Shamash rimprovera Enkidu che si ravvede


Shamash ascoltò le parole pronunciate dalla sua bocca e immediatamente un grido dal cielo scese per lui:
“Perché, o Enkidu, stai maledicendo la mia prostituta Shamkat?
E’ lei che ti offrì da mangiare pane adatto agli dei;
è lei che ti offrì da bere birra adatta ai re;
è lei che ti rivestì di paludamenti splendenti;
è lei infine che scelse per te come compagno il buon Gilgamesh;
ed ora Gilgamesh, che è il tuo amico amato, ti deporrà per riposare in un grande letto;
in un letto destinato all’amore egli ti farà riposare;
ti farà giacere in un luogo di pace, il luogo alla sinistra.
I re della terra baceranno i tuoi piedi, ed egli farà in modo che il popolo di Uruk possa piangerti, possa emettere lamenti per te;
e gli uomini robusti si caricheranno il fardello per te;
e per quanto riguarda se stesso egli trascurerà il suo aspetto dopo la tua morte,
con indosso soltanto una pelle di leone egli vagherà nella steppa”.
Udì Enkidu le parole del guerriero Shamash;
la sua ira si calmò, il suo cuore si placò;
la sua rabbia scomparì.
Egli si rivolse alla prostituta Shamkat; così le parlò:
“Vieni, o Shamkat, voglio cambiare il tuo destino, le mie parole di maledizione contro di te possano mutarsi in parole di benedizione.
I governatori e i principi possano amarti;
l’uomo di una lega possa colpire la sua coscia;
l’uomo di due leghe possa scuotere la sua chioma;
il comandante non arretri davanti a te, voglia slacciare la sua cintura per te;
che ti porti in dono ossidiana, lapislazzuli e oro;
anelli e collane possa egli donarti;
e per lui possa scendere la pioggia e i suoi magazzini essere stracolmi;
il divinatore possa condurti alla Casa degli dei;
e a causa tua possa venir trascurata la madre di sette figli, la moglie”.