Uccisione del toro Celeste


Anu ascoltò le parole di Ishtar sua figlia,
ed affidò alle sue mani le redini del Toro celeste,
Ishtar lo prese in mano e lo guidò sulla terra.
Quando il Toro celeste arrivò nel paese di Uruk,
cominciò a calpestare l’erba e il canneto;
esso si recò al fiume Eufrate: sette volte esso si immerse nel fiume:
al primo sbuffo del toro celeste una fossa si aprì,
e cento giovani uomini di Uruk caddero in essa.
Al suo secondo sbuffo un’altra fossa si aprì,
e duecento altri giovani di Uruk caddero in essa.
Al suo terzo sbuffo una fossa si aprì,
ed Enkidu cadde in essa. Ma Enkidu ne uscì fuori.
Enkidu affrontò il toro celeste e lo afferrò per le corna.
Il Toro celeste gli sputò in faccia la sua bava,
con la sua spessa coda gli spruzzò i suoi escrementi.
Enkidu aprì la sua bocca e disse, così parlò a Gilgamesh:
“Amico mio, noi siamo stati troppo arroganti uccidendo Khubaba!
Come possiamo riparare la nostra colpa?
Amico mio, io ho visto il Toro celeste e la mia forza è stata eguagliata!
Io voglio abbatterlo
io voglio afferrare il Toro celeste per la coda,
voglio riempire la terra con il suo sangue,
in [ ] tra i tendini della nuca e le corna immergi la tua spada!”.
Enkidu affrontò il Toro celeste,
e lo prese per la sua spessa coda;
Enkidu lo tenne fermo con le sue due mani,
e Gilgamesh come un eroico macellaio,
colpì il Toro celeste con mano ferma e sicura;
egli immerse la tua spada tra le corna e i tendini della nuca.
Quando essi ebbero abbattuto il Toro celeste,
essi estrassero il suo cuore,
e lo deposero davanti a Shamash.
Essi indietreggiarono pieni di timore,
inginocchiandosi davanti a Shamash;
quindi i due amici si sedettero.