, senza che la Libertà non sia legalmente distrutta, e la Giustizia legalmente messa sotto i piedi.

La Spoliazione legale ha due radici: l’una, l’abbiamo appena esaminata, è l’Egoismo umano; l’altra è la falsa Filantropia.

Prima di procedere, credo che sia mio dovere offrire dei chiarimenti riguardo al termine Spoliazione.
Io non lo prendo, come si fa troppo di sovente, nella sua accezione vaga, indeterminata, approssimativa, metaforica: io me ne servo nel senso proprio della scienza, come il termine che esprime l’idea opposta a quella della Proprietà. Quando una porzione di ricchezza passa da colui che l’ha acquisita, senza che vi sia il suo consenso e senza alcun compenso, a colui che non l’ha prodotta, che ciò avvenga con la forza o con l’inganno, io affermo che vi è un attacco alla Proprietà, che vi è Spoliazione.

Io affermo che, giustamente, è proprio questo che la Legge dovrebbe reprimere dappertutto e sempre.

Che se la Legge compie essa stessa l’atto che essa dovrebbe reprimere, non per questo la Spoliazione è minore, e persino, socialmente parlando, saremmo in presenza di circostanze aggravanti.

Soltanto, in questo caso, non è colui che profitta della Spoliazione che ne è responsabile, ma la Legge, il legislatore, la società, ed è questo che produce i guasti della politica.

È fastidioso che questa parola abbia un che di offensivo. Vanamente ne ho cercata un’altra, perché mai, e oggi meno che mai, vorrei gettare nel mezzo delle nostre discussioni una parola che suscita irritazione. Così, lo si creda o no, io dichiaro che non intendo porre sotto accusa né la volontà né la moralità di chicchessia. Io me la prendo con una idea che ritengo falsa, un sistema che mi sembra ingiusto, e tutto ciò è talmente al di fuori delle intenzioni, che ciascuno di noi ne approfitta senza volerlo e ne soffre senza saperlo.

Bisogna scrivere sotto l’influsso dello spirito di parte o della paura per mettere in dubbio la sincerità del Protezionismo, del Socialismo e perfino del Comunismo, che non sono che una stessa pianta, in tre diverse fasi della sua crescita. Tutto quello che si potrebbe dire è che la Spoliazione è più visibile, per la sua parzialità, nel Protezionismo, per la sua universalità, nel Comunismo; da cui ne deriva che dei tre sistemi il Socialismo è ancora il più vago, il più indeciso, e di conseguenza, il più sincero.

Se il protezionismo venisse accordato, in Francia, solamente ad una categoria, ad esempio i fabbri, esso sarebbe così assurdamente spoliatrice che non potrebbe essere mantenuto. Così assistiamo allo spettacolo che tutte le industrie protette si uniscono in lega, fanno causa comune e persino fanno propaganda al protezionismo in modo da apparire come se abbracciassero l’insieme del lavoro nazionale. Esse sentono istintivamente che la Spoliazione si dissimula generalizzandosi.

Sia quel che sia, essere d’accordo che la spoliazione legale ha una delle sue radici nella falsa filantropia, fa sì che le intenzioni siano fuori discussione.

Una volta d’accordo su questo punto, esaminiamo quanto vale, da dove viene e dove porta questa aspirazione popolare che pretende di realizzare il Bene generale attraverso la Spoliazione generale.
I socialisti ci dicono: poiché la Legge detta regole per l’amministrazione della giustizia, perché non potrebbe regolare anche il lavoro, l’insegnamento, la religione?

Perché?
Ma perché essa non saprebbe regolare il lavoro, l’insegnamento, la religione, senza mettere a repentaglio la Giustizia.

È necessario tenere sempre presente che dire Legge equivale a dire Forza, e che, di conseguenza, il dominio della Legge non sarebbe in grado di andare al di là del dominio della Forza.

Quando la legge e la Forza operano in modo che un essere umano permanga nella Giustizia, esse non gli impongono null’altro che una pura negazione. Esse non gli impongono che l’astenersi dal nuocere.
Esse non portano danno né alla sua Personalità, né alla sua Libertà, né alla sua Proprietà.
Esse solamente salvaguardano la Personalità, la Libertà, la Proprietà altrui. Esse si tengono sulla difensiva; esse difendono l’uguale Diritto di tutti gli esseri umani.
Esse compiono una missione la cui innocuità è evidente, l’utilità palpabile, e la legittimità indubbia.

Tutto ciò è talmente vero che uno dei miei amici mi faceva notare che dire che il fine della Legge è di far regnare la Giustizia, comporta l’utilizzo di una espressione che non è a rigore esatta. Occorrerebbe dire: la finalità della Legge è di impedire che regni l’Ingiustizia.
In effetti, non è la Giustizia che ha una sua propria esistenza, ma l’Ingiustizia. L’una risulta dalla mancanza dell’altra.

Ma quando la Legge, attraverso l’intermediazione del suo agente necessario, la Forza, impone un modo di lavoro, un metodo o una maniera di insegnamento, una fede o un culto, non agisce più nei confronti degli esseri umani come freno ma come costrizione. Essa sostituisce la volontà del legislatore alla loro propria volontà, l’iniziativa del legislatore alla loro propria iniziativa. Non è più compito loro esaminare, comparare, prevedere, la Legge compie tutto ciò al loro posto. L’uso delle facoltà intellettive diventa un impiccio inutile; essi cessano di essere uomini e donne; perdono la loro Personalità, la loro Libertà, la loro Proprietà.

