Anarchismo

stato di anarchiaL’anarchismo come filosofia politica rivoluzionaria ha molte differenti voci, origini e interpretazioni. Dall’anarchismo individualista di Stirner, a quello collettivista, l’anarchismo comunistico di Bakunin e Kropotkin, l’anarchismo consiste in diverse serie di filosofie e strategie politiche. Tutte queste sono però unite da un fondamentale rifiuto e dalla critica dell’autorità politica in tutte le sue forme. La critica dell’autorità politica – la convinzione che il potere e’ oppressione, sfruttamento e cancellazione dell’umanità – può essere considerata il fondamentale punto di vista etico-politico dell’anarchismo.

Per gli anarchici classici, lo Stato è l’incarnazione di tutte le forme di oppressione, sfruttamento e della schiavizzazione e degradazione dell’uomo. Per usare le parole di Bakunin: “lo Stato è come un vasto mattatoio e un enorme cimitero, dove all’ombra e col pretesto di questa astrazione (il bene comune) tutte le migliori aspirazioni, tutte le forze vive di un paese sono ipocritamente immolate e seppellite”. Lo Stato è il bersaglio principale della critica anarchica dell’autorità”. Esso è per gli anarchici l’oppressione fondamentale della società, e il primo scopo dell’atto rivoluzionario deve essere la sua abolizione.

Quest’ultimo punto spinse l’anarchismo del diciannovesimo secolo in rotta di collisione col Marxismo. Marx era convinto che lo Stato fosse strumento di oppressione e sfruttamento solo come riflesso dello sfruttamento economico e dell’oppressione della classe dominante. Quindi il potere politico era ridotto al potere economico. Per Marx era l’economia e non lo Stato la fonte principale dell’oppressione. Lo Stato ha raramente un’esistenza indipendente dagli interessi economici e di classe. Perciò lo Stato poteva essere usato come strumento per la rivoluzione se fosse andato in mano alla classe giusta – il proletariato. Lo Stato è oppressivo, in altre parole, perché attualmente è nelle mani della borghesia. Una volta sparite le distinzioni di classe, lo Stato avrebbe perso il proprio carattere politico.

Anarchici come Bakunin e Kropotkin erano in disaccordo con Marx proprio su questo punto. Per gli anarchici, lo Stato è molto più che un’espressione del potere economico e di classe. Al contrario, lo Stato possiede una propria logica di dominazione, di auto-propagazione, ed è autonomo dagli interessi di classe. Invece che lavorare dalla società verso lo Stato, come faceva Marx, e di vedere lo Stato come il risultato delle relazioni economiche del capitalismo e dell’insorgere della borghesia gli anarchici lavorano dallo Stato verso la Società. Lo Stato costituisce il fondamentale strumento di oppressione della società, e lo sfruttamento economico deriva dall’oppressione politica. In altre parole, è l’oppressione politica che rende possibile l’oppressione economica. Inoltre, per gli anarchici le relazioni borghesi sono attualmente il riflesso dello Stato, e non lo Stato il riflesso delle relazioni economiche borghesi. La classe dominante, sostiene Bakunin, è la vera rappresentante materiale dello Stato. Dietro ogni classe dominante di ogni epoca è nascosto lo Stato. Poiché lo Stato ha la sua logica autonoma, non può mai essere considerato lo strumento della rivoluzione. Fare ciò significa ignorare la sua propria logica di dominio. Se lo Stato non viene distrutto immediatamente, se viene usato come strumento rivoluzionario come suggeriscono i marxisti, il suo potere verrà perpetuato in modo infinitamente più tirannico. Esso opererà, come sostiene Bakunin, attraverso una nuova classe dominante – una classe burocratica che opprimerà e sfrutterà i lavoratori nella stessa maniera in cui li sfruttava e opprimeva la classe borghese.

Perciò lo Stato, per gli anarchici, è l’oppressione a priori, non importa quale forma esso assuma. Inoltre Bakunin rimprovera al marxismo di prestare troppa attenzione alle “forme” di potere dello Stato, senza considerare il modo in cui il potere dello Stato opera. “Essi (i marxisti) non sanno che il dispotismo risiede non tanto nella forma dello Stato, ma nel principio stesso dello Stato e del potere politico”. L’oppressione e il dispotismo esistono nella struttura e nel simbolismo stesso dello Stato – non è solo un risultato della classe dominante. Lo Stato ha una sua logica impersonale, le sue proprie forze, le sue priorità: esse sono spesso impossibili da controllare e non necessariamente riflettono le relazioni economiche. Perciò l’anarchismo individua l’origine dell’oppressione e del potere sociale nella struttura intima e nella natura dello Stato. Come un’astratta macchina di dominazione, lo Stato infesta diverse realtà di classe – non solo lo Stato borghese, ma anche lo Stato proletario. A causa del suo riduzionismo economico, il marxismo non riconosce l’autonomia e la preminenza dello Stato – un errore che porterà alla sua riaffermazione in una rivoluzione socialista. Quindi la critica degli anarchici smaschera le nascoste forme di oppressione associate al potere politico, e portano alla luce le difficoltà teoretiche del marxismo a risolvere questo problema.

Questa concezione dello Stato suona ironicamente simile a quella di Nietzsche. Nietzsche, come gli anarchici, vede l’uomo moderno come infestato, oppresso e reso impotente dallo Stato. Anch’egli vede lo Stato come un’astratta macchina di dominazione, che precede il capitalismo, la cui presenza si estende al di sopra delle classi e dei problemi economici. Lo Stato è un metodo di dominazione che impone una regolata “interiorizzazione” sulla popolazione. Secondo Nietzsche lo Stato emerge come una “terribile tirannia, come un macchinario repressivo e implacabile”, che soggioga, opprime e riesce a “formare” una popolazione. Inoltre, le origini dello Stato sono violente. Esso viene imposto forzatamente dall’esterno e non ha niente a che vedere con un “contratto”. Nietzsche demolisce la “fantasia” del contratto sociale – la teoria che lo Stato nasce volontariamente da un patto fra cittadini che rinunciano al proprio potere in cambio della sicurezza assicurata dallo Stato. L’idea del contratto sociale e’ stata centrale nella teoria politica conservatrice e liberale, da Hobbes a Locke. Gli anarchici rigettano anch’essi questa teoria del contratto sociale. Anch’essi sostengono che le origini dello Stato sono violente, e che è assurdo pensare che la gente spontaneamente rinunci al proprio potere. E’ un mito pericoloso, che dà legittimità allo Stato e ne perpetua la dominazione.