Siduri: i timori di una dea


Siduri, la taverniera che vive (lontano), sulla riva del mare,
colei che vive basamenti per le brocche sono fatti per lei,
brocche d’oro sono fatte per lei,
essa è rivestita di abiti e [ ]
Gilgamesh errava attorno e [ ]
era rivestito soltanto di una pelle…
egli aveva sì carne degli dei nel corpo,
ma angoscia albergava nel suo cuore.
La sua faccia era come quella di uno che ha viaggiato per lunghe distanze.
La taverniera lo vede da lontano,
si consulta nel suo cuore e pronuncia le parole, con se stessa essa si consulta (dicendo):
“Forse quest’uomo è un assassino, egli sta andando in qualche posto per uccidere”.
La taverniera lo osservò e sbarrò la porta.
Tirò il chiavistello e vi appose il catenaccio.
Ma egli, Gilgamesh, si accorse di ciò, sollevò il suo mento e si diresse verso la porta.
Gilgamesh a lei parlò, così disse alla taverniera:
“Taverniera, perché dopo avermi guardato, hai sbarrato la tua porta?
Hai tirato il chiavistello e apposto il catenaccio?
(Se volessi) potrei abbattere la porta, far saltare il chiavistello, di me nella steppa”
La taverniera così parlò a lui, a Gilgamesh:
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