Sonnambulismo

Posso sognare un mondo in cui esseri unici percorrono la propria strada, ogni movimento, ogni passaggio per le strade, i giardini, qualcosa di selvatico, una danza, un gioco, un viaggio in un’avventura senza fine. Ma questo sogno diurno è smentito dalla realtà non appena la mia mente vagante viene scossa e fatta rientrare nel corpo barcollante, giusto in tempo per evitare di andare a sbattere in qualche altro sonnambulo distratto. Che mondo senza grazia e privo di gioia, il mondo del lavoro. Non il mondo di una danza o di un gioco elegante oppure di un viaggio nell’ignoto, ma di atomi che rimbalzano e ingranaggi che stridono e marce forzate verso la morte. Non vite create con gioia nella complicità e nel conflitto, con spontaneità, ma sopravvivenza che si trascina nell’abitudine, in ruoli prefissati, in cui sonnambuli senza pensieri ripiombano, ingranaggi di una macchina il cui scopo gli sfugge.
Ciò che conta davvero è che si lavori… che tu lavori… che io lavori…