Un viaggio nelle viscere della terra

L’uomo?scorpione aprì la sua bocca,
e rivolse a Gilgamesh, re di Uruk, la parola:
“Va’, Gilgamesh, non temere!
Le montagne Mashu ti apro,
le montagne, le colline attraversa senza paura!
Sano e salvo possano i tuoi piedi portarti a casa;
alla grande porta di Uruk tu possa ritornare”.
Appena Gilgamesh ebbe udito ciò,
seguì il consiglio dell’uomo?scorpione,
egli entrò nella porta della montagna seguendo la via di Shamash.
Egli ha percorso una doppia ora:
densa è l’oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Egli ha percorso due doppie ore:
densa è l’oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Egli ha percorso tre doppie ore:
densa è l’oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Egli ha percorso quattro doppie ore:
densa è l’oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Egli ha percorso cinque doppie ore:
densa è l’oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Egli ha percorso sei doppie ore:
densa è l’oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Egli ha percorso sette doppie ore:
densa è l’oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Dopo aver percorso otto doppie ore, egli prosegue:
densa è l’oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Dopo aver percorso la nona doppia ora, egli avverte il vento del nord;
gioisce la sua faccia
(ma ancora) densa è l’oscurità, non vi è alcuna luce.
Non gli è concesso di vedere nulla dietro di sé.
Dopo aver percorso la decima doppia ora,
egli comprende che l’uscita è vicina;
ma gli restano ancora da percorrere quattro doppie ore.
Dopo aver percorso l’undicesima doppia ora, egli uscì davanti al Sole.