Cercate di immaginare una forma di lavoro imposta con la Forza, che non sia un attentato alla Libertà; un trasferimento di ricchezza imposto con la Forza, che non sia un attentato alla Proprietà.

Se non riuscite a trovare una risposta, convenite dunque che la Legge non può organizzare il lavoro e l’industria senza organizzare un regime di Ingiustizia.

Quando, dal fondo del suo studio, uno scrittore getta il suo sguardo sulla società, egli è colpito dallo spettacolo di disuguaglianze che gli si offre davanti.

Si rattrista per via delle sofferenze che sono la realtà di un così grande numero di nostri fratelli, sofferenze la cui vista è resa ancora più dolorosa dal contrasto con il lusso e l’opulenza.

Egli dovrebbe forse domandarsi se un tale stato di cose non ha per causa antiche Spoliazioni, esercitate attraverso la conquista, e nuove Spoliazioni, messe in opera attraverso la Legge.

Dovrebbe domandarsi se, essendo un dato di fatto l’aspirazione di tutti gli esseri umani verso il benessere e il perfezionamento, il regno della giustizia non sia sufficiente per attuare il maggior Progresso e la più grande Uguaglianza, compatibili con questa responsabilità individuale che Dio ha riservato come giusta ricompensa delle virtù e dei vizi.

Egli non ci pensa affatto. Il suo pensiero si indirizza verso combinazioni, disposizioni, ordinamenti legali o fittizi. Cerca la soluzione nella estensione nello spazio e nel tempo di ciò che ha prodotto la situazione di malessere.

Poiché, al di là della Giustizia, che, come abbiamo visto, non è che una vera negazione, vi è forse qualcuno di questo provvedimenti legali che non racchiuda il principio della Spoliazione?

Voi dite: « Ecco delle persone che non dispongono di ricchezze, » – e vi rivolgete alla Legge. Ma la Legge non è una mammella che si riempie da sé, o le cui vene apportatrici di latte vadano a succhiare altrove se non nella società. Nulla viene incamerato dalle casse dello stato, a vantaggio di un individuo o di una classe, senza che altri individui e altre classi siano state costrette a effettuare il versamento. Se ciascuno non ne ricava che l’equivalente di ciò che ha versato, la vostra Legge, è vero, non è spogliatrice, ma in questo caso essa non compie niente per quelle persone che mancano di ricchezze, essa non opera per nulla a favore dell’uguaglianza.

Essa non può essere strumento di livellamento in tanto in quanto prende dagli uni per dare agli altri, e allora essa è uno strumento di Spoliazione. Esaminate da questo punto di vista il Protezionismo delle tariffe doganali, i premi all’esportazione, il Diritto al profitto, il Diritto al lavoro, il Diritto all’assistenza, il Diritto all’istruzione, l’imposta progressiva, le agevolazioni creditizie, le imprese finanziate dallo stato, sempre troverete al fondo di tutto ciò la Spoliazione legale, l’ingiustizia organizzata.

Voi dite: « Ecco delle persone che mancano di conoscenze, » – e vi rivolgete alla Legge. Ma la Legge non è una fiaccola che irradia in lontananza una luce che gli è propria. Essa si cala su una società in cui vi sono degli individui che sanno e altri che non sanno; dei cittadini che hanno bisogno di apprendere e altri che sono disposti a insegnare. Essa non può fare che una delle due cose: o lasciare che si operi liberamente uno scambio di tal genere, lasciando che questo tipo di bisogni venga soddisfatto in tutta libertà; oppure forzare a questo riguardo le volontà e prendere agli uni di che pagare dei professori incaricati di istruire gratuitamente gli altri. Ma essa non può non commettere, nel secondo caso, un attentato alla Libertà e alla Proprietà, vale a dire la Spoliazione legale.

Voi dite: « Ecco delle persone che mancano di moralità o di senso religioso, » e voi vi rivolgete alla Legge. Ma la Legge significa la Forza, e c’è bisogno che io vi dica quanto sia una impresa violenta e folle far intervenire la forza in questi ambiti?

Arrivato alla realizzazione di questi sistemi e al compimento dei suoi sforzi, sembra che il Socialismo, per quanto si compiaccia di sé stesso, non possa fare a meno di accorgersi di aver partorito il mostro della Spoliazione legale. Ma cosa fa allora? Lo camuffa abilmente agli occhi di tutti, persino ai suoi, sotto le affascinanti parole di Fraternità, Solidarietà, Organizzazione, Associazione. E dal momento che noi non pretendiamo dalla Legge così tanto, dal momento che esigiamo solo la Giustizia, avanza la supposizione che noi respingiamo la fraternità, la solidarietà, l’organizzazione, l’associazione, e ci getta addosso l’epiteto di individualisti.

Che egli sappia dunque che ciò che noi respingiamo, non è l’organizzazione naturale, ma l’organizzazione forzata.

Non è l’associazione libera, ma solo quelle forme di associazione che egli pretende di imporci.

Non è la fraternità spontanea, ma la fraternità sottoposta alla legge.

Non è la solidarietà provvidenziale, ma la solidarietà artificiale, che non è altro che un ingiusto trasferimento di Responsabilità .